La classifica delle migliori pizzerie di Torino

25 marzo 2015

Nella capitale della pizza al tegamino o al padellino, la sfida tra la migliore pizza al mattone (per così dire) di Torino è apertissima. Premessa necessaria: ce n’è per tutti i gusti ma domina senza dubbio la versione alla napoletana – morbida, elastica, facilmente piegabile e con il classico cornicione alto – con qualche picco di estro culinario, vedi la pizza gourmet firmata Patrick Ricci. In generale la qualità è livellata verso l’alto e viene sempre più voglia di sperimentare col proprio palato (andando alla ricerca di qualche posto meno blasé) piuttosto che affidarsi ai recensionisti incalliti. Ecco la classifica delle 10 migliori pizzerie di Torino secondo Agrodolce.

  1. picchioIl Picchio (corso Lione, 40). I gourmet storceranno il naso, ma la pizza qui è una garanzia per chi ama le basi sottili e croccanti. Al netto del caos e della rumorosità, il locale è sempre full, anche in pieno agosto: segno che, più delle recensioni pettinate, conta il passaparola e la bontà del prodotto. L’impasto è leggero e, cosa tutt’altro che secondaria, digeribile a differenza dei mappazzoni pesanti come macigni che rifilano certe pizzerie apparentemente più chic. Da provare, la pizza Picchio con paté di olive nere, funghi, cipolle e salame piccante: una botta di vita, ad alto tasso di golosità.
  2. bakeryBakery Torino (via Avigliana, 47/a). A pochi passi da Porta Susa e dal nuovo grattacielo firmato Renzo Piano, c’è un locale la cui fama non è ancora esplosa, dove la qualità delle pizze bilancia il nome non proprio invitante. Il tuffo nella tradizione napoletana è garantito, la generosità nei condimenti anche. In attesa del piatto principe, ci si prepara il palato con una focaccia bianca, servita con stracciatella e pomodorini Pachino: croccante e sfiziosa. Quanto alle pizze, si va sul classico ma non mancano le sterzate verso il piccante con una serie di proposte che contemplano salami e insaccati saporiti. Menzione speciale per la golosissima Krasty con pancetta affumicata, cipolla rossa di Tropea e fontina.
  3. scalo vanchigliaScalo Vanchiglia (via Luigi Taurino, 3). Ci sono piatti che diventano l’emblema di un locale e pizze che diventano il marchio di fabbrica. Questo ristorante del quartiere Vanchiglia – dove proliferano i nuovi ristò ma pochi lasciano il segno – sforna pizze assai golose, dal bordo altissimo e dalla consistenza morbida: su tutte spicca quella con coppa e burrata, ma il vero colpo da maestro è il calzone (in doppia variante, fritto o al forno), ripieno con diversi tipi di formaggi. Ipercalorico, goduriosissimo.
  4. 4 assi4 Assi (corso Sebastopoli, 261/b). Non capita spesso che una pizzeria di quartiere si trasformi in indirizzo culto. La fama la deve soprattutto alla pizza al tegamino, una delle più buone di Torino, ma quella classica si è imposta con gli anni nel menu. Le proposte? Molto classiche e con abbinamenti iper-collaudati, come nel caso della Montebianco con mozzarella, pere e gorgonzola. L’impasto della pizza risulta ben strutturato e il risultato finale è di quelli che fa venir voglia di tornarci. Da provare la farinata, sottile e croccante.
  5. saracenoSaraceno (corso XI Febbraio, 6). Il locale terribilmente anni ’80 farebbe passare l’appetito al più vorace appassionato di pizza, ma basta concentrarsi sul cibo per non far troppo caso all’arredo. I fasti del passato forse sono lontani ma, al netto di qualche scivolone sul servizio, il mezzo metro di pizza resta un must capace di accontentare anche i palati più sofisticati. Un grande classico della ristorazione torinese, da quale si esce sempre soddisfatti.
  6. la capanninaLa Capannina (via Vitaliano Donati, 1). Per gli appassionati di pizza, le proposte di Domenico Bonocore sono un punto fermo. La pizza è declinata con ingredienti ultra-local, come la strepitosa Cervere (con mozzarella di bufala, porri di Cervere stufati e bacon) o quella con formaggio Raschera, fior di latte e salsiccia di Bra. Il cornicione è generoso, l’impasto profumato grazie al lievito madre e ad alto tasso di digeribilità, per via della lievitazione che sfiora le 48 ore (si può scegliere anche l’impasto con farine integrali). Da sottolineare la qualità del servizio, davvero di alto livello.
  7. sarchiaponeIl Sarchiapone (via Berthollet, 17). Nel bailamme di San Salvario, tocca fare lo slalom tra i locali modaioli per mangiare bene e anche le pizze di qualità sono un miraggio. Il Sarchiapone è una piacevole eccezione, soprattutto per chi ama la classica pizza napoletana: l’impasto è steso volutamente alto e fuori dal forno regge bene la farcitura generosa senza afflosciarsi in pochi secondi. Ottimo il fior di latte usato per la margherita. Strepitosa la Gioia, con pomodoro, crema di basilico e burratina aggiunta a fine cottura.
  8. liberyLibery (via Legnano, 14). Nell’arco di qualche anno si è imposta come una delle pizze più buone della città, anche se si segnalano esperienze altalenanti. I punti forti sono l’impasto, lievitato comme il faut e mai gommoso in bocca, e il pomodoro di qualità, lontano anni luce da certe passate acide e ostiche da digerire. Oltre alle pizze base, il menu propone diverse varianti stagionali, ma basta una semplice Margherita per andare sul sicuro. Quanto al bere, ci si affida alle Baladin di Teo Musso.
  9. cammafàCammafà (piazza Galimberti). Nell’arco di pochi anni ha triplicato i locali, l’ultimo aperto è quello in San Salvario, ma non ha mai abbassato gli standard confermandosi forse la migliore pizza napoletana di Torino. Si parte da un impasto lievitato 36 ore – che risparmia agli avventori temibili incubi notturni – con trionfale cornicione croccante. Lo stesso impasto è utilizzato per gli strepitosi calzoncini fritti ripieni di ricotta, serviti come antipasto. La prova del nove è però la Margherita, anche in versione con mozzarella di Bufala: perfetta, senza sbavature. La coda in attesa di un tavolo vale assolutamente il gioco.
  10. pomodoro e basilicoPomodoro e Basilico (via Martiri della Libertà, 103 – San Mauro Torinese). Nel tempio della pizza gourmet firmata Patrick Ricci, passione e sperimentazione viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, declinati con menu che seguono la stagionalità dei prodotti, molti dei quali Presidi Slow Food. Ogni pizza gioca sull’equilibrio degli abbinamenti, studiati per garantire il giusto apporto nutrizionale e digeribilità e per questo non è possibile chiedere di sostituire un ingrediente. La scelta? Spazia dalle super classiche Margherita e Napoli – con capperi di Salina – a pizze così belle da sembrare quadri astratti: tra le più geniali c’è la Conciata, con mozzarella di bufala, paté di olive taggiasche, scaglie di Conciato romano e gocce di marmellata di albicocche del Vesuvio. Una spanna sopra tutti.

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