Intolleranza al lattosio: ciò che c’è da sapere, raccontato da un intollerante

30 novembre 2015
di Simone Serra

Quanti di voi hanno sentito almeno una volta un amico raccontare del suo problema con il latte e i suoi derivati, ossia l’intolleranza al lattosio? Credo quasi tutti, considerata la recente diffusione planetaria della consapevolezza riguardo a questo problema, che a molti può sembrare quasi essere diventato più una moda che un vero disturbo. non si tratta di un'anomalia ma di una predisposizione genetica naturale Purtroppo però mi trovo a dovervi dare una brutta notizia: non solo stiamo parlando di un disturbo reale e molto diffuso, ma se avrete la pazienza di continuare a leggere scoprirete che in realtà non è neanche un’anomalia ma una predisposizione genetica naturale. Chi per sua fortuna non è mai stato costretto ad approfondire l’argomento non sa infatti che fino a circa 7000 anni fa tutta la popolazione umana tollerava il latte solo nei primi anni di età, esattamente come accade per tutti i mammiferi. Altro aspetto non molto noto è che oggi quasi 3/4 degli esseri umani adulti in tutto il mondo stanno male se bevono latte. Una notizia difficile da accettare per tutti noi amanti della pizza con la mozzarella, del gelato e cappuccino col cornetto, ma in origine la funzione del latte era esclusivamente di dare nutrimento ai cuccioli.

lattasi-lattosio

L’intolleranza al lattosio (o malassorbimento), è un fenomeno da non confondersi con l’allergia alle proteine latte, disturbo di tutt’altra natura molto diffuso nei primi anni di vita ma molto meno negli adulti. Il lattosio è il principale zucchero del latte, un disaccaride, cioè ha una molecola composta da due unità legate fra loro: il glucosio e il galattosio. Una volta giunta nell’intestino di un bambino, di un cagnolino o di un vitello, la molecola di lattosio è aggredita da un enzima chiamato lattasi che taglia il legame fra le due unità: soltanto separati il glucosio e il galattosio possono essere assorbiti dall’intestino. Se la molecola di lattosio invece resta intera non riesce ad attraversare le pareti dell’intestino e resta lì così com’è: in sé questo non sarebbe un problema, se non fosse che questa molecola rimasta nell’intestino richiama acqua ed è fermentata dalla flora batterica producendo gas e creando così dolori e disagi facilmente immaginabili.

intolleranza al lattosio

Questo è quel che succede a tutti coloro che a un certo punto della vita smettono di produrre l’enzima lattasi, cioè la maggior parte degli esseri umani eccetto una parte che discende da individui che nel periodo Neolitico nell’Europa centrale hanno sviluppato la capacità di produrre la lattasi anche da adulti, per un fenomeno di selezione naturale influenzato da varie cause, fra cui si ipotizzano la disponibilità di latte come alimento e i fattori climatici.

Diagnostica: quali test fare

breath test

Ma veniamo agli aspetti pratici. Chi, come me, ha deciso di andare dal medico per i continui disturbi intestinali e gonfiore persistente ha scoperto che il modo più sicuro per accertare il problema è un semplice esame clinico non invasivo che si chiama breath test e si fa sia in pubblico che in strutture private a costi relativamente accessibili. L’esame consiste nel bere la mattina un certo quantitativo di lattosio sciolto in acqua e poi soffiare a intervalli regolari (solitamente ogni mezz’ora o un’ora) in un rilevatore elettronico che misuri la quantità di idrogeno espirato. L’idrogeno è utilizzato come indicatore dell’intolleranza perché è prodotto proprio dalla fermentazione del lattosio non digerito nell’intestino ed è assorbito in circolo e quindi eliminato con l’espirazione. In alternativa, esiste un test genetico che è in grado di accertare se il soggetto ha scritta nel DNA la predisposizione per la persistenza della lattasi o no.

Alimentazione: come comportarsi

Dopo un periodo iniziale di panico e confusione si impara a convivere con il problema, fino al punto da non considerarlo più tale, soprattutto dopo aver constatato i notevoli benefici che conseguono dalla nuova dieta. l'intolleranza al lattosio è dose-dipendente, quindi meno lattosio si assume, meno si sta male Molti consigliano di imporsi per qualche mese un periodo di cosiddetta disintossicazione, cioè l’astinenza completa da qualsiasi traccia di lattosio, fino a poi poter reintrodurre con moderazione i cosiddetti prodotti delattosati, cioè il latte e i suoi derivati che nel processo di produzione sono stati sottoposti a procedimenti enzimatici di scissione del lattosio (proprio come avviene nell’intestino dei non intolleranti): questi prodotti riportano sulla confezione la dicitura senza lattosio, ma ne presentano sempre minime quantità (che generalmente vanno dallo 0,01 allo 0,5%, cioè rispettivamente 1 milligrammo e 0,5 grammi per 100 grammi di prodotto). Generalmente, molti intolleranti sono sensibili anche fino allo 0,1%, mentre la maggior parte sopporta lo 0,01%, chiaramente rapportato a porzioni di cibo moderate. C’è da considerare infatti che l’intolleranza al lattosio è dose-dipendente, a differenza delle allergie che si manifestano anche per esposizione a quantitativi infinitesimi di allergene: quindi meno lattosio si assume e meno si sta male. A volte si può star male dopo aver mangiato cibi irritanti o pesanti, come legumi, broccoli, fritti o prodotti lievitati, ma solo perché un intollerante può essere soggetto a irritabilità del colon o perché è presente una insospettata sensibilità ad altri ingredienti.

