I 50 migliori ristoranti del mondo: gioie e dolori della classifica

3 giugno 2015

Alla premiazione dei 50 migliori ristoranti del mondo che si è tenuta a Londra due sere fa è andata così: El Celler de Can Roca di Girona in Spagna è al primo posto. dopo la premiazione dei 50 best molte le polemiche, molte le riflessioni da fareMassimo Bottura (Osteria Francescana di Modena, 3 stelle Michelin) è arrivato secondo, Enrico Crippa (Piazza Duomo di Alba, 3 stelle Michelin) è salito di un bel po’ raggiungendo la 27ª e noi italiani possiamo (potremmo) ritenerci in qualche modo soddisfatti. Eppure non è così. L’atteggiamento più comune del nostro popolo è quello di lagnarsi, sempre è comunque, di qualche torto subito. Che sia reale o immaginario. “Certo con tutto il ben di Dio che abbiamo, solo 3 ristoranti italiani tra i migliori 50 – già perché ci sono gli Alajmo con Le Calandre al 37º –  e solo uno tra i 51/100 – il buon vecchio Davide Scabin del Combal.Zero al 65º posto – non è mica un granché

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I fratelli Roca, al primo posto dei 50 best

Riflessioni spericolate su quanto da noi si mangi meglio che nel resto del mondo e di quanto sia inutile la classifica dei 50 Best, e brutta e cattiva e irreale e sessista e noiosa, animano questa o quella bacheca di facebook, ma chissà qual è la verità. Io di verità presunte ne ho sentite tante e tra tutte mi hanno colpito queste 3:

Manuela Fissore e Vladimir Muchin

Manuela Fissore e Vladimir Mukhin

  1. Entrare in classifica c’entra senza dubbio con impicci, inganni e politica. Troppi votanti in alcune regioni e troppi pochi in altre fanno sì che nel momento in cui i rappresentanti di un panel dovessero accordarsi, potrebbero da soli decidere il top della lista senza bisogno di nessun altro. Qui per ripassare le regole.
  2. Gli Sponsor – San Pellegrino e Acqua Panna i principali, con Lavazza – sono italiani, o perlomeno italian sounding, quindi non hanno interesse a far salire i nostri chef. Piuttosto cercano di ammiccare ai ristoranti del resto del mondo. Chiamali scemi.
  3.  La lista non ha senso. Come può un cuoco straordinario come Kobe Desramaults di In de Wulf in Belgio, essere SPARITO dalla lista dei 100, se solo lo scorso anno era 61º? E come ha fatto il giovane russo Vladimir Mukhin del The White Rabbit a entrare ex-novo nei 50 e posizionarsi al 23º posto? È chiaro – insistono – che non ha nessun senso.
Kobe Desramaults

Kobe Desramaults

Sono obiezioni che non possono essere archiviate con un’alzata di spalle e alcune – come il caso Kobe D. – andrebbero approfondite molto, molto meglio Ma possiamo anche cogliere l’occasione per focalizzarci su cosa sia possibile migliorare e cosa in effetti viene illuminato dai risultati dei 50 Best. Ne ho parlato con Massimo Bottura prima e giusto eri con Eleonora Cozzella, giornalista dell’Espresso e capo del panel dei votanti italiani. Ecco cosa ho capito.

Uliassi, Cozzella, Bottura e Scabin

Uliassi, Cozzella, Bottura e Scabin

Il tema sembra essere distante da grovigli politici o brogli elettorali. Il tema sembra essere legato al turismo. Cosa c’entra il turismo? Per la classifica, ristoranti in zone di grande interesse per chi viaggia o magari facili da raggiungere, sono in effetti in qualche modo avvantaggiatiC’entra. I 950 votanti, critici o chef o gourmet, esprimono 4 voti per la propria regione e 3 voti per ristoranti al di fuori del territorio di appartenenza. I voti dall’estero sono fondamentali. I signori giurati devono in effetti andare fisicamente (e mangiare) nei ristoranti a cui daranno la preferenza. Non sono pagati per farlo, quindi andare o meno in quel paese del mondo investendo soldi propri, è di fatto una scelta arbitraria e individuale. Ristoranti in zone di maggiore interesse per chi viaggia, in paesi in ascesa economica, in grandi città dove si capita più spesso – o magari facili da raggiungere – sono in effetti in qualche modo avvantaggiati.

Niko Romito

Niko Romito

Faccio un esempio: la Russia investe nel turismo ed è ora una meta di gran moda? Vladimir sale al 23º posto. Il Belgio non è tra le location più ambite? Kobe scende di oltre 40 posizioni e sparisce. Il tema è quindi che in alcuni casi, le persone in questi ristoranti non ci vanno proprio. Pensiamo a Niko Romito. Sicuramente merita un posto nei 50. Ma quanti sono in effetti tra i 900 giurati del resto del mondo quelli che si sono avventurati tra le strade impervie dell’Abruzzo? Forse pochi, e Romito non c’è. Per i 50’s non esiste.

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Ecco allora che la riflessione prende un respiro più ampio, collega la gastronomia a una rete di attività turistico-culturali necessarie per muovere l’economia di una paese e portare viaggiatori, curiosi o votanti dei 50 best. Ecco che il fare sistema prende un altro significato: non si tratta di restare uniti noi giornalisti e loro chef. Si tratta di rafforzare il comparto gastronomico e turistico in ogni sua parte, dalla comunicazione alle infrastrutture, facendo leva sulla bellezza del territorio e valorizzando (concedetemelo) il brand Italia. E di certo non per presidiare la classifica dei 50 best.

A pensarci bene, infatti, non ci farebbe poi così male. Smentitemi pure.

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