17 piatti che un siciliano non saprà mai cucinare bene

21 maggio 2015

Non tutti devono saper cucinare qualsiasi ricetta. Siete d’accordo? C’è un tema legato alla tradizione, alla dimestichezza con alcuni prodotti, alle abitudini famigliari, dal quale non si può prescindere, altrimenti si finisce a mettere l’aglio nella amatriciana come l’incauto Cracco. Prendiamo i siciliani per esempio, come lo sono io. Fatta eccezione per grandi chef come Pino Cuttaia o Ciccio Sultano e qualcuno di noi fortemente preparato in cucina, scommetto che nessuno sa davvero cucinare la Cassoeula (anche se non lo ammetteremmo mai), o la polenta. Una volta l’ho chiesta a mia nonna, per dire. Non ha mai risposto. Quindi facciamoci una bella doccia di umilità, compaesani siculi, e ammettiamolo: ecco i piatti che non sapremo MAI cucinare bene.

  1. Cotoletta_alla_milaneseCotoletta alla milanese. avete mai mangiato una cotoletta a Milano? E in Sicilia? Praticamente come paragonare una mongolfiera a un aereo; entrambe volano ma i principi adottati sono un pelino diversi. Ecco, mangiare una cotoletta in Sicilia è come mangiare cibo italiano in Nuova Guinea; magari ci metti la buona volontà ma è l’unica cosa buona che ci trovi nel piatto.
  2. CanederliCanederli. Ah, sembrano buoni! Dove li fanno? In Valtellina. Ah, no no, non li voglio. Discriminazioni che manco i partiti estremisti nei confronti degli immigrati Questo è uno di quei casi in cui i due estremi non si attraggono per niente. La verità è che, i canederli in Sicilia non sanno nemmeno che forma hanno e cosa ci va dentro. E non basta una ricetta! Il divario culturale è profondo come la Fossa delle Marianne. E se ci cadi dentro, stai sicuro che non ne vieni più fuori.
  3. ragù bologneseRagù bolognese. Chiunque a questo mondo è al corrente che il perfetto ragù sia opera dei bolognesi. Ma la regione Sicilia non è convinta perché il ragù bolognese, dice, è troppo bianco. Dov’è il sugo? E come mai non lo cucinano per 12 ore di fila? Si chiedono addirittura se si possa definire ragù qualcosa che non abbia abbondante olio al punto in cui ti ci puoi specchiare dentro. Cari isolani, basta. Il vero ragù è quello di Bologna e quello che facciamo noi è un ragù e basta.
  4. polentaPolenta e osei. Mettere in mano una confezione di polenta a un siciliano è un atto di tortura legalizzato. Nei confronti della povera polenta, sia chiaro! L’unica volta che ho visto cucinare questa farina in Sicilia, veniva condita con i broccoli. Gente del nord, se abbiamo da chiedervi scusa per qualcosa, e solo per questo errore. Per il resto, abbiamo sempre ragione noi.
  5. La preparazione dello gnocco frittoGnocco fritto. Siamo la popolazione con il più alto rapporto tra abitanti e padelle per friggere. Friggeremmo tutto: verdure, tuberi, pesci, carni e anche la polvere dello Slim Fast. Eppure se c’è una cosa che un siciliano non riuscirà a fare bene è lo gnocco fritto emiliano. Il risultato è più simile a pagnotte di pane calate nell’olio. Rinunciateci e basta.
  6. suppliSupplì. Alla parola supplì segue solo una cosa: grassa risata. O li chiami arancini (o arancine) o non esistono. Che sono sti supplì? Qua il siciliano verace inizia a inalberarsi perché si sente deturpato della sua identità gastronomica. Portategli via l’auto, il cellulare ma non toccategli gli arancini. Il fatto è che i supplì sono diversi dagli arancini e il siciliano non conosce tali differenze e, di conseguenza, non sa prepararli e non vuole. Dovrà accontentarsi delle sue palle (o piramidi) di riso.
  7. Risi_e_bisiRisi e bisi. Tra gli sprechi della Pubblica Amministrazione siciliana, risulta l’istituzione di una commissione ad hoc per scoprire cosa significasse la parola bisi. Anni di studi per capire che si parlava di riso con i piselli. Una volta diffusa la comunicazione agli abitanti dell’isola, ci si rese subito conto che cucinare riso e piselli è troppo complicato e ha un valore calorico troppo basso. Meglio dedicarsi agli anelletti al forno. Ovviamente la storia dello spreco pubblico è inventata, il resto no.
