Kobe Desramaults chiude il suo ristorante In De Wulf

2 novembre 2015

La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno, in un weekend di fine ottobre: Kobe Desramaults chiude il suo epico ristorante In de Wulf, sito in Belgio, nel cuore delle Fiandre a Dranouter. Gli ultimi servizi saranno a dicembre 2016, ma al contrario di René Redzepi, che ha annunciato per lo stesso periodo la chiusura del Noma per trasferirsi in una nuova location, immersa nella natura e più vicina al tipo di cucina che vuole realizzare, a fine 2016 chiuderà il ristorante di kobe desramaults, in de wulf Kobe ha proprio intenzione di chiudere senza avere ancora un progetto nuovo e definito in testa: “Ho 35 anni e da 12 sono alla guida del mio ristorante. Il tempo della riflessione è arrivato. Ho sacrificato gli ultimi 12 anni della mia vita a In de Wulf, sarei un folle se continuassi a farlo, non ne ho alcuna intenzione. Non mi vedo legato a vita ad un singolo posto. Ho tante idee per la testa. Vedremo”. Dunque la decisione sembra irreversibile. Il dado è tratto: ci resta poco più di un anno di tempo per avventurarci nella bellissima campagna fiamminga e andare a mangiare in uno dei posti più suggestivi che vi possa capitare di incontrare. E sappiamo già che ci mancherà. Cerchiamo di spiegarvi perchè.

  1. in de wulfPer la perfetta simbiosi fra natura circostante, ristorante e cucina, come raramente capita di incontrare. I piatti parlano del paesaggio, delle storie di contadini, allevatori, pescatori (il mare è molto vicino) che producono la materia prima utilizzata, sempre e inevitabilmente, di stagione e di territorio.
  2. indewulf 2Per la tecnica messa al servizio degli ingredienti. Stufe, forni a legna, le ataviche ma riscoperte fermentazioni, per piatti precisi, essenziali: due, massimo tre ingredienti, il mondo vegetale protagonista, anche quando fa da apparente compendio a un astice commovente o a un succulento agnello.
  3. Per uno dei migliori pane e burro che possiate mangiare, così come il lardo alle erbe, tutti prodotti in casa. Inoltre dicono si faccia anche una colazione fantastica preparata dalla mamma di Kobe, se avete la fortuna di riuscire a prenotare una delle poche stanze prospicienti il ristorante: noi non ci siamo riusciti.
  4. Per il servizio, giovane, informale ma puntuale al quale si affiancano i cuochi che servono i piatti al tavolo, senza che questo appaia mai fuori luogo o alla moda, come da altre parti, ma assolutamente congruo e legato a quello che ci circonda
  5. kobeE infine, last but not least, perchè Kobe, il suo essere bohémien, intrinsecamente legato al suo In de Wulf, ci porta a vederlo fuori posto, sfocato, da qualsiasi altra parte, peggio ancora fosse una grande città. Ma magari ci sbagliamo noi, e allora prenotando un’ultima visita a Dranouter, restiamo in attesa di scoprire cosa ci riserverà il suo futuro.

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