Com’è nato il Martini cocktail?

22 luglio 2015

Il giornalista Henry Louis Mencken definì il Martini cocktaill’unica invenzione americana perfetta come un sonetto”. Sulla perfezione non si discute, ma sulle origini sì, come per tutte le leggende. Per alcuni, va ricercata nella nobilissima professionalità di Jerry Thomas, il re dei cocktail, autore del primo ricettario  sull’arte di miscelare gli alcolici e inventore del Martinez; se il Martinez, codificato già negli anni ‘80 dell’Ottocento, possa considerarsi un precursore del Martini, va indagato nei suoi ingredienti: vermouth rosso, gin, scorza di limone o una voluttuosa ciliegia. Chi non si è lasciato convincere, può affidarsi a altre versioni del mito. per alcuni il padre del martini cocktail è jerry thomas, altri lo collegano a un barista italiano di new york, altri ancora a julio richelieu I patriottici che non vogliono lasciare nulla all’America possono attribuire il Martini al talento del barista italiano che, nel Knickerbocker Hotel di New York, avrebbe con questa trovata omaggiato John D. Rockefeller, annoiato dal suo solito Gin and French. I francesi preferiranno credere alla figura di Julio Richelieu, un barman trapiantato a San Francisco che avrebbe reso onore a un generoso minatore con il nuovo cocktail. La trovata dell’oliva deriverebbe nel primo caso dalla necessità (finiti gli stuzzichini, il barman originario di Arma di Taggia, in Liguria, si sarebbe visto costretto a offrire le olive della sua scorta personale); nel secondo dalla volontà di stemperare  i sentori iodati del vermouth. La connessione più facile, poi, è con la storica azienda Martini & Rossi, attiva fin dalla metà dell’Ottocento.

james bond

Quando si cercò di lanciare Domenica Bertè sul mercato internazionale, si scelse per lei un nome che fosse tra i 3 italiani più famosi al mondo, dopo pizza e spaghetti: nacque così lo pseudonimo Mia Martini. Questo aneddoto restituisce il senso della popolarità del cocktail, diventato presto vero fenomeno di tendenza. James Bond lo ordina abitualmente nella versione Vodka Martini, precisando col suo tono ruvido e elegante: “Agitato, non mescolato”. Ernest Hemingway ha battezzato un’altra variante: il colonnello Montgomery in Di là dal fiume chiede un cocktail molto secco in cui la proporzione tra gin e vermouth sia di 15/1.

martini cocktail

Nella lista ufficiale dei cocktail dell’IBA (International Bartenders Association), il Martini è registrato come Martini Dry. Nella sua preparazione, nulla può essere lasciato al caso: si tratta di un cocktail semplice e perfetto, per il quale va rispettato ogni dettaglio. Il bicchiere è la coppa Martini, contraddistinta da base piatta, lungo gambo sottile, forma conica rovesciata con ampia apertura. Fatto imprescindibile: deve essere ghiacciato. Le controversie sulle origini del Martini si riversano nelle discussioni sull’invenzione del bicchiere, diventato tanto riconoscibile da concedere il nome Martini a qualsiasi bevanda vi sia servita.  Lo shaker va riempito di ghiaccio per poi aggiungere, nelle quantità desiderate, vermouth e gin. A questo punto, il barista di James Bond deve agitare, tutti gli altri possono mescolare.

martini cocktail

Se siete di quelli che amano rivisitare i classici, potete tentare con il Martini Smoked (bisogna aggiungere qualche goccia di scotch single malt), il Dirty Martini (più olive o una piccola addizione di salamoia), lo Sweet Martini (con vermouth rosso), Vesper Martini (un’altra passione di James Bond, con l’aggiunta di Lillet Blanc) o giocare con le guarnizioni  (dai sottaceti alle scorze). Bevendo, ricordatevi di assumere l’atteggiamento adatto, il Martini è simbolo di lusso, intraprendenza, fascino: tirate su le spalle e scurite la voce. Mentre sfoderate il migliore dei vostri sguardi assorti, ricordate che per Cole Porter il Martini è la fonte della giovinezza, in Two little babes in the wood canta: “They have found the fountain of youth, is a mixture of gin and vermouth”.

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