Conta dei regali più brutti ricevuti a Natale

29 dicembre 2014

E’ assodato che a Natale siamo più buoni; perché tutto è bello, tutto profuma. Ci si concede qualche gentilezza in più, qualche dolce in più. Si inventano e raccontano nuove speranze, tanti progetti. Ma c’è un momento, quello dello scambio dei regali, in cui tutta la crudeltà che abbiamo represso riemerge prepotente e si rivelano al mondo cruente perversioni o agghiaccianti fantasie. Esistono persone che setacciano supermercati, botteghe e bancarelle alla ricerca di regali terribili. Confidiamo che anche voi ne abbiate ricevuti in questi giorni e, se volete, potete unirvi al nostro sfogo e raccontarci: i regali più brutti del Natale 2014.

  1. Biscotti NataleI biscotti-selcio. Ognuno di noi ha almeno un parente convinto non solo di saper cucinare, ma di saper cucinare meglio di chiunque altro al mondo. Il parente-assassino confeziona ogni anno leziosi sacchetti di biscotti-selcio, di quelli impastati con due terzi di farina e uno di cemento a presa rapida. Quei biscotti sarebbero perfetti per lapidare qualcuno o giocare a rimbalzello sulla superficie del lago, ma Dio solo sa a quante protesi dentali hanno attentato.
  2. Formine biscotti fatti in casaIl set per biscotti fatti in casa. Quelli che ti regalano i biscotti fatti da loro pensano che anche tu, nell’intimo della tua cucina, covi la stessa malefica perversione. Arriverete a un punto della relazione in cui vi regaleranno un set composto da formine, stampi, taglia-torte: oggetti che non vedevi da quando alla scuola materna giocavi con la pasta di sale. A questi amici non saprete mai spiegare che voi i biscotti li mangiate a manate dalla confezione del supermercato, che non avete e non avrete mai intenzione di farli da voi. Che non vi importa che i biscotti prendano la forma di un agrifoglio. Fingerete gratitudine, per educazione; ma da quel giorno ogni 25 dicembre sarà l’occasione perfetta per regalarvi un nuovo strumento: un manuale illustrato sulla pasticceria casalinga, il pennello per spennellare gli strudel. E un giorno, senza sapere come, diventerete voi stessi quelli che a Natale regalano i set per biscotti. E una casa senza pennello per spennellare lo strudel, vi sembrerà una casa vuota.
  3. Roma. Prodotti alimentari di Natale nei supermercatiI panettoni in offerta. Complici le offerte “paghi-3-prendi-12”, in ogni casa a Natale crescono spontanei cumuli di panettoni in alte piramidi. Coi canditi, senza canditi, con le nocciole, il cioccolato, l’uvetta, i fichi, le pere, il sale, le glasse, il rhum. Se si regala un panettone, scegliamo un prodotto d’effetto, di qualità, possibilmente artigianale, piuttosto che l’ennesima scatola scadente che si trascinerà fino a febbraio, quando poi tra l’altro i supermercati faranno, per tutti i panettoni rimasti invenduti, un’offerta ancor più vantaggiosa, tipo “prendi-3-e-ti-pago-io”.
  4. Avvolgi spaghettiL’avvolgi spaghetti elettrico. Esistono invenzioni che fanno maledire il progresso e la ricchezza dell’Occidente, specialmente se acquistati nella versione cheap del cinese sotto casa. Si tratta di regali che vorrebbero essere geniali, ma sono solo demoniaci. Chiunque avvistasse un italiano avvolgere gli spaghetti con una forchetta elettrica è pregato di chiedere l’estradizione e la revoca del diritto di voto.
  5. ZamponeLo zampone. Ogni dispensa di ogni italiano conserva in ibernazione almeno tre zamponi per ogni Natale che Dio ha mandato in terra. Nessuno lo vuole, nessuno lo cucina e, soprattutto, nessuno ha o ha mai avuto il coraggio di trarlo fuori dalla scatola semiplastificata con equivoche quanto inopportune vignette di maiali che ridono.
  6. Vecchi libriI libri di cucina regionale comprati alla fiera di paese di qualche angolo sperduto della provincia più lontana. C’è sempre un amico o un conoscente che fa il tour dei mercatini natalizi di Bolzano e torna con improbabili pubblicazioni in tedesco su ricette a base di alimenti irreperibili; di quelli che dalla prima all’ultima pagina ti fanno rimpiangere i peggiori consigli di Benedetta Parodi, che, quantomeno, sono in italiano.
  7. presepe da mangiareDolcetti a forma di personaggi del presepe. C’è un mondo di umoristi che ritiene spiritoso mangiarsi a morsi l’omino della polenta o il bue che riscalda il bambinello. Beh, non lo è. Per non parlare delle costosissime sculture di cioccolato con angeli, pecorelle e renne a grandezza naturale; manufatti che hanno un’unica finalità, far dire alla zia più antipatica della famiglia: “Sono talmente belli che è un peccato mangiarli!”, per vederla poi avventarsi su quelle teste indifese con la stessa avida ferocia con cui tratta ogni parente.
  8. Tazza che suonaTazze che suonano. E in generale, direi, ogni oggetto che suona. Al contrario di quel che si pensa, bere un tè mentre la tazza canticchia filastrocche natalizie è soltanto inquietante. Insomma, avete visto Profondo Rosso?
  9. Presine nataliziePresine a tema natalizio o a forma di Babbo Natale. O anche di renna, fiocco di neve, omino di marzapane, stella cometa, pigna, melograno, abete, baita di montagna. L’etimologia è importante: le presine servono per prendere le cose; cose che scottano tra l’altro. Dovrebbero essere pezzi di stoffa imbottiti, non elaborate sculture di dubbio gusto.
  10. Bottiglia festeSpumanti costosi per gli astemi. Come anche formaggi salati per gli ipertesi, trionfi di frutta sciroppata per i diabetici, cesti di salumi per i cardiopatici, birre artigianali per i bambini, nocciole tostate per le nonne con la gengivite. Il regalo non è bello in sé, ma per l’ispirazione, il messaggio che vogliamo comunicare a chi lo riceve. Scegliere un prodotto nobile senza pensare al destinatario può essere davvero controproducente. Fermiamoci un attimo e pensiamo a qualcosa che può far nascere un sorriso in più, una gioia in più. E magari scriviamo un biglietto sentito, che faccia capire: “Questo regalo è pensato per te, proprio per te. Buon Natale”.

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