Modi alternativi per ubriacarsi a Londra: Alcoholic Architecture

9 settembre 2015
di Tokyo Cervigni

I tempi cambiano, e con questi anche le abitudini. Se è vero che in Italia siamo cresciuti con l’idea della tradizionale e inglesissima ora del tè, la routine quotidiana dei Londoners prevede che questa si sia trasformata oggi in un più conviviale beer o’clock, momento del dopo lavoro in cui uomini in giacca e cravatta e donne in tailleur depositano la loro dignità in fondo a un cassetto per qualche ora, smaltendo le lunghe ore di lavoro a suon di ale calde e sgasate (tutto sommato bevanda non così diversa dal tè). alcoholic architecture è un temporary bar immerso in una nebbia alcolica Londra è di fatto una città in cui la cultura del bere è molto ben sviluppata, non solo attraverso pub e cocktail bar di grandissimo livello, ma anche grazie ai londinesi che sanno bere e apprezzano il saper bere. Non facile dunque suggerire modi alternativi per ubriacarsi, in una città in cui l’alcol è cultura. Così, Bompas e Parr, due architetti riconvertiti al food design e già famosi per diverse istallazioni, hanno aperto a inizio agosto un temporary bar in una cattedrale gotica dietro al Borough Market, uno dei mercati più celebri di Londra. Il nome? Alcoholic Architecture (1 Cathedral St).

Alcohol Architecture

Ok, tutto molto bello, ma che roba è? Alcoholic Architecture è un bar con una nebbia di alcol molto fitta (non si riesce a vedere le persone con cui si è seduti): l’umidità della sala è del 140%. L’idea è quella di far ubriacare gli ospiti non solo facendoli bere, ma anche respirando la nebbia d’alcol. Il bar, che sulla carta si presenta come una passeggiata mattutina in pianura padana ancora ubriachi dalla sera prima, è reso ancora più improbabile da decori e modi in cui l’esperienza si svolge.

alcohol architecture

Ancora prima di entrare sono distribuiti dei piccoli impermeabili, molto simili a quelli che tirano fuori i turisti sandalo e calzino quando piove. Inutile vestirsi per l’occasione perché in quella nebbia di alcol non si vede nulla; gli abiti odorerebbero di distilleria ab aeternum; ricreare uno stile di bar ispirato a miami beach e fuso con le atmosfere degli speakeasy l’impermeabile trasformerebbe anche Kate Moss nella Signorina Silvani. L’atmosfera è ancora più insolita se si conta che, oltre a non vederci praticamente nulla, sono presenti luci di neon rosa e blu che creano uno spazio viola. L’intenzione, a quanto dice Sam Bompas, direttore del bar, era quella di ricreare uno stile di bar ispirato a Miami Beach e fonderla con le atmosfere degli ormai sdoganati speakeasy. In questo è sempre stato apprezzabile lo sforzo cinico degli inglesi nel voler rompere abitudini usando estremi.

alcohol architecture

La realtà è che nell’Alcoholic Architecture ci si sente immersi in un film horror come neanche il migliore dei Wes Craven avrebbe potuto: nebbia, voci di persone che non vedi, luci pop e psichedeliche. Quando poi ti accorgi che alcuni dei drink sono serviti dentro a un cranio (vero), sai per certo che probabilmente 50 minuti, la durata di una sessione nel bar, sono anche troppi. Anche perché, con tutta la bravura che il barman Johnny Brissenden (ex braccio destro di Tony Conigliaro) può metterci, quando i cocktail proposti sono fatti utilizzando principalmente alcolici di natura monastica quali Chartreuse, Benedectine e birra trappista, l’unica cosa di cui si può essere certi è l’ulcera. Fulminante. Irreversibile.

alcoholic architecture

Eppure l’Alcoholic Architecture ha dell’incredibile. Bompas e Parr sono stati capaci di creare il bar perfetto per avere un appuntamento al buio: un luogo mistico in cui, anche se si avevano dubbi sulla bellezza del proprio accompagnatore o accompagnatrice, ma ci si può davvero ubriacare respirando alcol per 50 minuti? la nebbia permette prima di offuscare il suo viso, poi di ubriacare, rendendo piacevole anche la peggiore compagnia. Il tutto in un luogo assurdo e fuori dal tempo, in cui è come se ci si proiettasse in un’altra dimensione, rendendo di fatto l’incontro un momento forse mai esistito. Perché in fondo quel che ci si domanda è: “Ci si può ubriacare respirando alcol per 50 minuti?”. In effetti sì: quando si ritorna a camminare fra le vie che corrono fra London Bridge e il Borough Market ci si sente spaesati. Soprattutto se si è scelto di saltare sapientemente il pranzo.

alcoholic architecture

Benvenuti dunque all’Alcoholic Architecture, porta d’accesso per una dimensione parallela, fatta di ambienti a metà fra il goth e la disco con un solo e unico fine: trovare nuovi e bizzarri modi per ubriacarsi in quel di Londra.

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  • Ann Charlott Ommedal
  • Marcus Peel

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