Expo: la cucina del Giappone di Tokushima

10 settembre 2015

Quali sono i colori del Giappone? Alcuni potrebbero pensare al bianco e al rosso della bandiera del Sol Levante, altri al rosa dei ciliegi in fiore; ma in Giappone c’è una regione, sull’isola di Shikoku, il cui colore invece è l’indaco. Nella prefettura di Tokushima, la prefettura di tokushima è ospite d'onore del mese di settembre nel padiglione del giappone a expo infatti, da sempre si tingono i tessuti: durante il periodo Edo, dal 1603 al 1868, la regione riforniva tutto il Giappone di colore aizome, un tipico blu scuro dalle tonalità violette, che potrebbe esservi capitato di vedere anche all’Expo di Milano. La prefettura di Tokushima è stata infatti ospite d’onore nel mese di settembre nel padiglione del Giappone; per sottolineare la vicinanza al Bel Paese, oltre a portare le sue specialità alimentari, la sua tipica danza Awa e la tradizione della tintura dei tessuti, ha anche pensato di rinominarsi come la regione dei Giapponesi Azzurri, ribattezzando il proprio colore, l’indaco, con quello di una tonalità decisamente più familiare ai visitatori italiani.

Kaizoku Cuisine

In realtà, le somiglianze fra la regione giapponese e l’Italia non si limitano alle sfumature del blu: la principale è che Tokushima, come la Sicilia, può vantare uno stretto dalle acque calde, in cui si agitano correnti vorticose. Al pari di quanto avviene al largo di Scilla e Cariddi, sotto il ponte di Naruto si formano quotidianamente gli omonimi gorghi, larghi fino a 20 metri e habitat ideale per pesci dalle carni forti e saporite, come quelle del grongo locale.

seriola agli agrumi

seriola agli agrumi

Sulla terraferma, proprio come in Sicilia, crescono gli agrumi; con la differenza che qui non si tratta di arance e di cedri, ma di yuzu e di sudachi, più piccoli e dall’aroma intenso. Se lo yuzu è paragonato al bergamotto, il sudachi dalla buccia e dalla polpa verde è più simile a un limone particolarmente aspro: non si mangia da solo, ma è perfetto per accompagnare altre specialità locali come la seriola cresciuta fra le forti correnti (magari servita in una coppetta di buccia di yuzu per lasciare un delicato aroma anche sulle dita), o per preparare un sake profumato da gustare freddissimo, quasi come un limoncello molto meno dolce, adatto anche a essere servito durante un pasto.

Sobagome-Soup

sobagome zosui

Chi preferisce le bevande calde a Tokushima può trovare il tè scuro e fermentato Awa Bancha, oppure optare per il salato con la Sobagome Zosui, zuppa leggera di grano saraceno tipica delle zone di montagna, inadatte alla coltura del riso. È chiamata anche zuppa della nostalgia, perché si dice che i primi a prepararla furono dei samurai, nascosti fra i monti di Iya per sfuggire all’obbligo della guerra e nostalgici delle terre natie.

patate dolci

naruto sintoki

A Tokushima ci sono anche le alghe, il riso, un famoso piatto di ramen con uova e maiale agrodolce, e non mancano ovviamente i dolci. Gli agrumi, il tè e i fagioli rossi sono utilizzati per preparare creme o dolcetti glutinosi simili a gelatine molto dense; le naruto sintoki sono piccole patate dolci da addentare come fossero snack ma forse la soddisfazione maggiore la regalano le Naruto Sintoki, patate dolci piccole e rosse da addentare come fossero snack: si cuociono al forno, oppure fritte o al vapore, e si mangiano con le mani, senza necessità di nessun condimento. Si dice che la loro naturale dolcezza sia dovuta a un clima simile a quello del Mediterraneo, e che la consistenza farinosa ricordi il terreno sabbioso in cui crescono. Ma ciò che importa in questo caso, dai gorghi di Scilla e Cariddi a quelli di Naruto, da Tokushima all’Expo, è concentrarsi sul gusto delizioso della loro semplicità.

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