Roma: Osteria Fernanda cambia location e si rinnova

19 maggio 2015

Quasi nove anni passati a far da mangiare in una cucina che un mono-vano a confronto sembra un appartamento e a servire in una sala labirintica, con un ambitissimo soppalco a complicare il tutto. Nove anni contrassegnati, nonostante le difficoltà, da un crescente successo e dalla crescita progressiva della cucina di Davide del Duca, oggi una delle firme giovani più nette ed interessanti del panorama romano, e non solo. Parliamo di Osteria Fernanda che, da un paio di settimane ha cambiato sede, quasi in silenzio per rodare al meglio i motori, prima di scaricare in pista i cavalli. Un trasloco breve, in quanto a distanza: siamo infatti a cento metri in linea d’aria dalla sede precedente, in una viuzza tra viale Trastevere e Porta Portese. Lungo, più del previsto, come sempre quando ci si scontra con i problemi burocratici, ma fondamentale per spazi e fruizione.

Davide del Duca

Una grande sala all’ingresso, illuminato dalle vetrate a giorno e poi le scale per salire al soppalco, che quello, citazione della vecchia location non poteva mancare. Solo che è molto più grande, e come l’altro sarà ambito, anche perché si affaccia sulla cucina a vista, finalmente ampia e spaziosa. Tavoli modulabili, senza tovaglia (dovrò farmene una ragione, oggi si fa così), dove Andrea Marini e Manuela Menegoni svolgono il servizio con il consueto, garbato, understatement.

piatto fernanda

E la cucina? Si è come normale, iniziato con passo felpato, riproponendo i piatti dell’ultima stagione di Fernanda, alcuni ormai classici acquisiti, come l’imprenscindibile amatriciana o il cappelletto alla birra. il cambio di location sembra aver giocato un ruolo importante anche sulla cucina, in continua crescita, di Davide del DucaNoi in un pranzo veloce abbiamo provato il bel gioco di consistenze, sapidità e vegetalità del crudo di gamberi, salsa di conchiglie, grano arso e agretti; la felice golosità degli spaghetti con melanzana bruciata, scampi e pistacchi, un compendio di note amari e dolci che ne fanno uno dei migliori primi piatti mangiati negli ultimi tempi. Un filo sotto le animelle, carote, salsa alla birra, a cui sembra mancare un qualcosa che leghi il tutto, fresco e piacevole il fine pasto con la zuppetta di melone, latte di capra, orzo e caffè. Carta dei vini in crescita, anche nel comparto estero. E voglia di prenotare, ormai avviata la macchina, per avere la conferma che questo locale e questa cucina andranno avanti.

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