Un caseificio nel carcere di Rebibbia: il progetto di Vincenzo Mancino

15 febbraio 2016

Sono andata a trovare Vincenzo Mancino da ProLoco D.O.L. a Centocelle e mi sono fatta raccontare una storia. Una bella storia di storie possibili, di mondi possibili, di intenzioni e azioni che fanno la differenza e che portano la luce lì dove, spesso, regna solo il buio. Siamo a Rebibbia, all’interno del carcere femminile. il progetto di vincenzo mancino di proloco dol è di realizzare un caseificio all'interno del carcere di rebibbia C’e’ una gara di cucina tra detenute e una commissione esperta ed eterogenea è stata chiamata per premiare il piatto più riuscito, elaborato a partire dai semplici ingredienti forniti dallo spaccio interno al carcere, preparato su fornellini da campo e che racconti la storia di ciascuna di loro. Nella giuria c’e’ anche Vincenzo Mancino. Loro, le ragazze, sono tutte di diversa nazionalità, con storie e vite diverse che hanno tutte però condotto tra le stesse spesse, dure mura. Al termine della gara gastrnomica, vinta da una ragazza brasiliana con un’insalata di pollo e cocco dal nome evocativo – le spiagge di Bahia – Vincenzo Mancino è condotto a scoprire gli spazi interni del Carcere. È li che si trova davanti uno scenario insolito che lo colpisce notevolmente: un’azienda agricola con polli, conigli, verdure biologiche ed erbe aromatiche e perfino un piccolo gregge. È da qui, dall’immagine di un gregge, simbolica quanto reale, e da un ex pulcinaio inutilizzato, che nasce l’idea di un caseificio all’interno del carcere. Un’oppurtunita, un modo di promuovere la forza delle donne, di dare un luogo per sprigionare qull’energia imbrigliata connessa alla voglia di esprimere l’inespresso, in un sistema che ti fa scontare ma non ti recupera.

cibo libero

Ci sono realtà all’interno delle carceri circondariali, mi racconta Vincenzo Mancino, che fanno tutto per migliorare la qualità della vita dei detenuti e rendere produttivo il loro tempo. Così nasce questo progetto, che si chiama Cibo Agricolo Libero, voluto da D.O.L. e ProLoco circa un paio di anni fa. Un progetto voluto per reintegrare le detenute nella società e mostrare loro una nuova strada attraverso l’espressione delle loro energie e forze, che hanno investito male nel passato ma che non è detto debba essere canalizzata sempre nello stesso modo. Cibo Agricolo Libero – Energia Sprigionata è l’unico caseificio del centro di Roma all’interno di un carcere, all’interno del raccordo anulare. Un progetto iniziato nel 2014 e aperto ufficialmente dal 1 dicembre 2015.

rebibbia

Vincenzo, com’è stata impostata la filiera produttiva del Caseificio di Rebibbia?
La filiera chiusa rispetta tutte le normative e segue tutte i regolari procedimenti dei caseifici per la lavorazione del latte crudo. Unica eccezione, il latte: non potendo ancora usufruire del latte ovino interno, per carenza, per le condizioni igienico sanitario legate alla mungitura, e per ragioni qualitative legate ai verdi pascoli ricchi di profumi, è fornito dalla Cooperativa Bio di Poggio Mirteto, da pecore che si nutrono su coltivazioni prescelte e restituiscono un latte denso di aroma.

Come sono state selezionate le ragazze che lavorano all’interno del caseificio?
Le ragazze sono state selezionate con un mese di corso con casari esperti, un corso sia teorico che pratico aperto a 10 di loro, da cui ne abbiamo selezionate 4 attraverso un piccolo esame teorico attitudinale.

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita: è questo il senso?Esattamente: le ragazze stanno imparando un mestiere, una professione, e saranno autonome una volta lasciato il carcere. Le ragazze già adesso sono retribuite come se lavorassero all’esterno. L’investimento è a fondo perduto, senza nessun finanziamento pubblico: è tutto D.O.L.

vincenzo mancino

Quali tipologie di formaggi sono prodotte?
Formaggi sani e buoni. Formaggi femminili, facili al gusto. Formaggi a paste molli a stagionate, tutti da latte crudo. Non hanno nomi, ma hanno numeri e sono 5 formaggi e una ricotta. I numeri servono a sottolineare l’alienazione del carcere e la perdita d’identità. Il numero 1 è un conciato romano (passato da San Vittore a Rebibbia) caratterizzato e favorito dalla coltivazione delle erbe aromatiche già preesistente all’interno dell’Azienda Agricola, come rosmarino, timo, timo serpillo, lauro, serpillo, maggiorana, salvia, lavanda – lavorato in forme da 1,2 kg circa che permettono un maggior tempo di stagionatura e danno la possibilità agli oli essenziali sprigionati dalle erbe aromatiche di penetrare nella pasta. Il numero 2 è una toma a pasta semimolle con crosta liscia edibile; il 3 un ottimo candidum, che sta avendo un grande successo; 4, una pasta acida; 5 formaggella con tutte le florescenze stagionali ed erbe aromatiche; infine la ricotta.

caseificio rebibbia

Dove possiamo acquistarli?
I formaggi –  ne produciamo circa 20 kg al giorno – sono venduti all’interno dello spaccio del carcere, da D.O.L. (che lo vende nelle ProLoco) e li stiamo promuovendo attraverso quelle realtà distributive amiche che credono non tanto nel progetto, quanto nel gusto. Perché il formaggio si vende se è molto buono, a prescindere da chi lo abbia prodotto. È un formaggio sano, un lavoro serio,  impostato da ottimi casari e tecnici professionisti.

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