Identità Golose 2016: i protagonisti stranieri del congresso

22 febbraio 2016

Dopo l’avventura di Expo 2015 a Milano, era dura la sfida da raccogliere per Identità Golose, il congresso che da 12 anni raccoglie attorno a sé clamori e tremori della gastronomia nostrana: di cosa parlare quando abbiamo già parlato di (quasi) tutto a livello di cibo? La forza della libertà è il tema di questa edizione di Identità Golose Milano, molti gli ospiti stranieriQuando identità, sostenibilità, territorio sono argomenti già sentiti, la libertà sembra un concetto non alieno, e allora è facile declinare la storia dell’assenza di legami, non solo come spazio creativo necessario al mestiere del cuoco, ma anche come quella necessità di autodeterminazione nel piatto. Una curiosità ricettiva e la necessaria apertura verso il diverso diventano segni distintivi della cucina moderna: ecco allora che, consapevoli di non identificarsi solo quello che si mangia ma anche in quello che si accoglie, il tema di IG 2016 si declina su La forza della libertà e chiama a sé le voci più diverse della gastronomia internazionale, sforzandosi di spostare il dibattito sempre più sul coinvolgimento degli attori e della filiera intera.

Inghilterra

Isaac McHale

Isaac McHale

Tra i tanti protagonisti che si troveranno ancora una volta al centro Congressi per affrontare il tema della libertà, gli stranieri vantano notevoli presenze. Si parte con una impostazione molto british con Isaac McHale e Alyn Williams: il primo, nel suo Clove Club di Londra, propone una cucina inglese con notevoli accenti vegetali che si muove agile tra Danimarca, Francia e Italia, il secondo, nel cuore londinese di Mayfair lavora alacremente sul concetto di micro-stagionalità, sull’alleggerimento dei piatti e sulla  concentrazione dei sapori.

Spagna

Josean Alija

Josean Alija

Dalla Spagna raggiunge la città della Madonnina un intera squadra di stelle per raccontare la propria libertà rispetto ad una eredità pesante come quella di Ferran Adrià: Ricard Camarena, ritratto della mediterraneità e dell’imprenditorialità, fa della ricerca della concentrazione dei sapori e del recupero di prodotti autoctoni uno dei motori delle proprie cucine a Valencia. Josean Alija, in quel del Guggenhaim Museum di Bilbao, non poteva che farsi propulsore della nuova popolarità che vive la ricerca sui vegetale, approvvigionandosi direttamente dai produttori e dedicando addirittura cinque persone del sul staff alla ricerca pura. Miguel Ángel de la Cruz, nel mezzo della piana castillana vicino a Valladolid, viene a raccontare la sensibilità ai frutti della natura e alle sementi che lo hanno reso celebre per i risultati, che indagano i prodotti del territorio attraverso l’esaltazione degli aspetti meno scontati.  Chiude la squadra il duo composto da David Gil e Ruben Gongàles, che, dalle cucine di due creature dei fratelli Adrià, raccontano la storia di chi lavora per esaltare il percorso di un maestro liberandosi allo stesso tempo dell’eredità ingombrante.

Francia e Danimarca

matt orlando

Matt Orlando

Dal resto dell’Europa, arriveranno poi a Milano Matt Orlando, natali americani, che in una scatola di cemento in quel di Copenhagen condensa le esperienze passate a cavallo tra la Danimarca, la Francia e l’America, e Richard Toix, che proprio nel cuore della Francia lavora per svincolare la propria matrice per abbracciare spunti da diverse culture, da quella americana a quella sudorientale.

Americhe

Carlos Garcia

Dalle Americhe invece una doppietta di protagonisti: da Caracas infatti arriva Carlos Garcia, che nel suo Alto lavora non solo per i gourmet erranti, ma anche per la comunità in cui vive il ristorante, rapportandosi direttamente con i produttori e esaltando con maestria il prodotto principe del Venezuela, il cacao. Dall’altra America invece, quella a stelle e strisce, proviene Matthew Kenney, che ha liberato la propria cucina non solo dei prodotti di origine animale ma anche della maggior parte dei processi di cottura e modifica della struttura dei cibi: è il padre della cucina vegana crudista di stampo americano.

Asia

Margarita Forés

Margarita Forés

Infine, unica dall’Asia ma non per questo meno interessante, si potrà ascoltare Margarita Forés, vincitrice del premio di Miglior chef donna dell’Asia 2016 e grande conoscitrice della tradizione gastronomica nostrana nonostante la location del ristorante sia nelle Filippine: una storia di libertà non solo in cucina, ma anche nell’approccio alla vita con il passaggio da revisore dei conti a chef di successo.

I commenti degli utenti