Butto via: cose del 2014 che non vogliamo più

30 dicembre 2014

Fine anno, tempo di pulizie e buoni propositi. Questa volta niente letterina a Babbo Natale che tanto non ci sente e non ci vede più tanto bene, ma una lista di desiderata, di cose che vorrei vedere meno (o mai più) a tavola, nel piatto, nei bicchieri e nelle parole di chi lavora e si occupa del meraviglioso mondo dei piaceri della gola.

Meno tecnologia

alte temperature

Non vuole essere la solita solfa, vagamente antimodernista, contro roner, basse temperature, sottovuoto, distillatori et similia: dal loro uso sono nati alcuni dei piatti più importanti della cucina contemporanea, italiana e non. Ma qui il grande rischio è l’omologazione del gusto, materie prime che hanno consistenze e sapori omologhi dalle Alpi a Capo Passero, che la strada che sembra la più veloce per arrivare al traguardo, sia spesso quella sbagliata. Si usino, anche, di più, padelle e fuochi. Quando leggo che Lopriore e Romito stanno lavorando sulle altissime temperature, mi sorge spontaneo un sorriso e l’olfatto corre ad un buon odore di bruciacchiato. E a proposito di omologazione:

Meno fornitori

Maialino di Segovia

Io capisco, stare in cucina è un lavoraccio che ti occupa la maggior parte del tempo, e anche di più. Alzare il telefono e ordinare semplifica la vita. E non vi suggerirò mica di andare ogni mattina in giro per mercati o farvi il vostro orto personale, cosa che nelle città sarebbe poi impossibile. Ma i fornitori si possono selezionare: macellerie, pescherie, fruttivendoli ce ne sono e non pochi buonissimi. E soprattutto eviteremmo di mangiare spesso maialini di Segovia, agnelli neozelandesi, angus e astici di vattelapesca. E visto che ci sono:

Meno consulenze

Consulenza

Qui ci si rivolge, esclusivamente agli chef stellati. I vostri ristoranti sono laboratori dai costi altissimi e dunque ben capisco i viaggi per il mondo, le trasmissioni televisive, persino la pubblicità. Altrimenti il tutto avrebbe dei costi impossibili. Ma spendere il proprio nome su aperture dalle gambe deboli, menu improbabili e paccottiglia varia, non vi farà solo male alla lunga? Se c’è un progetto serio (Spazio di Romito, per citarne uno) ok, ma altrimenti il gioco vale la candela? E tornando sulla sovraesposizione:

Meno manifestazioni

jamie-olivers-food-tube-summer-party-442

Non passa settimana senza convegni, congressi, showcooking, presentazioni, fiere, festival, degustazioni: un diluvio ininterrotto, dove spesso i protagonisti, sul palco e sotto, sono sempre gli stessi. Ci salutiamo, ci facciamo i complimenti, ci facciamo vedere, mangiamo e beviamo (qualcuno fin troppo). Serve ancora a veicolare qualcosa o stiamo saturando il mercato? Pochi ma buoni, dovrebbe essere il motto. Mi riprometto di frequentarne ancor meno di quanto faccia oggi. E visto che si parla di comunicazione:

Meno autoreferenzialità

autoreferenziale

Parliamo di noi che scriviamo di cibo. Ognuno nel suo intimo pensa di essere il palato perfetto, il critico assoluto. Gli altri, incapaci e incompetenti. Il problema è quando oltre a pensarlo, già improvvidamente, qualcuno ritiene di dover affidare questa sua superiorità allo scritto. Ecco se quest’anno si assistesse a meno faide, meno insulti, meno primogeniture, meno liti patetiche, sarebbe meglio per un settore, che altrimenti rischia di screditarsi oltre il dovuto. Fra l’altro al lettore non frega niente. E visto che di gourmet (o presunti tali) stiamo parlando:

Meno pizza gourmet

Dry pizza

Andrò controcorrente, ma non se ne può più. Con la doverosa e meritoria eccezione campana, siamo invasi da pizze dove sopra trovi di tutto. Agnelli, capesante, foie gras, salumi pregiati, verdure di ogni foggia, cotte e crude, e chi più ne ha più ne metta. Ti viene sempre più voglia di una grande margherita o di una saporita cosacca. (E, detto fra parentesi, meno pasta e più ripieni, che non se ne può più di queste sfoglie ultra sottili. Se mi devo mangiare il ripieno, ordino uno gnudo). E visto che siamo a Natale e per rimanere in tema:

Meno panettoni

panettone veneto

Lo avevo già scritto l’anno scorso, ma a dimostrazione che l’età di Babbo Natale avanza, come scrivevo all’inizio, la situazione è peggiorata. Lo fanno tutti, ormai penso proprio tutti (e chi non lo fa, forse se ne vergogna pure un po’). Una rincorsa alla lievitazioni, alle farciture, al salato e anche – se non soprattutto – al prezzo più alto. Un delirio che rischia di farti venire voglie innominabili. E soprattutto, mi auguro che l’anno nuovo porti con sé non meno, ma più rispetto, verso i veri artigiani, i nostri prodotti, il nostro territorio. Vorrebbe dire più rispetto verso noi stessi e detto questo:

Buone feste a tutti.

I commenti degli utenti