Visitare l’Expo di Milano: ecco cosa si prova

4 maggio 2015

Aspettative, timori, polemiche, speranze, auguri: non c’è nulla che non sia stato detto su Expo Milano 2015, e venerdì mattina, nel superare i metal detector sotto un cielo argentato, ero piuttosto perplessa. l'inaugurazione di expo è stata una bella festa, divertente e accoglientePer fortuna, non c’è stato niente che mi abbia realmente delusa. Prima di ho visto tanto, anche se molto molto di più resta da vedere, perché – come intuibile – una giornata non basta per visitare l’Expo, e forse neanche un intero padiglione: c’è da giocare con i pannelli, chiacchierare con i vari addetti provenienti da mille paesi e fermarsi ad assaggiare qualche boccone lungo il bel Decumano.

Expo

La passeggiata iniziale si avvia sotto i migliori auspici: uno dopo l’altro scorrono i primi padiglioni e sembra surreale vederli davvero uno accanto all’altro, presidiati da decine, centinaia di maglie di volontari e addetti. Il sabbioso Sudan, il Belgio e le sue birre, la rete del Brasile e la parete verde di Israele si susseguono mentre ci dirigiamo all’Open Theatre per la cerimonia di inaugurazione: ci sarà il Commissario per Il Governo Sala, il sindaco Pisapia, il Papa e il Presidente del consiglio, Matteo Renzi.

Slowf6

Siamo carichi, ora: non resta che partire alla scoperta dei padiglioni, che affrontiamo in maniera rilassata e casuale. Un breve giro nella parte interattiva della Svizzera, e poi via sulle quattro torri fatte di sale, caffè, mele essiccate e acqua da consumare o da portare via: l’altezza delle torri diminuirà mano a mano che i prodotti verranno consumati. Da qui, dritti in fondo per passeggiare nel quartiere allestito da Slow Food, con un bell’orto didattico e una zona di interazione tra le più belle viste nel sito, dalla soia alla cannella il cibo non è solo un feticcio ma un prodotto con cui interagire.

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Facciamo in salto in Oman per scoprire che, oltre che in materia di datteri, sono fortissimi anche in canalizzazione e raccolta delle acque, e data la quantità di pioggia che stiamo prendendo, la cosa non ci sembra affatto male. L’Indonesia è sotto inaugurazione con un ministro, quindi optiamo per il Turkmenistan che, oltre ad un paio di dolcetti e una bella terrazza, non pare offrire molto riguardo al discorso di “nutrire il pianeta: energia per la vita”.

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Pazienza, ci riprendiamo con i ritmi di un gruppo ucraino che raccoglie applausi da un bel capannello di persone appena sotto il tendone del Decumano per poi addentrarci in quello del Principato di Monaco: sintetico, interattivo, compatto e poco vistoso, uno dei più stimolanti visti in questa giornata.

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Prima di cedere ai morsi della fare da merenda ci inerpichiamo per la piccola scala che conduce al padiglione degli Stati Uniti d’America dove, tra video di cartoni, ci dà il benvenuto anche Obama: qui le piante crescono in verticale.

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E’ il turno poi del Perù, che ci rapisce in un abbraccio di suoni e immagini di grande impatto per fare apripista allo shop e alla bellissima cucina. Saltiamo in Austria giusto il tempo per una bellissima boccata d’aria in un magnifico bosco attraversato da piccole luci e diversi giochi, tra cui una triplice copia della ruota della fortuna da riempire a piacimento con frasi sull’acqua. Vorremmo progettare un piccolo stop a Palazzo Italia ma siamo in tanti con lo stesso desiderio così, gambe in spalla, ci lasciamo conquistare dai ritmi latini del padiglione spagnolo e dalla sua bella idea di una stanza fatta di soli piatti.

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CI sarebbero da vedere ancora decine di padiglioni e qualche cluster, ma la serata avanza e la pioggia non smettere di vessarci. Optiamo per un rapido passaggio sulla grande rete calpestabile del Brasile ed uno tra le tende del Kuwait, per poi solcare pacificamente gli ultimi metri che ci separano dalla stazione dei treni. Bilancio? Una giornata intensa, emozionante per l’orgoglio italiano e caleidoscopica nel patrimonio sterminato di conoscenze e culture e sorrisi, un parco tematico da godersi il più possibile perché di fascino da vendere ne ha tanto.

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