Milano: apre Burgez, fast food di nuova (o vecchia?) generazione

12 novembre 2015

È nato a Milano il primo fast food di nuova generazione. Stasera, 12 novembre, in via Savona 15, si è festeggiata l’apertura di Burgez: e il nome, pure con una z vezzeggiativa, si rifà più alla scomparsa catena si rifà più allo scomparso burghy che alle hamburgerie gourmet degli ultimi anni Burghy che alle insegne fantasiose delle moderne hamburgerie. Burgez infatti non è un’hamburgeria: non ci si siede a un tavolo apparecchiato, non ci sono abbinamenti insoliti e neanche varietà pregiate di carne. Nel locale si entra e si ordina al bancone; i panini, Hamburgez, Cheeseburgez, Smoke Burgez e Big Burgez, sono una versione migliorata ma fedele dei classici hamburger di catena: in mezzo al pane si trovano semplicemente cipolle, pomodori, salse fatte in casa e, ovviamente, polpette di manzo. Un pasto veloce da tenere in una sola mano, senza la necessità di coltello e forchetta.

Simone Ciaruffoli

simone ciaruffoli

A differenza che nelle hamburgerie gourmet, non sono previste preferenze di cottura né varianti con carni pregiate: secondo Simone Ciaruffoli, ideatore di Burgez, le innegabili qualità della chianina, della fassona e del manzo di Kobe sono più apprezzabili in bistecca, che in una polpetta tritata e impastata. Senza dimenticare che la priorità di Burgez è quella di fornire una vera alternativa ai fast food di catena, mantenendo prezzi bassi alla portata di molti: un menu composto di cheeseburger, patatine e bibita costa meno di 9 euro.

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Per garantire la sostenibilità per le tasche del cliente Burgez ha comunque dovuto fare delle scelte. Andando oltre le teorie del chilometro zero e dell’ecosostenibilità a tutti i costi, Burgez fa arrivare gran parte degli ingredienti da molto lontano. carne tedesca, pane americano e patate olandesi compongono il menu La scelta della carne, tedesca e lavorata in Italia, si rifà alle origini germaniche dell’hamburger; il pane, leggero ma resistente per la quota di farina di patate contenuta, arriva da stabilimenti negli Stati Uniti; le patate sono importate dall’Olanda. Il risultato è quasi sempre succulento e gustoso (soprattutto per chi sceglie le varianti con doppio hamburger), ma in alcuni casi ci si chiede se tanti spostamenti siano davvero necessari. L’acqua che si serve da Burgez, l’Aquapax, ha sicuramente caratteristiche di alta qualità: è però raccolta in Germania, imbottigliata nel tetrapak nel Regno Unito e infine spedita in Italia. Il prezzo ne risente, anche se solo marginalmente: una scelta che può apparire come una piccola ma superflua contraddizione.

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Nella piena filosofia del fast food, ma anche per contenere spese ed emissioni dei trasporti, Burgez conta presto di espandersi con nuovi punti vendita. Nell’attesa, in via Savona si può godere di uno dei migliori effetti del mercato globale (e forse dell’Expo appena concluso): a pochi passi dagli hamburger italo-tedeschi di Burgez si trovano piccoli locali di cibi di strada giapponesi, francesi, americani e uno dei beer shop meglio forniti della città. Forse non è un caso che Burgez, privo di veri e propri tavoli, offra fra le opzioni per l’asporto anche quella in scatola, ottima per gli abbinamenti in compagnia e il consumo su qualche panchina nelle vicinanze.

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