Cosa sono le birre crafty e perché stanno spopolando

23 ottobre 2015

Vi ricordate lo scaffale delle birre nei supermercati di 10 anni fa? Poca scelta, che si attestava per lo più tra etichette tedesche, pochi nomi dal Belgio e grandissimi marchi europei. Avete presente, invece, lo stesso reparto in un supermercato odierno? a giudicare dai numeri la birra è diventata anche una buona opportunità commerciale L’offerta è semplicemente esplosa: i marchi proposti dalla GDO sono quintuplicati, segno che il consumatore di oggi (e non solo di birra) è attento, almeno superficialmente, a ciò che acquista e vuole avere la possibilità di scegliere. Oggi l’appassionato di birra ha davvero un’ampia possibilità di scelta e basta guardare ai numeri per averne un’immagine ancora più chiara: in Italia ci sono oltre 800 realtà brassicole attive (tra microbirrifici, brewpub e beer firm) per un totale di 445.000 ettolitri all’anno, pari al 3,3% della produzione totale di birra in Italia. Cosa più importante, questo settore ha un trend di crescita costante del 18% su base annua (fonte Fermento Birra n. 23/2015). Insomma, lungi da essere lo stesso fenomeno che agli albori del movimento birrario italiano, più di 18 anni fa, coinvolgeva poche persone e per lo più homebrewer, la birra diversa dalla lager è diventata una buona opportunità commerciale. E secondo voi i grandi produttori potevano stare a guardare? Decisamente, no.

produzione della birra

La corsa all’accaparramento dei consumatori è, quindi, sempre più calda. Personalmente, vedo la guerra dei birrifici industriali nei confronti di quelli artigianali come una sorta di soap opera davvero intrigante da seguire. le birre crafty cercano di imitare le birre artigianali pur essendo industriali I punti di svolta di questa telenovela possono essere riassunti in 3 momenti cruciali: generale indifferenza, totale spaesamento, massiccia reazione. Da quest’ultima fase, in corso tutt’oggi, nascono birre con 9 luppoli (di quali luppoli si parli però non si sa), quelle con pregiati ingredienti regionali, ma sotto forma di estratto secco. E poi le India Pale Ale, le Witbier e le Porter con una veste grafica tutta nuova che tende a ricalcare i successi del comparto artigianale. E si aggiunge, come se non bastasse, qualche produttore di vino volenteroso che inizia dal nulla a produrre birra, nonché aziende agricole che si improvvisano birrifici. Tutto questo è il crafty in salsa italiana, cioè una traduzione (ma per essere più precisi, direi un adattamento) del concetto di craft, cioè artigianale, su volumi, metodi e filosofie di produzione industriali.

birre supermercato

Come riconoscere il crafty? È un’impresa davvero difficile, così com’è difficile inquadrare il vero concetto di artigianale. Cercando di fare luce su questi due termini, possiamo dire che dietro la vera artigianalità si nasconde un artigiano, che è coinvolto direttamente nel processo di produzione e che sceglie con cura le materie prime che utilizzerà per il prodotto finale. Il crafty gioca proprio su questi aspetti, cercando di far passare prodotti industriali per artigianali, per inserirsi in un mercato in ascesa. Se fossimo oltreoceano, negli Stati Uniti, l’appassionante soap opera che ha come protagonisti i birrifici industriali e quelli artigianali andrebbe verso un’altra fase, quella dell’acquisizione, come quella di Goose Island o Blue Point da parte di AB InBev che solo pochi giorni fa ha inglobato il colosso rivale SABMiller. In attesa di scorgere altri sviluppi e con i pop corn in mano, stiamo a guardare.

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