9 cibi che (quasi) tutti non sopportano ma che in realtà sono buoni

28 gennaio 2015

L’Italia è la patria della cultura gastronomica, perché siamo affamati ma anche raffinati. L’Unesco ha inscritto la dieta mediterranea tra i patrimoni immateriali dell’umanità: questo comporta che possiamo tirarcela un sacco. Allora facciamo i sapienti su tutto, pontifichiamo su tutto: guai a chi tocca la nostra cucina e le nostre abitudini, specialmente di fronte a piatti che non approviamo anche se sono buoni solo noi sappiamo come si cuoce la pasta, solo noi sappiamo condirla; l’unica colazione accettabile è cappuccino e cornetto, anche se il cornetto è bruciato e il cappuccino fatto col caffè di cicoria; solo noi abbiamo il diritto di fare la pizza, anzi, solo noi possiamo mangiarla. Troviamo il modo di lamentarci di tutto e cedere a qualunque commiserazione, ma la cucina guai a chi la tocca. Possiamo anche storpiare, occidentalizzare, snaturare tutte le cucine del mondo, perché noi siamo l’Italia e l’Italia è la patria della cultura gastronomica. Esistono molti piatti di fronte ai quali storciamo il naso e gridiamo allo scandalo; nei giorni di maggiore estro dialettico rispolveriamo anche parole come: “vituperio, ripugnanza, abominio!”; passato il fervore del primo impatto, tuttavia, possiamo ammettere che certi piatti tradizionalmente considerati riprovevoli non andrebbero bruciati al rogo, ma preparati con stile e degustati da uomini di mondo.

