Ecco perché ci piace il Rebelot del Pont di Milano

4 marzo 2015

Qualche tempo fa scrivevo del ristorante ideale che, mai in realtà, avrei aperto. Ebbene quel ristorante l’ho trovato, e somiglia poco al modello che avevo ipotizzato. A Milano, nella bolgia giovanile dei Navigli, è nato come costola del Pont de Ferr per poi diventare ben presto un posto con un’anima e un’identità ben precisa. Parliamo del Rebelot del Pontbodega gastronomica come recita il sottotitolo.

rebelot del pont

Inizialmente doveva essere un cocktail bar, affidato alle mani di Oscar Quagliarini, uno dei migliori bartender italiani (e non solo) con qualcosa da spiluccare. Ma ben presto la cucina ha preso un posto altrettanto importante: Mauricio Zillo, brasiliano con esperienze che vanno dalla grande ristorazione alberghiera del Meurice parigino al guru della cucina paulista Alex Atala, ha innestato la marcia in più, dando vita ad un format unico, originale, divertito e divertente.

Mauricio Zillo

Mauricio Zillo

Si può bere un grande cocktail sia sul banco bar che su quello della microcucina a vista, spaziando da una serie di variazioni sulla base gin tonic alla magnifica serie di drink a base whisky (consiglio personale lo Speakeasy a base Ardbeg 10 anni con zucchero, Galliano, angostura, cioccolato amaro e spray di assenzio) spiluccando piattini one-shot. Irresistibili le costine d’agnello con ketchup speziato e cacao dell’Amazzonia.

Cucina rebelot

Oppure decidere di cenare, e vi consigliamo di farlo nella saletta della cucina, per vedere il ritmo con cui in 5 metri quadri si sfornano piatti stimolanti, creativi, ad alto rischio. Vi portano un menu con quello che il mercato offre quel giorno, vi chiedono di eventuali allergie, a quel punto scegliete gli ingredienti e via: salmone selvaggio, cacio fermentato, zucca cruda, sorbetto aceto, mela e caffè che fa vibrare il palato fra grassezze, dolcezze ed acidità, morso dopo morso;

Oca col suo fondo Rebelot

Oca col suo fondo

il classicismo, che par di stare in Francia, dell’oca, patate cotte nel suo fondo, riesling ed emulsione di canocchie; il dolce amaro della bavarese di capra, fernet, mostarda di mela verde, meringa alla liquirizia, sorbetto al miele di tiglio. Ma è inutile andare avanti, quando ci andrete, troverete altro, che i piatti cambiano alla velocità della luce. Ma soprattutto è un format vincente, dall’aperitivo al dopocena, in un ambiente caldo ma casual, sempre pieno di clienti e sempre in pieno fermento di idee e novità.

E allora la domanda che mi pongo é: si può replicare? Perché resta – più o meno – un unicum, non solo a Milano, ma in giro per l’Italia?

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