  8. PIzza NapoletanaPizza napoletana. Non tutte le pizze sono uguali. Quella napoletana, ad esempio, è buonissima. Non è difficile capire che in Sicilia la pizza napoletana non la sanno fare ma il motivo è semplice. A noi piace la pizza sottile con un carico di condimenti per ciascuna pizza, che una pizzeria di un qualsiasi altra regione, ci fa tutta una serata.
  9. Focaccia reccoFocaccia di Recco: Con le acciughe, con pomodoro e origano e quella messinese. Facciamo focacce in tutte le maniere ma rinuciate alla possibilità di poter dare forma a una simil focaccia di Recco. Per il solito orgoglio direte che tanto non ve ne fate nulla della focaccia di Recco ma credetemi, vi state perdendo moltissimo.
  10. bagna caudaBagna Càuda: Quando già strofiniamo l’aglio sulla bruschetta, diciamo che quello è un piatto troppo agliato. Date a un siciliano il compito di cucinare la bagna càuda piemontese. Penserebbe che la quantità di aglio scritto nella ricetta sia troppo per essere giusta e allora si lancerebbe in una rielaborazione: eliminerebbe 300g di aglio, aggiungerebbe del pangrattato (pangrattato ovunque) e della scorza di limone. Ah, ovviamente poi anche i capperi. Ecco la bagna càuda dal punto di vista della Trinacria.
  11. Piadina romagnolaPiadina romagnola: Anche se siamo la terra dello street food, non è detto che sappiamo fare tutto. Per noi la piadina è quella cosa che vendono al reparto panetteria in confezione da 3, da scaldare in padella e farcirla con rucola, tonno (in scatola) e pomodorini. Lo squacquerone non sappiamo manco dove sta di casa. Allora è evidente che è meglio dedicarci agli sfincioni palermitani piuttosto che provare a fare i tipi da Riviera.
  12. La composizione degli strati della ribollitaRibollita toscana: Ci piace crogiolarci nell’idea di essere una regione che conosce la povertà e siamo fieri di essere maestri di cucina povera. Ma metti un siciliano a fare una ribollita o una qualsiasi zuppa di pane raffermo e va nel panico. Noi il pane duro lo grattugiamo o ci facciamo il pane cunzato. Fare le zuppe non è il nostro forte, rassegnamoci in silenzio e senza gesticolare.
  13. anguilleAnguilla di Comacchio: Siamo la terra, anzi il mare del buon pesce azzurro. Ci vantiamo di essere naturalemente portati a cucinare bene il pesce. Ora, provate a mettere in mano un anguilla a un siciliano. Il 70% vi dirà che quello non è un buon pesce, il rimanente 30% la farà fritta. Nel dubbio, friggi, questa la regola.
  14. Malloreddus alla campidaneseMalloreddus alla campidanese: Tra Sicilia e Sardegna coesiste una specie di solidarietà tacita. Entrambi godono e pagano gioie e dolori dell’essere isole in Italia. Loro hanno la Costa Smeralda, noi le paste di mandorla. Noi Taormina, loro le Seadas. Ma c’è un piatto che, siciliano levati perché non puoi farcela, e si tratta dei malloreddus alla campidanese. Una mazzata di gusto a base di salsiccia sugo e zafferano che imbarazza anche l’isolano più bravo in cucina. Arrendersi al piatto è la cosa migliore che si possa fare.
  15. Olive ascolaneOlive ascolane: Questo è una di quelle preparazioni ghiotte che mettono a tacere anche il più impertinente dei siciliani. Non c’è spesa per nessuno: è impossibile ricreare sull’isola un’oliva ascolana degna di questo nome. Serve la giusta oliva e serve la giusta mano esperta. Per non venir meno ci siamo inventati le olive ripiene alla messinese ma il paragone non tiene.
  16. sfogliatelle attanasioSfogliatelle: Siamo tutti concordi che qui si fanno i migliori dolci d’Italia ma non tutti i dolci. Siamo bravi a combinare ricotte dolci e impasti, paste di mandorla e granite ma le sfogliatelle, lasciamo fare ai napoletani. Più che altro perchè sono molto vicini e se si accorgono che gli abbiamo copiato male un dei loro dolci icona, avranno tutto il diritto di fare cassate con gli ingredienti delle cheesecake, obbligandoci a subire l’affronto.
  17. 19 - Strudel di Mele

    19 – Strudel di Mele

    Strudel di mele: Non è che, perché ha una forma allungata simile a un cannolo, è di nostra competenza. Lasciate stare perchè non fa per noi. Lo Strudel è nato troppo lontano per rientrare nelle nostre maestranze. E anche se sull’Etna si coltivano delle ottime mele, è meglio mangiarle come frutta perché cimentarsi in un perfetto strudel è una cosa che non ci farà mai fare la differenza in positivo.

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