Il ritorno della vera Pajata fa impazzire Roma

18 marzo 2015

Mangiate il quinto quarto? Amate le interiora degli animali? Se sì, questo è davvero il vostro giorno fortunato. Torna infatti sulle nostre tavole, dopo 14 lunghissimi anni di assenza, il divieto di mangiare la vera pajata è stato finalmente eliminato dopo 14 anni la vera pajata e i romani, giustamente, son già pronti a scolare un par de chili di rigatoni. La restrizione fa parte delle leggi emanate per l’emergenza della mucca pazza (Bse) nel luglio del 2001 e, da allora, la pajata è stata solo d’agnello, che niente ha a che fare con il gusto dell’intestino tenue del vitello da latte. La battaglia per restituire la pajata al suo rigatone come vuole la tradizione romana, è stata portata avanti dalla Coldiretti e ha avuto successo oggi grazie al voto favorevole del comitato permanente vegetali, animali, derrate alimentari e mangimi dell’Unione Europea a Bruxelles.

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Le donne della Coldiretti, oggi 18 marzo, hanno festeggiato cucinando una maxipajata al Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi, e questa è la dichiarazione ufficiale: “Viene modificato l’elenco degli organi a rischio e consente di recuperare la colonna vertebrale ma, soprattutto, l’intero pacchetto intestinale. Una decisione – aggiunge la Coldiretti – che mette fine ad un doloroso divieto e apre finalmente le porte al ritorno del piatto più tipico della tradizione romana nella sua forma originale” 

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“La decisione della Commissione Europea è una giusta conseguenza del fatto che – afferma sempre Coldiretti – dal 2009 non si registrano casi di mucca pazza tra bovini in Italia per il rigido sistema di controlli e per le misure di sicurezza messe in atto anche con grandi sacrifici dagli allevatori. Una spinta decisiva al risultato è stata data dal giudizio positivo dell’Organizzazione mondiale per la sanità animale (Oie) che a fine maggio del 2013 nell’ambito dell’Assemblea generale ha adottato la risoluzione che aveva ufficialmente sancito per l’Italia un nuovo stato sanitario per l’encefalopatia spongiforme bovina (Bse), con il passaggio dal livello di rischio controllato a quello trascurabile, il più basso“.

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