10 bollicine perfette per questa primavera

20 aprile 2015

Premessa essenziale: le bollicine le bevo tutto l’anno. Deformazione professionale? No, piacere di berle, da sole o abbinate al cibo, senza limiti stagionali. Però è vero che con l’arrivo della bella stagione, l’allungarsi delle giornate, il richiamo di una passeggiata al mare, adeguatamente abbinata a un aperitivo o a un pasto, porta subito all’idea di stappare una bollicina adeguata, che faccia da complice compagna ai prodotti ittici, come alle magnifiche verdure di stagione, e magari anche a una costina d’agnello, che senza ipocrisie ci piace assai. E allora eccovi una selezione, rigorosamente arbitraria, di 10 bollicine fra Italia ed estero per le vostre bevute primaverili.

  1. arcari dosaggio zeroFranciacorta Dosaggio Zero Arcari e Danesi. Giovanni Arcari e Nico Danesi lavorano da anni come consulenti con delle piccole aziende della Franciacorta, allo scopo di sviluppare un progetto teso a dare una definizione nuova delle bollicine franciacortine. Inevitabile l’approdo a un’azienda propria, che porta i loro nomi. Dediti esclusivamente allo chardonnay, vitigno per elezione della zona, protagonista di questo vino dal bel colore dorato con sentori erbacei, di mela e pera, che dà in bocca il suo meglio con il frutto polposo e croccante e una scattante salinità. Perfetto con una catalana di scampi.
  2. moserTrento Doc 51151 Cantine Moser. Il cognome Moser riporta subito alla grande famiglia di ciclisti trentini, in particolare a Francesco, protagonista della bici mondiale negli anni ’70 e ’80. E proprio di lui si parla qui: la famiglia ha radici contadine e vinicole che lui ha portato avanti appesa la bicicletta al chiodo. Il numero che troviamo in etichetta celebra lo storico record dell’ora realizzato da Moser a Città del Messico nel 1984 (51 km e 151 metri). Realizzato quasi esclusivamente con uve chardonnay con l’integrazione di un 10 % di pinot noir, nel bicchiere si presenta paglierino con un naso caratterizzato da fiori bianchi, limone, sentori minerali che ritornano in bocca, sapida, fruttata, saporita. Da abbinare a un uovo in camicia con vignarola.
  3. lambruscoLambrusco di Sorbara Doc Omaggio a Gino Friedmann 2013 Cantina Sociale di Carpi e Sorbara. Rari sono i vini che possono vantare un’adesione culturale e gastronomica al territorio come il Lambrusco, bolla rossa che appartiene a quella dimensione del vino come alimento, che abbiamo per lungo tempo disperso e che solo oggi stiamo recuperando. La realtà delle cantine sociali in Emilia sta tornando a essere sempre più vitale e importante: quella di Carpi e Sorbara: 1600 soci e 400.000 ettolitri prodotti, tutti incentrati sul Lambrusco. Nello specifico in questione Sorbara, vitigno modenese per eccellenza: il vino, dedicato a Gino Friedmann, figura storica della cooperazione nel modenese, nel novantesimo della nascita della Cantina Sociale di Carpi e Sorbara, dalla classica fermentazione in bottiglia sin dalla spuma risulta ricco e goloso, giocando poi sui frutti rossi e bianchi, su un bel tono di viola, per un sorso sapido e ricco che con una coppa di testa trova il matrimonio ideale.
  4. orsi-vigneto-featurePignoletto Frizzante sui lieviti 2013 Vigneto Orsi San Vito. Restiamo in Emilia e nel campo delle fermentazioni in bottiglia, ci spostiamo solo di provincia da Modena a Bologna. Siamo a Monteveglio, una ventina di chilometri dal capoluogo emiliano, in pieni Colli Bolognesi. Qui da 10 anni Federico Orsi lavora nell’azienda rilevata dalla famiglia, convertita al biodinamico, dedito alla valorizzazione dei vitigni del territorio. E il Pignoletto ne è classica espressione, in particolare nella versione fermentata in bottiglia: non fatevi spaventare dall’aspetto torbido, sono i lieviti che nutrono il vino. Tolto il tappo a corona, troverete un vino dove agrumi, cedro, lieviti si fondono sia al naso che in bocca, dove il sorso risulta fresco, puntuto di gradevole quotidianità come il boccone di mortadella o la galantina di pollo che ci abbinerete.
  5. TerzaviaBrutTerzavia Metodo Classico 2011 Marco De Bartoli. La bollicina in Sicilia ha una storia recente, in particolare Tasca D’Almerita e Murgo hanno dato vita a spumanti di buona personalità. Il mai troppo compianto Marco De Bartoli anni fa intuì che dall’uva Grillo, base dei suoi grandi Marsala e poi di un bianco, Grappoli del Grillo, poteva venir fuori una bollicina, metodo classico, importante: una terza via per il vitigno e questo fu il nome dato alla bottiglia. Con l’annata 2011 siamo vicini alla quadratura del cerchio. Fermentazione in acciaio e botti grandi, 18 mesi sui lieviti e poi dosaggio senza aggiunta di zuccheri. Un vino dalla bolla ricca e cremosa, con richiami olfattivi erbacei e di fiori di zagara, che poi evolvono verso la mela e l’agrume fresco e in confettura. La bocca presenta una bella composizione tra una fluente acidità e una dolcezza di frutto che arriva fino ai fichi secchi. Provatelo con un bel baccalà alla ghiotta.
