Guida Vini d’Italia L’Espresso 2016: le nostre impressioni

7 ottobre 2015

La guida Vini d’Italia 2016 dell’Espresso, uscita nelle librerie e nelle edicole in questi giorni, svela le proprie Eccellenze 2016 e lo fa attraverso indicazioni e scelte ben precise, come uno dei due curatori Fabio Rizzari ci tiene a sottolineare dal proprio blog: niente aggiustamenti, nessun equilibrio da rispettare, solo il meglio finisce nell’elenco dei migliori vini in base agli assaggi. Interessanti le indicazioni offerte da questo elenco, proviamo a estrapolare qualche dato significativo: ecco le nostre impressioni sull’edizione di quest’anno.

  1. vigneto orsiAutoctono è meglio, bio ancor di più. Evidente e schiacciante la vittoria dei vini da vitigni autoctoni. Questo risultato non è più ascrivibile alla sola moda o alla sola ideologia ma è il segno di come ormai i produttori italiani siano riusciti a entrare pienamente in sintonia con il materiale ampelografico a loro disposizione. Esaltandolo, preferibilmente attraverso un’agricoltura attenta al territorio come dimostrano i molti premi dati ad aziende che fanno del minor impatto ambientale il proprio cavallo di battaglia.
  2. versare il vinoItalia terra di rossi. Appare evidente il risultato: dei 223 premiati ben 143 sono vini rossi contro i 52 bianchi. Ovviamente forte il contributo da questo punto di vista del Piemonte e della Toscana dove la qualità della produzione di prestigiosi (da ogni punto di vista) vini rossi è predominante. Elevato il numero di vini dolci al top (17) mentre le bollicine sono 9, la maggior parte dislocata nei territori tradizionali, quali la Franciacorta e il Trentino – Alto Adige, a discapito di altre denominazione che stanno avendo grande successo, a cominciare dal Prosecco e dal Lambrusco. Due soli i rosati ed entrambi abruzzesi, a conferma della grande versatilità del Montepulciano.
  3. Barolo_2Piemonte batte Toscana 50 a 48. Come tutti gli anni si rinnova il duello tra le due regioni: la spuntano di poco i piemontesi, aggiudicandosi al contempo il massimo riconoscimento di 20/20 per il Barolo 2011 di Bartolo Mascarello. Barolo batte Brunello 25 a 14 malgrado per quest’ultimo fosse in ballo la celebrata annata 2010. Buona performance del Chianti Classico con 9 eccellenze, sui livelli del Barbaresco che se ne aggiudica 10. La Toscana recupera con i Supertuscan e soprattutto sui vini dolci, a cominciare dai Vin Santo, che rappresentano una fetta importante della regione con ben 5 eccellenze.
  4. bottiglie di vinoQuestione di annata. Indicazioni interessanti nella lista, ovviamente condizionate anche dalla disponibilità delle annate in degustazione. Ben 29 Eccellenze tra i 2014, soprattutto tra i bianchi d’annata presenti con 22 referenze. A dominare Alto Adige e Friuli, a conferma della tradizione bianchista delle regioni e la capacità di fronteggiare ad un’annata complicata. Ben 63 i vini dell’annata 2013, annata mediamente tardiva e capricciosa ma che ha saputo regalare vini tesi e succosi, soprattutto tra i bianchi con le riserve e le selezioni che hanno saputo conquistare i palati dei collaboratori e dei curatori. Dal 2012 in poi è ovvio il predominio dei rossi da medio e lungo invecchiamento, con la calda annata 2011 che riesce ad imporsi sulla più blasonata e fresca 2010.
  5. MascarelloCuriosando per lo Stivale. Due le regioni a tinta unita: escludendo le regioni con un solo premio (Basilicata e Calabria), le Marche vedono il dominio dei bianchi (tra cui quello con il punteggio più alto, Gli Eremi 2013 La Distesa con ben 19/20) e un forte contributo del Pecorino, ormai vero competitor piceno del Verdicchio. Al contrario la Puglia si tinge completamente di rosso con il contributo fondamentale del Primitvo (di Manduria e Gioia del Colle). Il Trentino e la Valle d’Aosta vanno controcorrente rispetto all’immaginario collettivo vedendo prevalere i propri rossi, il Soave in Veneto riesce a superare nettamente l’Amarone. In Friuli, Liguria e Campania regna l’equilibrio, in Sardegna la torta viene spartita tra vini dolci e rossi, in Sicilia l’Etna si conferma territorio di prim’ordine sia sui bianchi che nei rossi. L’ Abruzzo sfoggia la sua produzione eclettica, addirittura ben quattro tipologie premiate in Emilia Romagna, Umbria e Lazio piazzano gli unici due spumanti al di sotto del Rubicone. Al tavolo dei secchioni quest’anno si aggiunge un produttore non Piemontese: c’è Sabino Loffredi di Pietracupa (Campania) con 3 eccellenze a far compagnia a Giuseppe Mascarello e Figlio (Piemonte), Prunotto (Piemonte) e Giacomo Conterno (Piemonte). Al comando anche quest’anno Roagna (Piemonte) con 4.

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