World’s 50 Best Restaurants: la top 3 dal 2004 a oggi

27 aprile 2015

Dal 2004 ogni anno a Londra si raccoglie un folto e nutrito gruppo di persone da tutto il mondo, tutte in fibrillante attesa di una lista, una sorta classifica, un po’ atipica ma decisamente influente: la World’s 50 Best Restaurants. il turnover dei votanti è costante per garantire uno sguardo lucido e fresco sulla scena gastronomica L’idea di questa graduatoria, nata per volere di The Diners Club Restaurant Academy, consiste nella votazione oltre 900 persone tra giornalisti, critici gastronomici e foodies di tutto il mondo: ciascun accademico ha a sua disposizione 7 voti, da esprimere su indice decrescente, di cui almeno 3 al di fuori della regione di provenienza. Ogni anno almeno 10 votanti per zona cambiano, in modo da garantire un turnover costante e uno sguardo dotato di lucida freschezza. Poche e semplici regole: il voto rimane strettamente confidenziale fino all’uscita della graduatoria, i votanti devono aver mangiato nei ristoranti che votano nei precedenti 18 mesi, ciò che si valuta è il ristorante e non lo chef.

50 Best

I criteri di valutazione restano personali, la competenza e l’assoluta stima nei confronti dei membri dell’Accademia sono imprescindibili; ciascun elettore esprime i suoi voti sulla base delle esperienze dei mesi precedenti, in base all’esperienza vissuta. Viene richiesto in particolare di non soffermarsi nella valutazione esclusiva dei piatti ma di valutare l’esperienza nel complesso, certi della competenza e dello sguardo clinico e non superficiale, con un occhio attento all’innovazione e alla ricerca. Quello che esce fuori è la classifica dei 50 best restaurant del globo, indipendentemente dai premi ricevuti dalle guide, dal periodo di lavoro; un sondaggio autorevole del gusto contemporaneo e allo stesso tempo un credibile indicatore dei migliori posti per mangiare in tutto il mondo. Ripercorriamo la top 3 per ogni anno, dal 2004.

2004

thomas keller french laundry

1) The French Laundry
2) The Fat Duck
3) El Bulli

Il primo anno di uscita della classifica il podio si divide tra Stati Uniti, Regno Unito e Spagna; seguono nelle immediate posizioni ben 3 francesi di grande cucina classica reinterpretata in chiave moderna. I primi 3 al mondo segnano il passo della ricerca in campo gastronomico; per trovare il primo italiano bisogna arrivare alla posizione 23, il Pescatore.

2005

heston blumenthal

1) The Fat Duck
2) El Bulli
3) The French Laundry

Non esattamente uno stravolgimento per la seconda uscita, bensì la conferma dell’imposizione di studio, ricerca e strumentazione nella cucina contemporanea. Le successive posizioni non sono più unicamente detenute dalla Francia ma si affaccia appena fuori dal podio l’Australia di Tetsuya. Il primo italiano in classifica è Checchino dal 1887 in ventitreesima posizione, storica trattoria romana specializzata nel quinto quarto, una cucina efficace davanti alla sede storica del mattatoio capitolino. Quasi certamente in questo caso non si è premiata la ricerca o l’innovazione, quanto piuttosto la storicità e aderenza delle ricette alla tradizione, le materie prime e la loro lavorazione.

2006

Ferran Adrià

1) El Bulli
2) The Fat Duck
3) Pierre Gagnaire

Ferran Adrià e Heston Blumenthal dominano ormai i primi posti interscambiandosi ma affiancandosi nell’innovare l’intero panorama della ristorazione mondiale. La Spagna come nazione è presente a pari merito con la Francia nelle prime 15 posizioni, segno inequivocabile che l’attenzione planetaria si concentra tra queste due nazioni in quanto a cucina. L’Italia arriva in tredicesima posizione con il Gambero Rosso di Fulvio Pieragelini, che rispetto alla precedente edizione sale di ben 32 posizioni.

2007

semana mesa ferran

1) El Bulli
2) The Fat Duck
3) Pierre Gagnaire

Nessuno scossone sul podio per questo anno: la Spagna continua a essere tra i paesi più presenti, segno che il fermento che si vive nelle cucine iberiche è ormai affermato. Il Gambero Rosso guadagna una posizione, seguito a breve da Le Calandre. Francia, Spagna e Regno Unito dominano le prime 25 posizioni, gli italiani rappresentano più del 10% dei migliori 50 al mondo.

