Intolleranze alimentari: i test non sarebbero attendibili

25 settembre 2015

Ogni anno sono prescritti ed effettuati 4 milioni di esami per scoprire a quale sostanza siamo allergici. Dall’allarme nichel, lattosio o glutine, il risultato è una schiera di allergici immaginari. Questi test, positivi 9 volte su 10, sembrano non avere alcuna attendibilità diagnostica scientificamente provata. Ciò che è stato più volte dimostrato è invece lo spreco degli oltre 300 milioni di euro impiegati ogni anno per eseguire tali test. Secondo la Società Italiana di Allergologia Asma e Immunologia clinica (Siaaic), circa 8 milioni di persone clinicamente sane imputano a cibi o sostanze la causa di alcuni malesseri per effetto di un condizionamento psicologico o di una suggestione. Test clinici, scientificamente e statisticamente dimostrati, rivelano che gli italiani realmente allergici ai cibi sono circa 2 milioni: 600 mila bambini e 1.3 milioni di adulti. ogni anno vengono sprecati 3 milioni di euro per test non attendibili A questi dati si aggiunge la questione delle intolleranze alimentari, molto spesso scambiate per allergie: “Purtroppo le intolleranze alimentari, confuse per di più dalla maggioranza con le allergie vere e proprie – spiega Walter Canonica, presidente Siaaic a Repubblica.it –  sono ormai una moda con cui si spiegano i sintomi più disparati: chi non riesce a dimagrire spesso si convince che sia per colpa di un’intolleranza, mentre nessuna di quelle reali può far ingrassare. Orticaria acuta, sintomi gastrointestinali e anafilassi sono i segni distintivi delle allergie, ma oggi basta avere una stanchezza inspiegabile, qualche difficoltà digestiva, mal di testa, dolori alle articolazioni o altri disturbi aspecifici e non facilmente inquadrabili per auto-diagnosticarsi un’intolleranza alimentare prendendo di mira un cibo quasi a caso“.

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Da questa autodiagnosi imperfetta deriva l’esborso dei 300 milioni di euro di cui prima, necessari a eseguire esami inutili. Tra i test messi al bando dagli esperti della Siaaic ci sono il Vega test, la Biorisonanza e il Test della forza del capello che, con i loro risultati quasi sempre positivi, creano false diagnosi non attendibili. Per venire incontro ai medici meno esperti e ai pazienti, la Siaaic ha pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Molecular Allergy alcune linee guida per la diagnosi delle allergie alimentariDalla Società italiana di allergologia arriva una guida dedicata ai meno esperti per riconoscere i sintomi delle reali allergie alimentariLe metodiche diagnostiche attuali sono molto raffinate e ci consentono, nel caso delle allergie alimentari, di individuare con precisione a quale porzione, proteina, dell’alimento si è realmente ipersensibili – dichiara Mario Di Gioacchino, vicepresidente Siaaic sempre a Repubblica.it – questi strumenti sono essenziali, perché permettono di dare ai pazienti indicazioni più accurate rispetto al passato, migliorando nettamente la loro qualità di vita: in alcuni casi ad esempio è possibile consumare un frutto a cui si è allergici togliendone la buccia, oppure un alimento si può mangiare una volta cotto. Dipende dalle proteine specifiche che sono coinvolte nell’allergia, conoscerle oggi è possibile e significa anche sapere se il paziente è a maggiore o minore rischio di reazioni severe fino allo shock anafilattico“.

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La domanda allora sorge spontanea: come si fa a capire se siamo realmente allergici ? Risponde Di Gioacchino “Le linee guida della Siaaic vogliono proprio indicare ai medici il corretto percorso diagnostico. Il vademecum dedicato ai pazienti vuole invece essere una guida per riconoscere i sintomi di possibili allergie e per trovare le risposte che servono davvero”. In questo senso potrebbe venirci in aiuto una sorta di diario alimentare dove scrivere tutto ciò che mangiamo per poi eventualmente associare la reazione allergica al cibo. “Sarà lo specialista – dichiara Donatella Macchia, responsabile allergie alimentari Siaaic – a sottoporre il paziente agli esami adeguati per capire se si tratta di un’allergia o di un’intolleranza o se non c’è nulla di tutto questo di cui preoccuparsi”. Nel vademecum sono state anche inserite le eventuali risposte che un paziente dovrebbe attendere da un medico qualificato e alcune indicazioni per i ristoratori affinché siano in grado di rispondere alle richieste dei clienti che dichiarano un’allergia.

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