Istruzioni per l’uso: come si mangia un maritozzo con la panna

13 gennaio 2015

Non si tratta di vere e proprie regole quanto più di accortezze e ragionevoli dubbi, quelli che assalgono ogni volta qualcosa sembri essere troppo grande mantenendo l’alone di irresistibile desiderio misto a voglia irrefrenabile. Destinato alla mattina il maritozzo con la panna diventa per i romani, ma anche per i non romani in visita nella Capitale, un oggetto di sfida. Il suo sapore non esasperatamente dolce lo rende adatto anche a chi non ama le paste e i cornetti. Quindi, come si mangia un maritozzo da vero romano?

  1. maritozzo con la pannaPrimo morso: lo giri e lo rigiri in mano, ha una forma simmetrica e allungata, è bombato e compatto eppure toccandolo ci si accorge di quanto la pasta sia soffice e cedevole. Il primo morso va dato all’intersezione del taglio, laddove è più basso: impossibile non sporcarsi la bocca e rimanere con i baffi di panna montata.
  2. Secondo morso: il primo scoglio è superato, ora c’è solo da procedere. Con metodo o senza non ha molta importanza, alla fine si tratta di piacere, tante strade da percorrere per un solo fine: l’appagamento. Continuare a sporcarsi è la sola regola non scritta di chi mangia un maritozzo con la panna, continuare a leccarsi gli sbaffi di panna sul labbro superiore è il labile confine tra un morso e l’addentata successiva.
  3. Divisione longitudinale. Dividere un maritozzo può essere un gesto di generosità qualora se ne ceda una metà al proprio accompagnatore; diventa gesto di amorosa cedevolezza se lo si condivide con l’amata a dieta che non vuole accrescere i sensi di colpa e non rinunciare al gusto (l’amata donna lascerà un senso di crescente insoddisfazione in noi) o astuta necessità. Quest’ultimo è il caso di chi teme una virgola di panna sulla camicia, o peggio ancora sulla cravatta, eventualità non poi così remota. Il vero problema della divisione è che la panna del ripieno non si spartisce mai in maniera equa sulle due metà di lievitato: una parte resterà indegnamente sporca senza però mantenerne la spumosità, l’altra risulterà eccessivamente farcita, tanto che il primo morso incauto vanificherà tutti gli sforzi di mantenere immacolati gli abiti. Troppo rischioso.
  4. caffe-e-maritozzoInzuppato nel caffè. Poche cose descrivono e condensano i piaceri della colazione al bar come il caffè con la panna: il maritozzo offre la possibilità di soddisfare questa piccola fantasia mattutina. La tazzina del caffè mal si associa alla corposità del maritozzo, vari esperimenti successivi hanno dimostrato che sia impossibili inzuppare un maritozzo intonso nell’espresso. Si può dividere, come indicato nel punto precedente, ma la parte con meno panna assorbirà in due pucciatine tutto il caffè, lasciando insoddisfatta la voglia di panna e caffè. Se provate a inzuppare la sezione più pannosa ne uscirà un disastro: panna ovunque, anche fuori dai bordi della tazzina. Il gesto più semplice ed efficace resta sempre alternare un morso e un sorso, fino all fine, avendo la sola accortezza di iniziare a bere dopo la prima metà, altrimenti si corre il rischio di finire il caffè e restare con metà maritozzo in mano.
  5. maritozzoPrelievo della panna. I meno temerari si riconoscono dal cucchiaino in mano. Anziché girare il caffè, lo usano per prelevare piccole quantità di panna e semmai versarle nella tazzina: non vale, si sminuisce il ripieno del maritozzo, perdendo così quella sorta di equilibrio squilibrato tra impasto e panna. Certamente questa pratica lo rende più facilmente addentabile ma è un dettaglio iniquo rispetto al piacere del morso pieno e corposo.

Un capitolo a parte meriterebbe la versione di maritozzo mignon, taglia piccola con meno farcitura. Certamente più gestibile, ovviamente meno sensi di colpa per la dieta, irrimediabilmente meno coinvolgente del grande; è un’ottima alternativa per la fidanzata a dieta che chiede la spartizione. il maritozzo in versione mignon causa meno sensi di colpa ma non è ugualmente appagante Per chi è abituato al maritozzo taglia normale è punitivo, soddisfa ma non pienamente, solletica fantasie goderecce senza appagarle. Un compromesso doveroso ma non per questo soddisfacente. Il maritozzo non si divide con nessuno, a meno di sconfinate dosi di amore, si addenta senza remore mettendo in conto la possibilità di sporcarsi, si finisce con le dita inzuccherate e i baffi panna sulle labbra; infine ci si lascia cullare nel ricordo del piacere appena vissuto leccandosi le dita e il labbro, panna e zucchero in bocca prima dell’ultimo sorso di caffè.

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