Milano in 3 trattorie imprescindibili

15 dicembre 2015

Tra grattacieli e design, scansando spume e fusioni gastro-creative, a Milano c’è comunque spazio per la sostanza. Di quei posti che non mangi come a casa, ma ti senti propriamente a tuo agio. Di locali senza stelle ma che possono far tranquillamente sognare. Di trattorie che pur non essendo alla buona non richiedono la laurea in chimica per interpretare ciò che si ha nel piatto. Indirizzi golosi, veraci e profondamente umani. Ecco Milano in 3 trattorie, tre porti sicuri da tenere a mente.

Sauris & Borc da Bria

sauris e borc da bria

Il primo, fuori da tutte le rotte cittadine alla moda, è lassù, dove la città si sta per trasformare in un gomitolo di svincoli e tangenziali. Sauris & Borc da Bria (via Toselli, 2) è più di un locale, è un rifugio urbano, a metà strada tra la Carnia friulana e il Far West. Raccolto, carico di legno, caldo, quasi intimo e a suo modo romantico. La matrice gastronomica affonda nel profondo Nordest, con i salumi di Sauris che aprono il cuore (e l’appetito). E poi sua maestà il frico, nella sua scarna semplicità e incredibile pienezza, oppure i cjarsòns alle erbe (ravioloni carnici di grano saraceno con burro fuso, salvia e ricotta affumicata) in cui lo speziato saraceno abbraccia l’affumicato della ricotta, armonicamente avvolto dal burro nocciola. Non manca infine il richiamo austroungarico del gulash e la coscia d’oca arrosto, per poi chiudere con la classica gubana innaffiata nello spirito.

Trattoria della Gloria

trattoria della gloria

Ammettendo che esista un opposto a quanto sopra descritto, eccolo. Dall’altra parte della città e, in senso gastronomico, dello Stivale. La Trattoria della Gloria (via Borsi, 8 Milano) è una bomboniera: una sala unica, 3 vetrine che si affacciano quasi sui Navigli, il piatto che da solo merita una visita sono le linguine con prezzemolo, noci, olive di cetara e colatura di alici ma senza risentirne l’influsso modaiolo, nemmeno un po’. Patron schietto di origini salernitane, la signora (Gloria) sta in cucina a spadellare un menu che affonda le radici nell’acqua salata del Mare Nostrum, ma che non manca di controbilanciare con sapori padano-alpini. Il piatto che da solo merita una visita è una sintesi di equilibrio e sapidità: Linguine con prezzemolo, noci, olive di Cetara e la colatura di alici del presidio Slow Food. Imperdibile. Fanno venir voglia di essere assaggiate anche tutte le altre proposte in menu, dalla pizzottella fritta alle polpette al sugo, dalla pasta e fagioli alla mozzarella di bufala in carrozza, alle cime di rapa ripassate. E poi, dulcis in fundo, ci si scontra come per incanto contro il goloso sformato di mele oppure la torta morbida al cioccolato con un’azzeccatissima punta di zenzero.

Da Martino

da martino

Il triangolo si chiude anche geograficamente con una storica insegna, tra la stazione Garibaldi e l’enclave dagli occhi a mandorla. Da Martino si trova qui, in via Carlo Farini al numero 8. Da diversi decenni Sergio, il patron, nonché figlio del precedente titolare, cucina, serve, conversa e intrattiene. È un locale piccolo, con tavolini aggrappati l’uno all’altro tra cui si mischiano umori, chiacchiere e sapori che da un piatto fanno venire l’acquolina al commensale seduto vicino. Rimane lo spirito delle vecchie rosticcerie popolari e molto rapide. C’è un forno a legna dove si fa una pizza (alta, soffice, stile Spontini o da Giuliano, tanto per intenderci) che non è niente male. Ma il top è la carne: la fiorentina di Martino, sia di fassone piemontese che di chianina, che è cotta nella brace del forno a legna è davvero spettacolare. Così come la cotoletta croccante, morbida dentro, alta un dito e carica di pomodorini: in pratica una delle migliori della città.

Tutto sommato la felicità è una piccola cosa, scriveva Borges. E, in questi luoghi, di piccole grandi cose c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

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