2008

Calendario Lavazza Adrià

1) El Bulli
2) The Fat Duck
3) Pierre Gagnaire

Ulteriore conferma del podio, immutato e consolidato, Il Noma scala ben 5 posizioni fino a portarsi alla decima, dal principio una costante salita verso la vetta. Si conferma il Gambero Rosso allo stesso posto del precedente anno seguito da Il Pescatore in ventitreesima posizione, mentre Le Calandre scendono in 36esima. Gli spagnoli sembrano fortificati nella classifica, variano di pochissimo le loro posizioni, come placidi detentori che nascondano estenuanti fatiche nell’innovazione.

2009

ferran adrià

1) El Bulli
2) The Fat Duck
3) Noma

La vetta del podio appare consolidata e inamovibile, compare per la prima volta tra i primi tre il Noma, a soli 5 anni dall’apertura, dopo un’ascesa costante. Il primo ristorante italiano in classifica è l’Osteria Francescana al tredicesimo posto, seguito da Cracco che ha guadagnato più di 20 posti in un solo anno.

2010

rene.redzepi

1) Noma
2) El Bulli
3) The Fat Duck

Anno della consacrazione del Noma: indimenticata la premiazione che vide sul palco buona parte della brigata a ritirate il premio in forma corale, con tanto di ringraziamento dello chef Rene Redzepi. I compagni di podio sono invariati ma surclassati dalla ventata di acidità e leggerezza della cucina nordica, ormai nuovo filone d’innovazione affermato. Ascesa continua per l’Osteria Francescana ora al sesto posto, seguita da Le Calandre, Combal.Zero e Dal Pescatore. Per la prima volta dalla sua istituzione compare un ristorante della repubblicana sudafricana, La Colombe.

2011

noma

1) Noma
2) El Celler de Can Roca
3) Mugaritz

Rimane sul podio solo il danese, due novità in vetta che erano pur presenti in classifica ma che hanno scalzato tutti gli altri in tempi rapidissimi. El Bulli non è più presente, questo è l’anno dell’annunciata chiusura. Prima fuori dal podio è l’Osteria Francescana che non arresta la sua scalata; tra i primi 10 compare per la prima volta El Dom, brasiliano, e in classifica entra Astrid y Gaston, segno che qualcosa si sta muovendo in Sudamerica.

2012

noma

1) Noma
2) El Celler de Can Roca
3) Mugaritz

Stesso podio per una conferma, al quarto posto El Dom seguito dall’Osteria Francescana; il Sudamerica si attesta come portatore di novità con il Biko e il Pujol, messicani, Astrid y Gaston, dal Perù. Per la prima volta compare il Dinner by Heston Blumenthal, presente anche con il suo ristorante storico nella parte alta della classifica, nonostante il nuovo ristorante, improntato sull’applicazione delle moderne tecniche di cottura a ricette storiche britanniche, lo surclassi.

2013

roca fratelli

1) El Celler de Can Roca
2) Noma
3) Osteria Francescana

La cucina danese cede il primo posto al ristorante spagnolo, rimanendo comunque sul podio. Per noi italiani la vera grande novità, anche se attesa e annunciata, è la presenza al terzo posto dell’Osteria Francescana. Francia, Spagna e paesi scandinavi sono sempre rappresentati in gran numero, l’Italia segue con locali blasonati, il Sudamerica continua la sua ascesa in classifica consolidando posizioni emerite ma si fa largo il sud-est asiatico insieme ai ristoranti nipponici; che non sia il nuovo filone da interpretare come segnale di innovazione.

2014

René Redzepi

1) Noma
2) El Celler de Can Roca
3) Osteria Francescana

L’ultima edizione in ordine temporale restituisce la medaglia d’oro al ristorante di René Redzepi, gli spagnoli ritornano al secondo posto. Massimo Bottura e la sua brigata si confermano i migliori italiani della World’s 50 Best Restaurants, difendendo il terzo posto anche nel 2014.

Per la prossima edizione, da bravi patrioti, non possiamo che augurarci una conferma se non una posizione in più per il famoso ristorante di Modena. Non ci resta che aspettare e vedere dove ci porterà questa classifica che nasce senza l’ardire di essere definitiva, ma collettiva, interpretativa, di innovazione e mediata sulle posizioni del gotha dei frequentatori di ristoranti ai quattro capi del mondo.

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