E finalmente parliamo di frappe

12 febbraio 2015

Carnevale, la festa che segna il passaggio tra il giorno e la notte, che guarda al passaggio dei morti sulla terra, li accompagna con le maschere in processione e attende l’arrivo della rinascita di Mater natura e della sua luce in primavera, ha un nome che deriva da Carnem levare, di attesa del digiuno. la festa di carnem levare ha origini antiche e segna l'ultimo giorno prima del digiuno quaresimale Un passaggio buio nell’inverno dove le gerarchie e le leggi sono soverchiate, dove il potere nulla può contro la morte e il tempo di magra. Per scongiurare la paura si festeggiava con un banchetto di grasso e la distribuzione al popolo di cibi fritti e del maiale. A Roma nel ‘500, a Palazzo Colonna, la residenza papale, si lanciavano pezzi di carne e meraviglie fritte come le frappe, si alzavano alberi della cuccagna e si crocifiggevano maiali. Un pranzo grasso prima del pentimento e delle ceneri. Chi come i sabini era fedele all’Imperatore attendeva ancora una settimana, come per il carnevale eretico di Poggio Mirteto, o quello Ambrogino, ma è una festa antica, complessa, che ha vissuto numerose trasformazioni storiche e culturali, quasi sempre attorno a una tavola imbandita.

maschere di carnevale

Oggi del Carnevale rimangono i bambini in maschera che si fanno i selfie nel parco sotto casa. Confusi da Halloween potreste trovarli vestiti da vampiri e da zombie, il che starebbe anche a pennello: i mamuthones sardi o il Carnevale greco vi mostrerebbero l’origine atavica di questa festa, ossia l’usanza del non consumare carne per 40 giorni, oltre al complesso rapporto ancestrale tra vivi e morti, tra fame e opulenza. Nell’antichità questa festa rappresentava l’arrivo dell’inverno, la transizione della morte apparente della terra incolta e ferma. Si indossavano così le maschere per esorcizzare gli avi e ingraziarsi i lari, facendo passare il padrone del tempo, Cronos, e attendendo il risveglio di Madre Natura.

chiacchiere

Come già raccontato, al popolino affamato a Roma erano distribuiti i mostaccioli e le frictilia, dolci fritti nello strutto di maiale a base di farina, uova, miele e liquore. Così identici sono rimasti nella tradizione i dolci di Carnevale: chiacchiere, bugie, cenci, cioffe, cróstołi, gròstoi, fiocchetti, frappe, sosole, maraviglias, sfrappe, stracci, lasagne, pampuglie manzole, garrulitas, ecc. Sono talmente tanti i nomi che non ne esiste un elenco completo). Comunque vogliate chiamarli sono tutti dei dolci fritti a forma di lagane  a base di farina, uova, lievito, zucchero (meglio se miele) e se volete liquore.

frappe

La ricetta delle frappe o chiacchiere di Carnevale prevede burro, vanillina, uova, farina, lievito, zucchero, grappa, un pizzico di sale, olio o strutto per friggere e zucchero a velo. Formate una fontana con la farina, mettete al centro il burro fuso a bagnomaria, il lievito, lo zucchero, la vanillina, le uova e mezzo bicchierino di grappa. Amalgamate tutto e impastate fino a ottenere un composto elastico. Lasciate riposare per mezz’ora in un luogo caldo. Stendete poi la pasta e tagliatela a strisce. Friggete in olio bollente e, una volta raffreddate, cospargete con lo zucchero a velo o con del miele di castagne. Mangiate ora, vi attendono 40 giorni di digiuno sino alla rinascita.

  • FONTE
  • Le Metamorfosi di Apuleio
  • La Fame e l'Abbondanza di Massimo Montanari
  • Storia delle religioni di Henri-Charles Puech

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