Top 3 dei piatti dell’Oste della Bon’Ora a Grottaferrata

11 febbraio 2015

Lasciate che l’Oste Massimo Pulicati vi accolga con il suo calore umano e la sua prorompente simpatia nel suo locale di Grottaferrata, L’Oste della Bon’Ora, fategli mettere sul piatto del giradischi un vinile di un gruppo rock di quelli buoni, dai Beatles ai Led Zeppelin, dai Rolling Stones ai Pink Floyd. Sarà il sottofondo del vostro pasto, in un ristorante curato ed elegante che, per i tavoli ben distanziati e le accortezze per il cliente, appare ben più importante rispetto al conto che pagherete. una cucina confortante, solida, di sostanza, lontana dalla moda a tutti i costi Soprattutto lasciate che la mano sicura di Maria Luisa vi conduca in un percorso in equilibrio tra tradizione e quel pizzico di innovazione che non guasta e non annoia. Una cucina confortante, solida, di sostanza, lontana dalla modernità fine a se stessa e dalla moda a tutti i costi: niente effetti speciali da queste parti, si bada alla sostanza. 4 i menu degustazione proposti: La Tradizione, Vegetariano, Vegano e Presidi Slow Food, i primi tre a 32 euro, l’ultimo a 38. I prezzi parlano da soli, per non parlare del plus che ha reso questo ristorante luogo di epiche degustazioni a tema vinoso: la possibilità di portarsi la propria bottiglia da casa senza alcun diritto di tappo (se non un calice per Massimo, mi raccomando). E per chi non ha una cantina propria all’altezza, c’è una carta dei vini ben fatta e dai ricarichi davvero intelligenti e centrati. Abbiamo scelto 3 piatti, tra gli storici e non, per dare un’idea di ciò che potreste trovare.

  1. Faraona ostePetto di faraona con castagne verza pancetta stufata croccante: la dolcezza delle castagne, l’avvolgenza del fondo di cottura da scarpetta obbligatoria e il tortino di verza sovrastato da una sfoglia croccante di pancetta. Contrasti dolci-sapidi, eleganza della faraona e decisione della pancetta. Equilibrato.
  2. Polentina ostePolentina con sugo di spuntatura e pecorino romano: vellutata, una carezza sul palato, una polenta eseguita a regola d’arte. Il sugo di spuntature e la generosa spolverata di pecorino fanno il resto. Qui non si inventa nulla, la tradizione domenicale proposta in versione mignon come antipasto è un buon modo per iniziare. Invernale.
  3. Trota osteCrêpes alla trota salmonata ricotta di pecora e fiordaliso: fuori dalle rotte terragne, Maria Luisa si cimenta col pesce d’acqua dolce e fa centro al primo colpo. La trota è saporita, decisa, consistente; la salsa a legare cremosa e il fiordaliso profuma ogni boccone. Se ne chiederebbe una teglia a portar via. Controcorrente.

Infine una bonus track e con l’Oste non potrebbe essere altrimenti vista la sua passione per la musica.

Fegatelli oste

Uno dei piatti imperdibili tra i classici storici, scelto tra i molti che hanno segnato in questi anni il menu, come il Carcotto, la ‘Matriciana in cornucopia o gli Gnocchi trippa e pecorino: i Fegatelli di maiale. Non c’è altro da aggiungere, resta la goduria. Enjoy the silence.

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