Il Sapore del Successo? Forse no.

19 novembre 2015

Sì, lo sappiamo. Il momento storico impone di parlare di chef, cibo, ristoranti. Al cinema come al bar, nel sottoscala come a teatro, ma forse è stato già detto tutto. Se non tutto, parecchio. il 26 novembre esce nelle sale italiane il sapore del successo, pellicola di john wells con Bradley cooperSolo negli ultimi anni: è stato bello Chef, il film di produzione francese con Jean Reno e Michaël Youn per la regia di Daniel Cohen. È stato molto intenso Chef (e due), quello ambientato su un food track, scritto, diretto e interpretato da Favreau. È stato carino Amore Cucina e Curry, titolo disgraziato per The Hundred Foot Journey, leggera e delicata opera di Lasse Hallström. E poi arriva Il Sapore del Successo (in uscita nelle sale il 26 novembre): cast stellare guidato da un super palestrato Bradley Cooper, con Sienna Miller, Omar Sy, Daniel Brühl, Riccardo Scamarcio, Emma Thomson, per la regia di John Wells. Ecco la sinossi ufficiale:

Lo chef Adam Jones (Bradley Cooper) aveva tutto, ma lo ha perso. L’ex enfant terrible della scena gastronomica parigina aveva conquistato due stelle Michelin e il suo unico obiettivo era creare delle esplosioni di gusto. Per avere un ristorante tutto suo e l’agognata terza stella Michelin, Jones dovrà abbandonare le sue cattive abitudini e tirar fuori il meglio da quello che ha a disposizione, compreso l’aiuto della bellissima Helene (Sienna Miller).

gordon

E conclude con: IL SAPORE DEL SUCCESSO è una storia emozionante sulla passione per il cibo, sull’amore e l’importanza delle seconde opportunità. NO diciamo noi: IL SAPORE DEL SUCCESSO è la copia carbone del reality show Hell’s Kitchen quello col cattivissimo Gordon Ramsay, a lui ispirato e ispirato anche all’icona inglese dello chef spericolato per antonomasia: Marco Pierre White, interpretato da un attore super sexy as a chef can be. Et voilà, gli ingredienti per un successo al botteghino ci sono tutti. Certo, mancano un po’ le basi tecniche e di cose stonate alle nostre orecchie di esperti e fanatici ce ne sono parecchie: 3 in particolare che vale la pena approfondire.

  1. Non so perché ma in questo film si dà per scontato che uno chef che ha avuto 2 stelle dalla Guida Michelin in un ristorante chiuso ormai da diverso tempo, in qualche modo le erediti per tutta la vita e gareggi, una volta aperto un nuovo ristorante, per la terza stella. Ecco NO, non è così. Se passi due anni a pulire le ostriche tra una e l’altra esperienza, nessuno ti tiene in caldo le stelline, te le devi riconquistare da capo.
  2. Gli ispettori Michelin, secondo la pellicola, vanno sempre in due prenotando con nome falso. Uno arriva prima e si siede al bar, l’altro arriva dopo di mezz’ora. Ordinano un menu degustazione e uno alla carta (vorrei vedere quanti stellati te lo lasciano fare, allo stesso tavolo) poi, durante il pasto, poggiano a terra un forchetta per vedere se te ne accorgi. Fanno sempre così, sempre, in ogni caso. E invece NO! Non sono così scemi gli ispettori della Michelin, non seguono schemi così rigidi e soprattutto non poggiano a terra la forchetta a ogni pasto. Li avrebbero internati.
  3. Nessuno chiama la parete delle pentole: il Museo, anzi. Cari sceneggiatori, siete indietro di qualche anno. È vero che tutti i cuochi hanno Roner e Pacojet nella loro cucina, ma è da un po’ che la tendenza mondiale a voce di critici gastronomici e addetti ai lavori grida BASTA alle consistenze troppo tenere e chiede il ritorno di fuoco e pentole. Ma, capisco, essere aggiornati su questi temi non è il vostro lavoro, non ce la prendiamo.

Bradley

Imprecisioni a parte, il film scorre allegro tra un urlaccio, un rimpianto e una pomiciata, distrae per 1 ora e 41 minuti quanto una puntata di XFactor, e riempie gli occhi di testosterone, cibo buono e discretamente presentato, che non fa mai male. Andate dunque a vederlo, se queste premesse soddisfano le vostre aspettative.

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