Ehi chef, qual è il tuo junk food preferito?

11 febbraio 2016

Ok il fine dining, ok l’alta qualità, ma dopo ore al lavoro in cucina a comporre piatti,  lo chef torna a casa, apre il frigo e non è detto che abbia ancora voglia di mettersi a cucinare, non è detto che abbia voglia di mangiare cose serie. Un po’ di sano junk food, di cibo spazzatura, non guasta, e anzi rende uno chef molto più simile a noi, gastronomicamente parlando. Perché alzi la mano chi, a fine giornata, non ha voglia di un aperitivo con le patatine fritte e le noccioline oppure di scofanarsi un barattolo di Nutella davanti alla tv. Abbiamo chiesto a diversi chef quale sia il loro junk food preferito: ecco le nostre scoperte.

  1. BoerPer Eugenio Boer (Essenza Ristorante, Milano) il guilty pleasure per eccellenza sono i tramezzini. Non esattamente junk food, si potrebbe pensare, ma dipende da quanto sono alti, come quelli spettacolari che gli prepara la sua compagna e che lui adora. Farciti con salmone affumicato, formaggio francese, taramosalata (salsa greca a base di uova di pesce), maionese, burro di arachidi, patè.
  2. alessandro negriniAlessandro Negrini (Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano) ha una passione per le haribo, in versione sacchettone mix polka che compra in autogrill, e che mangia in un preciso ordine. Prima le rosse, poi gli orsetti dorati, poi le rotelle di liquirizia. Quelle quadrate le lascia per ultime (ha anche notato che nella busta per ogni rotella ci sono tre caramelle quadrate). Dopo aver finito il sacchetto puntuale subentra il morso di coscienza: si sta un po’ in astinenza, ma dopo una settimana si ricomincia. È una sorta di dipendenza. Degli anni ’80, che sono stati il periodo cult del junk food almeno in Italia, Negrini ricorda il formaggino Susanna, i bastoncini Findus e i sofficini. Infine, altro stra-cult, le barrette kinder: il figlio ne mangia mezza, lui tre.
  3. ugo_alciati_mediumUgo Alciati (Guido Ristorante, Serralunga d’Alba) adora mangiare i pop corn davanti alla televisione, un classico. I popcorn in questione però non sono preparati nel microonde, né con il burro, ma con olio extravergine d’oliva e in padella (quindi neanche troppo junk). Fra l’altro, dopo Expo, lo chef sta continuando il suo impegno anti-spreco: il Refettorio Ambrosiano di Bottura sarà replicato in diverse città italiane, tra cui Torino, e Alciati sarà alla guida (con, pare, Eataly) del progetto nella capitale sabauda.
  4. igor macchiaIgor Macchia (La Credenza di San Maurizio Canavese) adora il junk food asiatico, ma in questo caso si tratta più di uno street food. Una ciotola di riso al vapore con germogli di soia, accompagnata da una radice fresca di wasabi da grattugiarci sopra, che si può comprare a 1 euro su un bricco sperduto del Giappone. E poi l’ayu, un pesce che si mangia tutto intero, con tanto di interiora e uova, fatto alla griglia o fritto, pescato dai cormorani sui fiumi nipponici. Ma se vogliamo parlare di junk food sul suolo nazionale non ci sono dubbi: il panino con la mortazza dell’autogrill.
  5. Giuseppe IannottiGiuseppe Ianotti (Kresios, Telesio Terme), raggiunto in una pausa milanese mentre sta andando a Barcellona ci confessa che adora le chips di cotica di maiale, un classico che in Spagna accompagna il gin tonic e di cui fa scorta in valigia quando torna in Italia. In alternativa, quando rientra a casa, il panino del porcaro: pancetta, sottoli e salsiccia.

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