Colli Bolognesi: i vini di Orsi Vigneto San Vito

4 giugno 2015

Colli Bolognesi è una denominazione poco considerata sia dagli appassionati che dai consumatori di vino: si è sempre pensato che da una parte l’utilizzo dei vitigni internazionali dal merlot al cabernet sauvignon dallo chardonnay al riesling italico, fosse una concessione alle mode, senza invece prendere atto della loro presenza nel territorio da lunghissimo tempo, che conferisce unicità ai vini qui realizzati con queste uve. D’altra parte è vero che l’utilizzo di queste uve ha tolto spazio a vitigni autoctoni, in particolare il pignoletto tra i bianchi e la barbera, che qui come in Piemonte trova un microclima ideale per sviluppare al massimo le proprie qualità.

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Eppure nella storia ci sono state aziende che hanno dato lustro e fama alla zona, una per tutte Vigneto delle Terre Rosse fondata nel 1961 da Enrico Vallania, che ha prodotto vini unici, lavorati esclusivamente in acciaio e longevi come pochi. Parliamo di bianchi come la Cuvée Giovanni Vallania, realizzata esclusivamente da uve chardonnay o il Malagò Vendemmia Tardiva, assemblaggio di riesling italico, in maggioranza e riesling renano. E soprattutto di uno dei rossi più buoni mai prodotti in Italia, la Cuvée Enrico Vallania, realizzata integralmente con un clone autoctono di cabernet sauvignon: soprattuto il 1979 e il 1984, sono vini straordinari.

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Ma da ormai qualche anno si stanno sviluppando nuove realtà, ponendo in primo piano sia la scelta di lavorare naturalmente, che quella di porre in prima linea i vitigni autoctoni, il pignoletto su tutti. In particolare ci piacciono molto i vini di Orsi-Vigneto San Vito; l’azienda, originariamente solo Vigneto San Vito, sita sulle colline di Monteveglio a 200 metri di altezza, è stata rilevata nel 2005 da Federico Orsi e Carola Pallavicino, che ha subito iniziato la conversione delle vigne in biodinamico e valorizzato in particolare il pignoletto.

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Vi abbiamo già parlato della versione frizzante sui lieviti, indicandolo fra i 10 bianchi da bere in questa stagione, e vi confermiamo la sua straordinaria godibilità. La versione secca, il Vigna del Grotto 2012 vinificata e affinata in botte grande, si rivela affilata, floreale e con un compendio vegetale e agrumato che allungano la beva e lo rendono compagno ideale di cibi primaverili.

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Ma questa è terra di rossi, e anche di barbera come dicevamo all’inizio: il Barbera Martignone 2012 sembra quasi da manuale, 9 mesi di affinamento in legni di differenti dimensioni, sviluppa la sua tipica acidità, abbinata ad una coinvolgente ricchezza fruttata, da bere con grande piacere magari con una bella lasagna verde, seduti ad un tavolino in campagna. Perchè alla campagna da dove nascono questi vini si pensa subito bevendoli, compreso anche il Rosso Bologna Pro.Vino, fatto esclusivamente da uve cabernet sauvignon, con 12 mesi di affinamento in legni grandi. Ai classici aromi vegetali si abbinano sia le note di frutti rossi, che una spiccata mineralità, che danno vita a un vino energico ma verticale. Una bella grigliata o ancor meglio della cacciagione, sempre all’aria aperta, a godersi e bere questi vini nel loro habitat naturale.

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