Chi ha paura dell’olio di palma?

10 dicembre 2014

Una nuova normativa che entrerà in vigore il prossimo 13 dicembre 2014, obbligherà i produttori ad indicare nell’etichetta dei prodotti in commercio il tipo di materia grassa utilizzata negli alimenti. Una normativa obbligherà i produttori ad indicare nell’etichetta il tipo di materia grassa utilizzata negli alimenti A deciderlo, l’Unione Europea dopo diverse campagne di sensibilizzazione sui presunti effetti negativi dell’olio di palma che attualmente si nasconde dietro le etichette con la dicitura generica oli vegetali. Grasso principale presente in merendine, snack, biscotti, nonché ingrediente principale della Nutella, l’olio di palma è finito sotto accusa poiché, secondo i nutrizionisti, causerebbe notevoli danni alla nostra salute: il 50% della presenza di grassi saturi contenuti in questo tipo di olio, favorisce, infatti, la produzione del colesterolo cattivo che mette a rischio il sistema circolatorio, ma c’è anche chi non lo demonizza più di tanto perché ricco di antiossidanti allo stato grezzo.

Olio di palma

La sua produzione, inoltre, viene utilizzata anche nei prodotti cosmetici oltre che nell’industria alimentare: è presente, infatti, in molti saponi e detergenti.La diffusione dell’olio di palma dal 1995 ad oggi si è triplicata, questo perché la sua produzione è a basso costo e incentiva le grandi aziende a farne uso. Ma da dove proviene? La sua estrazione viene fatta dalla palma da olio che cresce principalmente nei paesi tropicali anche se questa pratica – che si sta espandendo sotto forma di coltivazioni industriali – contribuisce alla deforestazione, al land grabbing (ovvero il furto delle terre comuni) e alla deportazione di popolazioni autoctone che hanno come conseguenza la violazione dei diritti umani.

Inoltre, secondo un recente studio condotto dal professore Francesco Giorgino e dal suo gruppo dell’Università di Bari, l’abuso di olio di palma metterebbe a rischio le cellule beta del pancreas, quelle -per intenderci- che producono l’insulina. In questo modo, il rischio di diabete mellito, sarebbe molto alto. Dai risultati di questo studio a cui hanno collaborato anche le Università di Pisa e Padova, il palmitato, un acido grasso presente nell’olio di palma, potrebbe diventare un proteina killer per le cellule del pancreas. Spiega il dottor Giorgino: “Il palmitato è il prototipo degli acidi grassi saturi, e rappresenta il principale acido grasso presente nel nostro sangue, soprattutto nei soggetti obesi o in sovrappeso. È stato scelto in questo studio per comprendere il rapporto tra eccesso di grassi saturi nella dieta, aumento della quantità di tessuto adiposo corporeo e sviluppo del diabete di tipo 2.

Aggiornamento: Buone notizie sul fronte dell’utilizzo dell’olio di palma nei prodotti alimentari: molte catene di supermercati hanno deciso di eliminare l’olio di palma dalle proprie produzioni. E’ il caso di Coop che ha annunciato la riduzione dell’impiego a partire dal 2015, così come Ikea. Ld market e Md discount hanno intenzione di togliere il particolare tipo di olio nel corso del prossimo anno da una buona parte dei biscotti e prodotti da forno, anche Esselunga si mostra “preoccupata per la salute dei clienti” ed ha annunciato un cambio di marcia in questo senso.

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