Perché l’olio di palma non è il demonio: parola agli esperti

9 luglio 2015

L’olio di palma è forse uno degli ingredienti più discussi del momento. C’è chi dice che sia cancerogeno, chi sostiene che faccia ingrassare o che crei dipendenza, c’è chi lo evita perché è il principale responsabile della deforestazione nel pianeta. Persino il ministro francese per l’ambiente Ségolène Royal ha invitato a non mangiare Nutella perché, contenendo questo ingrediente, mette a rischio l’ecosistema. C’è da dire che grazie al WWF e all’organizzazione no profit Rspo (Roundtable on Sustainable Palm Oil) in questi anni si sta facendo molto (con buoni risultati) per rendere la coltivazione e la produzione dell’olio di palma sostenibile. Quello che rimane da capire è: perché si utilizza olio di palma e fa davvero male alla nostra salute?

Palm fruit

Per prima cosa chiariamo che l’olio di palma è un olio vegetale ottenuto dalla spremitura a caldo del suo frutto (Elaeis Guineensis), come avviene per l’olio d’oliva, o dall’estrazione di olio dal suo seme (olio di palmisto). non influenza il sapore dei cibi, garantisce croccantezza e cremosità e possiede un alto punto di fumo È utilizzato nell’alimentazione da 10.000 anni e oggi è l’olio più diffuso al mondo (circa 52 milioni di tonnellate consumate nel 2012). Perché tanto successo? Perché questo ingrediente non influenza il sapore dei cibi, garantisce croccantezza e cremosità, ha un alto punto di fumo, ha un’alta resistenza all’ossidazione del tempo, non contiene i pericolosi grassi trans e costa poco. Per questi motivi è utilizzato tanto nell’industria alimentare (biscotti, merendine o altri prodotti da forno, cioccolateria, gelati, confetteria) ma è molto utile anche nel settore della cosmesi e della farmaceutica e si stanno studiando nuove applicazioni per il futuro.

olio di palma

Passiamo ora alla domanda cruciale: quali effetti ha l’olio di palma sulla nostra salute? Secondo Agostino Macrì, professore del campus biomedico di Roma e responsabile della sicurezza alimentare dell’Unione Italia Consumatori, a oggi non ci sono dati scientifici sufficienti per dare una corretta valutazione dei benefici o dei rischi di questo prodotto.
Sicuramente ha un buon contenuto di grassi saturi, quelli che incidono sul colesterolo LDL cattivo (circa il 50%, ma il burro ne contiene quasi il 70%), ma si mantengono in equilibrio con i grassi insaturi. Inoltre un singolo ingrediente non può essere responsabile del nostro stato di salute, che dipende da un equilibrio dinamico tra fattori ambientali e fattori endogeni (genetica, fluttuazioni ormonali, invecchiamento) come ha spiegato Sebastiano Banni, professore di fisiologia molecolare dell’università di Cagliari.

olio di palma

È interessante anche dire qualcosa di più sull’acido palmitico contenuto nell’olio di palma e spesso accusato di essere la fonte di ogni male: questo acido è presente, in basse quantità, anche nel latte materno (20% sul totale degli acidi grassi), così come nel burro (26%), nel lardo (25%), nell’olio di mais (23%). Nell’olio di palma è maggiore (45%) ma il professore Banni ha aggiunto che questo acido è presente naturalmente nelle membrane cellulari, serve a immagazzinare la vitamina A, è un precursore di molecole bioattive e viene prodotto naturalmente dal nostro corpo. L’importante è mantenere sempre un equilibrio e su questo siamo tutti d’accordo: ci vuole un’alimentazione varia e bilanciata e attenzione alle fonti di informazione.

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