  1. caffe americanoCaffè americano. Ogni disquisizione sul caffè americano comincia con un accorato confronto tra quest’ultimo e l’espresso italiano, come se nella vita noi potessimo prendere un solo caffè e quello per sempre; come se non stazionassimo ore intere davanti alle macchinette riempiendo tazze su tazze. Il libero arbitrio ci permette di scegliere e, volendo, addirittura di alternare. Se ci procuriamo la miscela perfetta, a grana spessa e prevalenza arabica, il caffè americano è una bevanda ottima; grazie ai contenitori per il take-away possiamo portarlo con noi sui marciapiedi di tutto il mondo, talvolta più puliti dei banconi di certi bar, e sentirci protagonisti del nostro telefilm americano preferito.
  2. English BreakfastColazione salata. Quanto detto per l’americano, vale anche per le colazioni. Ci svegliamo, almeno i più fortunati, 365 giorni all’anno e in 365 giorni di fame mattutina possiamo tranquillamente sperimentare colazioni diverse. Uova, pancetta e toast, sono ormai entrati quantomeno nell’immaginario collettivo, ma in uno stato democratico possiamo permetterci molto di più. La strategia meno traumatica è trasformare muffin, pancake e plumcake nelle loro versioni salate, con parmigiano, prosciutto, ricotta, rosmarino, origano. Potete poi passare al livello successivo sostituendo i biscotti con qualcosa di smaccatamente salato: i salutisti consigliano pane integrale con salmone affumicato, bruschette con pistacchi tritati, formaggio di capra e avocado, tramezzini con tonno e olive. Gli anarchici non disdegnano nemmeno gli avanzi della cena del giorno prima, magari ripassati al forno con un giro d’olio.
  3. burro di arachidiBurro d’arachidi. Per molti è solo uno dei grassi simboli dello sfrenato consumismo americano. La tradizione gli attribuisce in realtà un’origine nobile: sarebbe stato inventato alla fine dell’800 da un farmacista di Saint Louis per soddisfare il fabbisogno proteico di chi non poteva permettersi la carne. Oltre ai grassi, infatti, contiene una elevata quantità di proteine vegetali, calcio, fosforo, potassio e vitamine. In cucina si rivela molto versatile: è noto come farcitura per toast e dolci, abbinato ad altre creme spalmabili o marmellate, ma può essere sperimentato anche per brioche, muffin, cantucci e bomboloni salati.
  4. Spaghetti con polpetteSpaghetti con polpette. Si rabbrividisce a pensarci; viene in mente la quantità di viaggi all’estero in cui, al terzo giorno massimo, con nostalgia di patria-casa-famiglia abbiamo ceduto al ristorantino con le tovaglie a quadri e le foto incorniciate della fontana di Trevi. Facciamoli noi, magari: cuociamo gli spaghetti al dente, utilizziamo una passata rustica e saporita e impastiamo per le polpette carne di qualità, preferibilmente in piccoli bocconi. Ne uscirà un piatto speciale, con cui ricordare tante domeniche dell’infanzia.
  5. Fish and chipsFish and chips. Tra i tanti capisaldi della nostra formazione culturale campeggia l’assunto che la cucina britannica non sia niente di che; anzi, gli inglesi non sanno cucinare almeno quanto non sanno vestirsi. Alcuni piatti semplici e ingegnosi aiutano il popolo di sua maestà a combattere questa guerra; per il resto non c’è scampo: non sanno vestirsi. Rispetto al fish and chips, pensate davvero che il baccalà stracotto dalle vostre zie in tegami per giorni e giorni e riproposto a suon di litrate d’olio finché non finisce sia meglio? Nel fish and chips si abbinano un filetto di pesce bianco pastellato e fritto (per favore, croccante e non unto), patate rustiche piuttosto spesse e purea di piselli con aromi. Il piatto può poi esser nobilitato con salse speciali, ingredienti segreti da amalgamare in pastella e spruzzate di aceto di malto. Deve esser servito caldissimo e mangiato con bon-ton British.
  6. Insalata russaInsalata russa. Fanno tutti gli snob, sotto Natale. E dicono “Per carità, ancora l’insalata russa…”. Alzi la mano chi l’ha mai vista avanzare: viene spolverata via con la foga delle post-apocalissi. Forse ricordando che l’ha inventata un francese e che in origine ci si mischiavano anche ostriche, caviale e prelibatezze varie, all’insalata russa potrebbe esser riconosciuta la nobiltà che le spetta. Intanto perché è buonissima; poi perché la si abbina a tutto. Infine perché, ma non ditelo in giro, se hai qualche avanzo nel frigo puoi riciclarlo solo così, con la maionese a cucchiaiate. Se riuscite a non farla impazzire, la maionese fatela voi: leggera e spumosa, che non sappia troppo d’uovo, ma nemmeno troppo poco. Usate verdure fresche e croccanti e non fidatevi mai, mai, di chi dice che l’insalata russa nemmeno la assaggia: la prenderà a mestolate dalla grossa insalatiera e voi non avrete nemmeno il tempo di prendere in mano il cucchiaio.
  7. algheAlghe. È vero, quando al mare ci restano impigliate tra le dita e sulla schiena proviamo disgusto, non ci verrebbe mai in mente di mangiarle; tuttavia le alghe sono ricchissime di minerali, proteine e iodio, ma soprattutto possono dare un tocco esotico alle nostre pietanze, rendendo i nostri inviti a cena i più chic del quartiere. Non solo cinese e giapponese, le alghe possono adattarsi a ogni cucina, basta imparare a riconoscerle. Ad esempio, l’alga Wakame è perfetta per insalate e zuppe, la Kombu per le lunghe cotture e in abbinamento ai legumi, la Nori con il riso o tostata sopra verdure e pesci bolliti, l’Agar agar è ideale per gelatine e salse.
  8. birra cineseBirra cinese. Probabilmente la birra cinese è indifendibile, ma andare al ristorante cinese e non prendere la birra tipica è come non vivere l’esperienza fino in fondo. Certi alimenti diventano perfetti perché raccontano un momento, lo risolvono. La birra cinese chiude il cerchio.
  9. pizza americanaPizza. È il nostro orgoglio più grande, il più celebrato; la proviamo nelle sue infinite varianti e sintetizza quanto di meglio gli italiani abbiano saputo creare. Più che un piatto, è una vera icona, un mito. E coi miti bisogna giocarci: una volta nella vita possiamo provarla con sopra gli spaghetti, gli hamburger, rotoli ripieni di sfoglia, il kebab, i fritti; se sono buoni, sarà buona anche la pizza. Insomma, c’è tempo per fare i moralisti, osiamo da sfrenati avventurieri del cibo: pizza australiana con coccodrillo, focaccia cicale e funghi, l’hawaiana banana e curry, la pizza di Chicago ripiena a sua volta di pizza, col cocco come fanno in Costa Rica, aragosta e caviale per alzare un po’ il prezzo, pizza al nero di seppia per le cucine di design, la variante giapponese con anguilla e capitone. Torneremo sempre alla nostra margherita, e con soddisfazione, ma come si torna a casa dopo aver visto il mondo.

Quali cibi adorate anche se gli altri non li approvano?

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