Food on the Edge: gli chef raccontano il futuro del cibo, e noi ci saremo

13 ottobre 2015
di Tokyo Cervigni

Lunedì prossimo 40 chef e alcuni produttori provenienti da tutto il mondo, si incontreranno a Galway, sulle scogliere occidentali dell’Irlanda, per il primo Food on the Edge. Noi ci saremo per raccontarvelo. Ma raccontare cosa? Si tratta di un altro congresso di cibo? Non esattamente. Come dice lo stesso organizzatore del festival, il cuoco JP McMahon dei ristoranti Cava e Aniar a Galway: “Ci incontreremo per discutere la tematica sul futuro del cibo e sarò orgoglioso di presentare finalmente ai miei colleghi i prodotti dell’Irlanda”. L’Irlanda è infatti ancora orfana di una personalità e di un comunicatore che possa dare prestigio mondiale alle proprie tradizioni. Un personaggio che sappia comunicare come Darina Allen ha fatto, e continua a fare, con la sua Ballymaloe Cookery School.

JP McMahon

JP McMahon

Food on the Edge rappresenta, dunque, un’occasione per portare i riflettori di cuochi e giornalisti sulla gastronomia e sul patrimonio di prodotti irlandesi. Non solo. Sfogliando il programma, infatti, si vede come i direttori del congresso abbiano tenuto caro il tema del futuro del cibo, facendo partecipare cuochi e produttori che potessero davvero mostrare non solo parole, ma anche azioni. Food on the Edge è il festival ideato da JP mcmahon per presentare i prodotti dell'Irlanda e per affrontare i problemi sul futuro del ciboI congressi gastronomici infatti, da quando René Redzepi ha concluso il MAD4 a Copenhagen con un “basta parole, ora i fatti”, sembrano diventati un po’ la parodia di loro stessi, cercando format che si avvicinino sempre di più alla terra, distaccandosi da un palazzo congressi. Basta leggere il programma del Food on the Edge per capire come questo sia un evento diverso, interessante da seguire: a essere presentati non sono piatti ma veri e propri progetti, con vocazione pedagogica e che finalmente mettono in risalto il ruolo sociale che può avere un cuoco. Una cosa che già poteva essere fatta durante i 6 mesi di Expo milanese, in cui non sono mancate proposte intelligenti, ancorate alla realtà e meno folkloristiche dell’ormai sdoganata tesi “mangeremo insetti”. Guardiamo più da vicino alcuni degli speaker che parleranno a Galway la settimana prossima.

Davide Scabin

Davide Scabin. Ancora lui? Si. Perché Davide presenterà il concetto, già presentato a Identità Golose, di Food Cleanic, il progetto portato avanti con l’ospedale Molinette di Torino e il dott. Matteo Goss per portare piacere gastronomico anche nella vita difficile di un malato sotto cure pesanti. L’aspetto più interessante di Davide Scabin è che con lui non si parla mai di cibo, ma di idee.

Ben Reade and Sashana Souza Zanella

Ben Reade. Ex-Studente dell’UniSG di Pollenzo. Ben è ancora fresco del successo di una campagna kickstarter per mettere in piedi il suo Food Studio a Edimburgo insieme alla compagna Sashana. Il Food Studio è un progetto che unisce ristorazione e ricerca sul territorio, per riportare al centro di un luogo non solo il piacere gastronomico, ma anche l’importanza dell’educazione di una cultura. L’obiettivo del Food Studio è di diventare il punto e il luogo tramite cui i produttori scozzesi possono trasmettere il loro lavoro al grande pubblico non solo attraverso lezioni, ma anche con esposizioni e corsi.

Daniel Patterson

Daniel Patterson. Al MAD 4, Daniel Patterson, insieme all’amico cuoco di Los Angeles Roy Choi aveva presentato l’idea di un fast food: Locol era il nome pensato, dalla fusione delle parole Local e Loco (matto in spagnolo). Non un fast food gourmet, ma un vero e proprio fast food, che potesse lavorare in modo sostenibile e inserirsi in un contesto sociale povero. Anche loro hanno finanziato il progetto tramite kickstarter, una prova delle necessità e dei tempi che cambiano: oggi per integrarsi bisogna saper parlare a tanti e non ai soli presenti a un congresso. Daniel si è impegnato così tanto in questo progetto che ha deciso di lasciare le cucine del suo ristorante bistellato COI.soylent
Phil Wood. Australiano e Head Chef del Rockpool di Sydney, Phil porterà in cattedra probabilmente la lezione più interessante di tutto il congresso: l’ascesa del Soylent. Perché, dato di fatto, la Soia nel male (e nel male) è il vero oggi del cibo, fra foreste disboscate e OGM. Il Soylent è un beverone proteico a base di soia che dimostra come oggi il cibo non sia più una priorità nelle spese di un Millennial (giovane di nuova generazione) e di come abbia perso totalmente la sua componente conviviale per fare spazio all’era dei computer e dei social network. Sempre più vicini al futuro del robottino Wall-E.

Roderick Sloan

Roderick Sloan. Scozzese di nascita, Roderick vive e pesca in Norvegia da oltre 10 anni, immergendosi nelle acque glaciali a 200 km a nord del circolo polare artico. Inutile dire che quelle acque sono ancora vergini e popolate da ricci e molluschi centenari. Il discorso che farà Roderick metterà in luce le condizioni in cui versa il mare, argomento di cui non si parla mai abbastanza e di cui noi tutti, con i nostri consumi eccessivi di plastica, siamo responsabili in prima persona. Cogliamo questa occasione non solo per presentare Food on the Edge, ma per chiarire, una volta per tutte, che il futuro del cibo non è fatto solo di insetti né di foraging. Il futuro del cibo si basa sulla consapevolezza di una situazione e sulla messa in pratica di azioni tese e a ribaltare questa situazione. Come quelle messe in atto da tutti i relatori che, tornati a casa, continueranno a lavorare sui loro progetti per il futuro del cibo.

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