10 vini rossi per 5 vitigni da provare in primavera

27 aprile 2015

Lentamente ma inesorabilmente la primavera sta prendendo definitivamente piede a livello climatico: le temperature si addolciscono e il caldo crescente porta ad alleggerire le nostre tavole e, conseguentemente, a consumare vini di freschezza e acidità corroborante. Ecco quindi che i bianchi e le bollicine vivono il loro periodo d’oro, ma le cene all’aperto e le serate ancora fresche consentono di stappare vini rossi di grande piacevolezza e bevibilità. Eccone 10, due per vitigno per tracciare una mappa all’interno dello Stivale.

Pelaverga

verduno pelaverga

Chi è costui? Vitigno autoctono langarolo, conosciuto soprattutto nella zona di Verduno. Sono pochi i produttori che lo vinificano ma i risultati sono talmente entusiasmanti da domandarsi il perché non sia reperibile in quantità maggiori. Su tutti due splendide aziende della zona con due altrettanti splendidi vini: il Verduno Pelaverga Speziale 2013 dei Fratelli Alessandria e il Verduno Pelaverga 2013 della Cantina Burlotto. All’olfatto dominano i sentori pepati, di fiori rossi freschi, frutta a go go e una freschezza in bocca che fa letteralmente inseguire il calice per un altro sorso. Sulla tavola sono vini che funzionano una meraviglia, dovrete lottare per l’ultimo goccio nella bottiglia, magari assecondando questo carattere pepato su un primo piatto tipico della cucina romana come la gricia.

Rossese di Dolceacqua

terre bianche rossese

La Liguria vestita di rosso: il vento, il mare, l’ abbraccio mediterraneo, l’eleganza sapida e minerale del sorso. C’è tutto per gustare un grande rosso di struttura ma per nulla faticoso, dai tannini mai protagonisti per un incedere pieno e avvolgente, dall’olfatto fruttato e complesso, ricco di richiami speziati. Due splendidi alfieri della tipologia sono il Rossese di Dolceacqua Posaù 2013 di Maccario Dringenberg e il Rossese di Dolceacqua 2013 di Terre Bianche. Vini deliziosi in un’annata di florealità esplosiva e delicatezza fruttata ma che non cedono da nessun punto di vista a livello gustativo, con la bocca completa e ed articolata a rimandare a quel mix difficilmente riscontrabile altrove se non a Dolceacqua. Beveteli tranquillamente a tutto pasto, perché sono in grado di giocare più partite, anche se il consiglio è quello di abbinarli a carni decise in versioni goduriose come le costolette d’agnello fritte.

Sangiovese

LE-Potazzine-Rosso-Montalcino

Il vitigno re della ciccia. Non oso pensare una bella grigliata all’aperto senza una bottiglia di Sangiovese pronta all’uso e possibilmente a temperatura di cantina. Al diavolo la famigerata temperatura ambiente, questi vini, soprattutto nelle versioni più delicate e slanciate, danno il meglio di loro a temperature fresche che ne invogliano al consumo anche quando il caldo si fa sentire. Dalla vasta scelta possibile, dalla Romagna alla Toscana, due vini di grandi denominazioni: il Rosso di Montalcino 2013 de Le Potazzine e il Chianti Classico 2012 Val delle Corti. Montalcino e Radda in Chianti, distanti per caratteristiche del territorio e del clima ma uniti nel senso di eleganza e piacevolezza che li contraddistingue. Due rossi che non rinunciano al carattere verace del Sangiovese ma che lo assecondano nella sua anima più delicata, floreale, gentile e piacevole che questo grande vitigno sa esprimere. Ancora non avete acceso il barbecue?

Piedirosso

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La Campania dei rossi non è solo Aglianico, la mappa degli autoctoni della regione è davvero variegata e molto interessante. Fra vini di grande struttura e corpo emerge per le sue caratteristiche particolari il Piedirosso: vitigno scorbutico e bizzoso, ha bisogno di molta attenzione in vinificazione per tirare fuori il meglio che sa offrire ed è diffuso tra il casertano, il beneventano e il napoletano nella zona dei Campi Flegrei. Proprio in quest’ultima zona, con terreni ricchi di sabbie, ceneri vulcaniche e a stretto contatto col mare, riesce a raggiungere quella grazia e quell’eleganza che lo rendono un perfetto compagno per pranzi e cene primaverili. Tra un manipolo di ottimi produttori con versioni molto diverse e personali, vanno citati il Piedirosso Colle Rotondella 2013 di Cantine Astroni e il Piedirosso 2013 di La Sibilla. Due vini deliziosi dal prezzo piccolo, contraddistinti da una sapidità impressionanti, figli del mare e del territorio e che riescono a coniugare facilità di beva e carattere, suadenza fruttata e tratti più mascolini e terragni. In abbinamento alle tagliatelle, ragout filtrato e gamberi bianchi di Romeo Chef & Baker fanno faville ma, muovendosi nello stesso solco e giocando col pesce e i sughi, penso ci si possa divertire molto.

Nerello Mascalese

faro 2011

Arriviamo in Sicilia con uno dei autoctoni più interessanti, il vero protagonista della rinascita della viticoltura a tinte rosse della regione dopo i fasti del Nero d’Avola anni ’90. Un vitigno che trova diverse anime, la più famosa alle pendici dell’Etna dove le vigne a elevate altitudini e il sole isolano trovano un equilibrio magico. L’altra anima è a Messina e si affaccia sullo stretto, un territorio di incontro e contatto, tra vento e sole, mare, con condizioni pedoclimatiche completamente diverse da quelle della Montagna Due denominazioni distanti che descrivono due tonalità differenti dell’eleganza: quella più soffusa, tratteggiata, floreale dell’Etna Quota 600 2011 di Graci, quella più intensa, solare, dirompente del Faro 2011 di Bonavita. Una stessa tavolozza ma a sparigliarla sono caratteri e interpretazioni, la Sicilia del vino fuori dagli stereotipi del vino caldo e polputo, massiccio e denso. Col Nerello Mascalese si va di fioretto e non di spada e chi lo asseconda in questa direzione riesce a toccare le corde giuste dell’emozione. Da abbinamenti importanti, anche con piatti ricchi come le costine e le braciole di maiale al forno.

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