Il meglio di Al Mèni

23 giugno 2015

Al Méni è stato innanzitutto convivialitá. Artigiani del cibo, del vino e non per il lungomare di Rimini, con la possibilità di assaggiare e acquistare tutto, i banchetti per la via dove mangiare panini, piadine e cassoni, ma anche piatti da gustare (le grigliate dei pescatori di Rimini su tutte) seduti su panche, sdraio oppure in giro per la città. E poi l’omaggio diretto al riminese per eccellenza, Federico Fellini: sia nella colazione di domenica mattina nei giardini del Grand Hotel, felliniano Amarcord su tutti, sia nel tendone del circo impiantato nel centro della piazza a lui dedicata, inevitabilmente ribattezzato Otto e Mezzo.

Il tendone da circo

Il tendone da circo

Il tendone ha ospitato i diversi cooking show di Al Méni: 12 cuochi emiliano-romagnoli e 12 chef dal mondo. Non siamo riusciti ad assaggiare proprio tutte le proposte, davvero tante e divise in più turni il sabato e la domenica, ma tra i piatti testati, eccone 3 che ci hanno colpito:

  1. PIatto di Tatiana LevhaLe vongole di Tatiana Levha. La giovane cuoca francese di origine filippina, dopo aver fatto palestra nelle migliori cucine parigine, ha da poco più di un anno aperto Le Servan. Il  bistrot si é subito imposto all’attenzione di pubblico e critica per il suo connubio tra stagionalità, naturalità e le sue radici asiatiche. Il piatto proposto al Mėni è una perfetta esemplificazione della sua cucina, le vongole dell’Adriatico, ravvivate da una vibrante salsa al peperoncino e basilico thai. Goduriose da doppia scarpetta e leccata di dita finale, obbligatoria.
  2. panino di leandro carreiraIl panino di Leandro Carreira è un portoghese errante, ancora alla ricerca del suo posto dove cucinare dopo aver lavorato, fra gli altri con Aduriz al Mugaritz nei Paesi Baschi e con Nuno Mendes al Viajante di Londra. Intanto ha fatto tappa pure a Rimini per portare un piatto che più lusitano non si può, naturalmente a base di baccalà, che farciva un panino, insieme a cipolle crude, pomodorini e coriandolo. È stato il primo piatto della kermesse: con la sua appagante golosità ci ha predisposto bene sin da subito
  3. Pollo non polloDi Meng Zijun confessiamo che non conoscevamo l’esistenza prima di Al Mėni (e va dato merito agli organizzatori, Enrico Vignoli in primis, di aver proposto accanto a nomi più famosi, interessanti scoperte). Braccio destro Nuno Mendes nelle sue costanti peregrinazioni londinesi, ha proposto un piatto sul tema del falso che ha contraddistinto altri piatti di questa edizione, quasi un tema sotterraneo. Il suo pollo fritto in realtà del pollo aveva solo la pelle soffiata. Il resto era un gioco realizzato con pane impregnato del grasso del pollo, la tostatura delle molliche e un uovo marinato, a ricostruire alla perfezione il gusto originale. Da bis.
Lasagna al ragu di cortile

Lasagna di Osteria del Mirasole

Se volessimo allungare la lista potremmo parlare della lasagna verde al ragù di cortile di Franco Cimini dell’Antica Osteria del Mirasole: memorabile; o della la Gramigna con anguilla, asparagi bianchi e spuma di cipolla bruciata di Athos Migliari di un golosità veramente unica.

Orzo di Bertrand Grebault

il piatto di Bertrand Grébaut

E non vorremo dimenticare il Risotto al polline di Pier Giorgio Parini (il Povero Diavolo di Torriana) così come l’interpretazione dell’agnello di Davide di Fabio (secondo in cucina con Massimo Bottura), fra paterno arrosticino abruzzese e materna cotoletta milanese, e con il Risotto all’orzo mantecato con crema di verdure, burro e parmigiano, il bravo Bertrand Grébaut (noto chef di Septime a Parigi) ha voluto rendere omaggio alla preparazione di un risotto: classico, amabilmente ruffiano.

Guillaume Monjuré

Guillaume Monjuré

Un vero peccato non poter riassaggiare oggi stesso il piatto con amaranto del geniaccio lionese Guillaume Monjuré (chef di Le Palégrié) che con la sua carica vegetale, amara e salina ci ha colpito tanto. Tanto da attendere fiduciosi la prossima edizione.

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