  6. oscuroBrut Nature 2011 Barranco Oscuro. Quando si parla di viticoltura estrema qui siamo veramente ai limiti: vigneti in Sierra Nevada che arrivano fino ai 1300 metri, coperti di neve per quasi tutto l’inverno, una gamma che spazia dai bianchi ai rossi da varietà autoctone e contraddice l’immagine, spesso stereotipata, di vini spagnoli caldi e corposi. E poi quesa bollicina, realizzata interamente da uve vigiriegvigna colte tardivamente a dicembre, fino a 2 anni sui lieviti, nessuna aggiunta di liqueur, per un prodotto non per tutti. A partire dalle note ossidative ben presenti (oltre a una volatile che sparirà dopo qualche minuto), con una bella presenza di fiori e frutti gialli di ricca maturità che ritornano puntuali in bocca, dove ossidazioni e freschezza si compensano, rendendo sempre più piacevole il vino. Non per tutti, ma bevetelo con un piatto tipico spagnolo come huevos e morcilla.
  7. binnerCrémant d’Alsace Extra Brut 2011 Audrey e Christian Binner. La tipologia Crémant per le bollicine francesi è la più diffusa, champagne a parte: dalla Borgogna alla Loira fino all’Alsazia. Invitante piacevole, di bella beva, aderisce come pochi al territorio in cui è prodotta. Qui ci troviamo in Alsazia, in un’azienda storica le cui origini risalgono al 1700: l’ultima generazione dei Binner, che ha preso le redini degli 11 ettari aziendali, ha convertito le vigne in biodinamico e produce, oltre a tutti i classici alsaziani, differenti tipologie di Crémant a partire dal 1992, prima azienda del territorio a farlo. Questo Extra Brut, fatto per il 60 % da Riesling e per il restante 40 da Pinot Gris, affina 11 mesi in cemento e 2 anni di bottiglia, non è dosato e si presenta ricco, ampio fruttato con le noti dolci e mature abbinate a toni agrumati e a una fluente mineralità. Io l’ho sempre usato come compagno delle ostriche.
  8. petit_beaufortLe Petit Beaufort Brut Domaine Alice Beaufort. Jacques Beaufort, pioniere del biologico, ormai è un produttore di culto in Champagne, i suoi vini ammirati e apprezzati ovunque. E i figli seguono le sue orme sia nelle sedi storiche di Ambonnay e Polisy, che in giro per la Francia. Il terzogenito Quentin con la moglie Alice si è stabilito, a partire dal 2007, al confine tra Aube e Borgogna, ma dentro quest’ultima regione: dunque i vini non possono più usufruire della denominazione champagne. Poco importa: si imbottigliano come vin effervescent, richiamano i vini paterni, anche se hanno una loro specifica lavorazione (su cui non vi tedierò) sono, naturalmente, biologici. Questo vino si presenta di un bel colore giallo dorato, con delle riconoscibili note di grano, malto, un filo di miele di zagara e poi agrumi che ritornano all’assaggio ricco e succoso, di beva invitante. Provatelo con un coniglio alle erbe.
  9. Vielle ReserveVieille Réserve Brut Grand Cru Bouquin Dupont. Ci troviamo ad Avize, uno dei comuni d’eccellenza per lo chardonnay in Champagne, uno dei 17 le cui uve, e i vini prodotti con esse, possono vantarsi del titolo di Grand Cru. Qui troviamo la sede dell’azienda Bouquin Dupont, che vinifica sin dal 1934: i suoi 3 ettari di proprietà sono siti in maggioranza ad Avize, ma con porzioni di vigneto in altri comuni leggendari della Côte des Blancs: Mesnil, Oger e Cramant. Lo champagne che vi consigliamo, assemblaggio delle annate 2009 e 2010, rispecchia il terroir, con un naso floreale, frutta bianca, agrumi, molto chiaro nel suo complesso. In bocca risalta la nota minerale, calcarea, con un ritorno finale di agrumi, cedro e limone, di bella persistenza. Un crudo di mare marinato, naturalmente, agli agrumi.
  10. marguetRosé Brut Grand Cru Marguet père et fils. Benoît Marguet, fra i giovani produttori della Champagne, è uno dei più dinamici, attivi, sempre in fermento di idee, progetti, prodotti. Incontrarlo e fare una chiacchierata con lui è sempre di grande stimolo. Erede di una famiglia storica di produttori, realizza vini di impronta chiara e ben definita: i suoi Rosé sono veramente personali, a partire dal realizzarli, in terra di pinot noir ad Ambonnay, con dello chardonnay. Il Brut Grand Cru ha una paletta di frutti rossi didascalica dall’anguria all’arancia fino al melograno, poi rabarbaro e dei toni iodati, marini che ti fanno subito pensare ad un gran cacciucco.

Insomma c’è tanto da bere, tante bollicine di cui godere, tutte sotto i 50 euro. Fateci sapere se vi hanno soddisfatto.

I commenti degli utenti