Cibo, Italia, Expo: intervista a Massimo Bottura

20 maggio 2015

Come descrivere Massimo Bottura? Proviamo così: bandiera della cucina italiana all’estero, attualmente terzo nella top 50 dei ristoranti più importanti del mondo e decorato con 3 stelle per la guida Michelin, l'alta cucina è riuscita ad aprire un dialogo con le istituzioni che potrebbe portare a un miglioramento del comparto turistico e agroalimentare riconoscimento che possono vantare solo altri 110 ristoranti in tutto il mondo. Per questi e altri motivi è lo chef più titolato per rappresentare la sua categoria agli occhi delle istituzioni, dialogo che solo nelle ultimissime fasi della storia è legittimato dall’attenzione dei media. Chiunque capisca l’importanza del comparto turistico e agroalimentare per la crescita del nostro Paese, conosce l‘importanza di questo confronto anche se arriva, non a caso, nell’epoca in cui un grande chef è notiziabile. Proprio con Massimo Bottura abbiamo voluto scambiare due battute sul fenomeno internazionale dedicato al cibo, l’Expo, sulla sua importanza e su alcune polemiche.

Massimo Bottura e Matteo Renzi

Massimo Bottura e Matteo Renzi

Che impressione ti ha fatto l’Expo?
“È una cosa mostruosa, è una grandissima opportunità per noi. Quando ci sono stato ho respirato un’energia incredibile, credo che tutti gli italiani dovrebbero visitarla. Mi ha emozionato camminare nei viali, si ha la sensazione di abbracciare tutte queste culture diverse, davvero una cosa forte“.

Cosa rispondi a chi critica la presenza di alcuni sponsor come McDonald’s?
“McDonald’s è una realtà che esiste ed è in grado di finanziare grandi manifestazioni, e decisamente non obbliga nessuno ad andarci. Sono più critico nei confronti di quelle attività commerciali che scimmiottano l’alta ristorazione e che, per questioni di marketing, millantano una presunta qualità degli ingredienti che non esiste, ecco questo fa davvero male”.

Massimo Bottura e Pasquale Torrente

Come hai trovato il padiglione Italia, polemiche a parte?
“Quello del polemizzare a tutti i costi è un problema tipico italiano. Comunque a dispetto di quanto si è detto, ho trovato il padiglione Italia molto interessante. Ci sono realtà vere, rappresentative della nostra cucina”.

Mi piacerebbe ascoltare un tuo commento su quanto scritto da Serra qualche giorno fa su L’Amaca, la sua rubrica di Repubblica.

Il punto è chiedersi che cosa abbia commesso, di preciso, il creatore di Eataly, per meritarsi l’odio e lo spregio di una parte politico-giornalistica non trascurabile che gli dedica inchieste martellanti e, nelle intenzioni, smascheranti, degne di uno che ha fatto i soldi da Medellin. Il principale capo di imputazione del momento è giocare un ruolo di rilievo in un Expo dedicato al cibo: che è come chiedere alla Ferrari come ha fatto a entrare in Formula Uno, o alla Fiat come mai ha uno stand al Salone dell’Auto. […] Temo che il torto di Farinetti sia avere avuto un’ottima idea (la grande distribuzione dell’alta qualità) e averla messa in pratica con talento e con successo (mondiale). Tutto è perdonabile in Italia, perfino essere renziano, ma il successo questo poi no. Il successo, in Italia, è sempre visto come un furto a danno dei mediocri.

“Sottoscrivo ogni singola parola, condivido in pieno, al cento per cento. Quello che dice Serra l’ho provato anche sulla mia pelle, capita che più ti esponi o più hai successo, più vieni attaccato facilmente. Questo successo in fondo, il mio, il nostro, quello dei cuochi, è un’opportunità importante: finalmente ci ascolta qualcuno per la prima volta, possiamo riuscire a cambiare qualcosa di importante e non vedo la necessità di un attacco continuo. Serra parla di mediocrità, io la chiamo mancanza di cultura: la cultura genera coscienza e la coscienza crea senso di responsabilità”. 

50 best 2014

Cambiamo discorso solo per un attimo. Tra poco ci sarà l’evento più atteso dell’alta cucina mondiale, la proclamazione della World’s 50 Best Restaurants, ovvero la lista dei 50 ristoranti migliori del mondo: spiegaci cos’è.
“La 50 Best è un sondaggio portato avanti da 950 giornalisti, cuochi e appassionati che esprimono la loro opinione sulla base dei ristoranti che hanno visitato. Il primo della lista, il cuoco più in alto di tutti, è quello la cui cucina è considerata dai votanti la più influente del momento, quella che può dare una svolta alla gastronomia mondiale attraverso l’utilizzo di nuove tecniche e di nuovi modi”.

Quali sono secondo te le cucine più importanti del mondo?
“Penso che ora come ora la gastronomia francese, italiana e quella giapponese siano le più importanti del mondo ma non sono le più influenti. Dobbiamo chiederci perché”.

Perché?
“Negli altri paesi i governi investono molto di più sul turismo gastronomico. Nonostante la Francia sia più avanti di noi, non credo che queste 3 nazioni ragionino davvero in termini di impatto che turismo e ristorazione possano avere sul territorio. Bisognerebbe lavorare per unire in una cornice unica, come parte della stessa esperienza, i comparti dell’agroalimentare, della ristorazione e della cultura”.

Fammi un esempio.
“La Sicilia, immagina un viaggio in Sicilia. Se queste 3 straordinarie forze fossero in sinergia, un turista arriverebbe in Sicilia per visitare la bellezza del territorio, per scoprire i siti storico-archeologici, per la ricchezza eno-gastronomica e per i nostri grandi chef, nessuna parte rimarrebbe indietro”.

Ti chiedo solo un ultimo sforzo: 5 cose, solo 5, che non bisogna perdere di Expo per nessun motivo al mondo.
“5 sono pochissime! Ok ci provo:”

  1. Tintoretto l'Ultima Cena Santa Sede ExpoDentro la Santa Sede c’è l’ultima cena di Tintoretto, strepitoso.
  2. Respira l'austriaPassare attraverso le montagne dell’Austria per attraversare l’aria pura austriaca è una bellissima esperienza.
  3. kuwait-dettaglioI cambiamenti climatici del Kuwait e il suo deserto: da vedere.
  4. Giardino verticale USAIl giardino verticale degli Stati Uniti d’America.
  5. emirati arabi expoIl padiglione degli Emirati Arabi disegnato da Norman Foster.

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