E basta! Le novità che vorremmo per i prossimi eventi gastronomici

28 ottobre 2015
di Tokyo Cervigni

Nel mondo del cibo di solito funziona così: dopo i rumors, l’arrivo delle guide, dei risultati e delle discussioni che ne seguono, la fine dell’anno si avvicina e con questa si comincia anche a stilare il calendario che scandirà il 2016 della gastronomia. gli eventi gastronomici sono cambiati negli anni, a tratti in meglio ma a volte in peggio Fra i giganti in assoluto, il Melbourne Food and Wine Festival e il Salone del Gusto Terra Madre di Torino; i classici fra cui, Gastronomika, Omnivore e Identità Golose fra gli altri; e i piccoli eventi indipendenti che agiscono come elettroni liberi come AlMèni o il tutto nuovo Food on the Edge. Seguirli tutti, a meno che voi non siate uno chef invitato, sembra molto stupido oltre a essere un impegno oneroso importante. Il consiglio solitamente è quello di andare a questi eventi se c’è davvero un interesse da parte vostra nel seguire una tematica o per imparare qualcosa. Gli eventi in tutti questi anni sono cambiati, a tratti in meglio, a tratti in peggio. Possiamo dunque distillare le cose fatte giuste e fatte in modo meno corretto per dire cosa bisognerebbe aspettarsi da un food festival nel 2016.

identità golose

Alla luce di quanto accaduto nel 2015, in cui si è definita una tematica diffusa e che non bisognerebbe dimenticare immediatamente, quella di nutrire il pianeta. Eccovi dunque alcuni punti che proponiamo per migliorare la qualità di un evento enogastronomico.

  1. romito-formazionePiù progetti. Sapere cosa si fa nelle cucine è un bene: capire le tecniche, conoscere le brigate, scoprire nuove tecnologie. Certo è che se veramente il cibo preparato da un cuoco finisce nello stesso momento in cui è servito un piatto, non c’è molto da dire oltre al piacere effimero e palatale. Sarebbe bello vedere sul palco più progetti a lungo termine, che sia una scuola di formazione (come quella di Niko Romito), la creazione di un refettorio per i meno fortunati (come quello di Massimo Bottura) o anche un’idea meno impegnata socialmente e più legata alla cucina come l’Up & Down di Davide Scabin. I congressi sono momenti in cui ci si scambia idee e in cui è legittimo provocare se le provocazioni portano a discussioni costruttive.
  2. Vladimir MukhinMescolare le carte. Questo è il punto delle frasi fatte come: “Dare fiducia ai giovani” o “Non chiamare in causa i soliti noti”. Cerchiamo allora di dare un nuovo spunto, come sempre i momenti principali del congresso sono dedicati alle persone con più impatto mediatico, che finiscono per riempire le aule. E se invertissimo i ruoli? Mettiamo i personaggi più influenti agli estremi (inizio e fine) dei festival e rendiamo protagonisti della giornata con più attendance i nuovi volti (non per forza giovani, semplicemente nuovi) che hanno più cose da dire.
  3. salaNon solo cucina. Gli eventi gastronomici sono anche figli del divismo che hanno avuto gli chef negli ultimi anni. Ovvio che i cuochi rubino dunque la scena, essendo loro a dare visibilità a un congresso: non bisogna però dimenticare che i protagonisti non dovrebbero essere solo loro. In questo, c’è molto da imparare dall’Omnivore francese, che ogni anno si arricchisce di nuove masterclass quali Gli Artigiani che mette in scena i produttori, guardiani del territorio e fornitori d’eccellenza per i ristoranti. Altro esempio da seguire è quello della coppia Alessandro Pipero (Pipero al Rex) e Giuseppe Palmieri (Osteria Francescana) che con il loro “Siamo tutti camerieri” meriterebbero di nuovo gli onori di una sala gremita, come successe un paio di edizioni fa a Identità Golose, salvo poi un dietrofront nella direzione artistica del congresso.
  4. omnivoreMeno sponsor. Mai mi stancherò di ripeterlo: è ovvio che un congresso viva anche grazie alla generosità delle aziende che decidono di mettersi in mostra durante questi eventi. Ancora una volta, però, bisognerebbe prendere esempio dai francesi di Omnivore: gli sponsor restano limitati a un’area espositiva e non entrano né nelle sale, né nelle ricette dei cuochi che presentano, a meno che non sia il cuoco stesso a voler presentare un prodotto o una ricetta in particolare.
  5. Identità Golose 2014Il pubblico. La parte più bella, noi tutti. I congressi sono ormai diventati da anni una catwalk in cui selfie, falsi saluti e falsi sorrisi dorano i blogger di una pochezza umana incredibile. Cari uffici stampa, se il pubblico non è pagante (in quel caso nulla da dire) fate la selezione all’ingresso. Ne va del vostro congresso, perché è sempre stato il pubblico a determinare il successo o meno di un evento.

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