parmigiano

Con la stagionatura il lattosio tende a scomparire gradualmente: la maggior parte degli intolleranti sopporta formaggi a pasta dura stagionati oltre i 24 o 36 mesi. Diverso il discorso per la dicitura “può contenere tracce di“: di norma questi prodotti non contengono lattosio, ma riportano la dicitura come avvertimento nel caso in cui si verifichino contaminazioni accidentali in stabilimenti dove si lavorano anche prodotti a base di latte, circostanza rischiosa però in particolare per i soggetti allergici.

latte di mandorla

Alcune marche producono alimenti specifici per gli intolleranti, come biscotti, merendine, formaggi. Compatibilmente con i gusti personali, i tipi di latte alternativi (di soia, avena, riso, kamut) sono validi sia per i latte-dipendenti che come ingredienti alimentari. Si va sul sicuro inoltre con i prodotti per vegani.

Trattamento

integratori di lattasi

Difficilmente la capacità di produrre lattasi da adulti si può ripristinare, una volta persa del tutto. Se la carenza di enzima si è acquisita secondariamente per altre cause, in alcuni casi la condizione sembrerebbe essere reversibile. Per accertare la natura dell’intolleranza può essere utile il test sul DNA. Una vera e propria cura comunque non esiste. Esistono in commercio diversi integratori di lattasi, che non sono curativi ma vanno solamente assunti poco prima dei pasti in cui si sospetta possa essere presente lattosio, introducendo così l’enzima mancante per neutralizzare o ridurre i sintomi (proporzionalmente ai quantitativi presunti).

Regole fondamentali

Etichetta

Per i prodotti confezionati leggere sempre l’etichetta degli ingredienti, perché anche i prodotti più insospettabili possono contenere lattosio come additivo: ad esempio salumi, surgelati, minestre pronte, preparati liofilizzati, dado granulare, caffè al ginseng; così come alcuni prodotti sospetti invece possono non contenerne, come alcuni tipi di cioccolata fondente o di gianduia.

cameriera

Per i prodotti freschi e nei ristoranti, chiedere sempre al rivenditore o al cameriere, specificando non solo se c’è presenza di lattosio, ma per scrupolo anche elencando latte, panna, burro, formaggi: ben pochi infatti sono preparati in materia, anche se la legge impone di comunicare chiaramente gli ingredienti; nel dubbio è meglio esagerare.

intolleranza al lattosio

Attenersi alle prove fatte su se stessi: poiché ancora poco si sa e ognuno ha reazioni diverse a diversi alimenti e quantitativi, provare con piccoli quantitativi per valutare gli effetti su se stessi è sempre la strategia migliore. Per esempio, a una persona può far male il latte di soia (che non ha neanche una traccia di lattosio) ma non il gorgonzola.

Dodecalogo utile all’intollerante

  1. Formati di pastaPasta, pane, impasto della pizza, verdure, frutta, legumi e tutti gli alimenti di origine vegetale non contengono lattosio, a parte i casi in cui è utilizzato come additivo se si tratta di preparati industriali; se non specificato fra gli ingredienti è comunque una truffa, ma in mancanza di alternative bisogna attenersi alla buona fede.
  2. carne rossaLa carne non contiene lattosio, anche se secondo alcuni ne sono presenti tracce negli individui da latte (vitello, maialino, agnello, capretto) e alcuni raccontano di problemi con il manzo adulto.
  3. Nella scelta del latte e dei prodotti delattosati, è preferibile orientarsi verso quelli con un contenuto massimo dello 0,01% ed escludere 0,1% e superiori.
  4. gorgonzola e nociMolti formaggi a pasta molle come gorgonzola, taleggio e fontina sono stagionati e di conseguenza contengono molto meno lattosio dei formaggi freschi.
  5. Il burro classico contiene lattosio. Il burro chiarificato, ottenuto con un semplice procedimento di raccolta dei soli grassi del latte per sfioratura e reperibile in molti supermercati, è generalmente privo di lattosio.
  6. margarinaLa margarina vegetale non contiene lattosio, salvo in alcuni casi da verificare leggendo gli ingredienti.
  7. Il colorante E150d a base di caramello, presente nella cola e in molte marche commerciali di aceto balsamico, non contiene lattosio.
  8. Le diciture latte, latticello, burro anidro, latte in polvere indicano presenza di lattosio; acido lattico, lattato, burro di cacao no.
  9. latteLatte di bufala, di pecora, di capra e di asina contengono lattosio al pari del latte vaccino se non di più.
  10. Molti medicinali hanno il lattosio fra gli eccipienti: verificate sempre la composizione e consultate il medico.
  11. I prodotti igienici e cosmetici non creano alcun problema anche se contengono derivati del latte: non trattandosi di un’allergia da contatto, finché non sono ingeriti (andando incontro però a ben altri problemi) si può stare tranquilli.
  12. pizzaValutazione dei costi/benefici: se i sintomi non sono troppo fastidiosi, una volta ogni tanto vale la pena anche fare uno strappo alla regola per un piatto di cui siamo particolarmente golosi, senza esagerare con la quantità. Va anche tenuto presente però che a lungo andare l’intestino si può irritare con conseguenze ancora non del tutto note.

L’articolo è stato riletto e corretto con l’aiuto della nostra nutrizionista Silvia Cutolo.

I commenti degli utenti