10 cose che ho imparato durante Parabere

11 marzo 2016

Le donne del cibo, il cibo delle donne. È questo il tema principale della seconda edizione del Parabere Forum, piattaforma indipendente e no profit fondata dalla giornalista Maria Canabal e tenutasi a Bari presso Villa Romanazzi Carducci il 6 e il 7 marzo scorsi. un evento internazionale che ha raccontato storie di imprenditoria femminile e analizzato il tema della parità di genere Un evento internazionale nel sud Italia, patria della dieta mediterranea e delle diversità, un prezioso incontro di esperienze da tutto il mondo che ci ha raccontato storie di imprenditoria femminile nell’agroalimentare sostenibile e analizzato il tema della parità di genere in questo mondo ancora così profondamente sessista. Ma questa iniziativa nasce soprattutto dalla volontà di condividere l’esperienza di quelle donne, produttrici, chef, sommelier, scienziate, attiviste e giornaliste che hanno deciso di cambiare le proprie vite per il cibo etico, l’unico futuro auspicabile per l’intero pianeta.

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Sono le donne che nutrono il mondo”, soltanto l’incipit dell’intervento dell’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva riassume il suo grande impegno nel preservare la biodiversità e un ciclo produttivo che rispetti la bioetica.  “Il rapporto che una donna ha con il nutrimento è e sarà sempre diverso” ha affermato la giornalista Licia Granello, redattrice della sezione gastronomica di Repubblica, “portare in grembo dei figli e doverli nutrire cambia l’approccio con la natura”, e ancora “Mi piace definire le donne  cuori di panna e cervelli d’acciaio”. È questo che l’ha portata infatti nel libro Il Gusto delle Donne a raccontare venti storie di donne che hanno trasformato l’identità di genere in leva per la produzione virtuosa di cibo. Insomma, questa esperienza ci ha arricchiti da tanti punti di vista e per questo motivo appunteremo in breve ciò che il Parabere Forum ci ha insegnato che non sapevamo o che vale la pena ricordare.

  1. corcaoIl primo passo verso un’imprenditorialità valida parte dal basso, dall’esperienza di piccoli produttori che ci hanno messo le mani per generazioni. È questa l’esperienza diretta della chef Teresa Corcao e del gruppo Ecochefs che con l’aiuto del produttore di Manioca dell’Amazzonia  Mr. Benè hanno portato la cultura di questa preziosa radice, dalla quale si ricava la farina, in tutto il mondo ma soprattutto hanno innescato la condivisione di  tecniche di conservazione tradizionali e naturali davvero preziose.
  2. vandana shivaIl suolo della nostra terra è ormai malato per colpa dell’utilizzo di fertilizzanti che necessitano di un apporto sproporzionato di acqua per la reidratazione. Il prezzo da pagare per  questa agricoltura intensiva è troppo alto in termini di vite, di animali e di uomini e ci ha portati negli ultimi anni a perdere il 30% di specie di piante, animali e organismi benefici del sottosuolo. Vandana Shiva si batte ogni giorno per combattere questo sistema che mira a rispondere soltanto agli interessi delle corporazioni.
  3. La mentalità di un Paese può mutare con piccoli passi, il primo è la consapevolezza di essere detentori di un segreto, di un prodotto tradizionale che rappresenta una potenziale fonte di reddito. È necessario che ci siano sempre più tramiti tra la popolazione e questa consapevolezza. Un esempio clamoroso di questo processo lo ha portato la Dott.ssa Zoubida Charrouf che ha dato potere alle donne in Marocco con l’estrazione e la lavorazione dell’olio di Argan. Portando le donne nel mondo del lavoro si è arrivati ad una loro progressiva alfabetizzazione e al cambiamento di mentalità dei mariti che al principio non erano intenzionati a farle lavorare. Le cooperative di donne marocchine che lavorano l’olio di Argan sono al momento più di 300.
  4. luciana delle donneL’innovazione sociale per essere reale deve coinvolgere le categorie invisibili, cioè anche chi non produce. Luciana Delle Donne con  il suo ormai consolidato progetto Made in Carcere racconta una storia di cambiamento da grande donna d’affari  a volontaria  e il lavoro che nobilita queste donne e che permette anche di smaltire gli scarti dei laboratori tessili di tutta Italia. I suoi ultimi progetti sono nel campo del cibo però, da poco infatti con le sue squadre di donne ha realizzato dei biscotti del tutto biologici che parlano di terra. “Noi donne abbiamo il compito di stare sempre più unite”, afferma “non per il prodotto bensì per generare benessere interno lordo”.
  5. Tra le più grandi virtù delle donne c’è sicuramente la capacità di reinventarsi, di reagire alle sventure della vita con determinazione e senso di responsabilità nei confronti dei propri figli. È  quello che è avvenuto alla francese Dominique Loiseau, erede dell’impero del grande chef tre volte stellato Bernarde Loiseau. “Una bella stella non sparisce mai” racconta, e la sua infatti continua a vivere nel lavoro giornaliero che da vent’anni le ha permesso di conservare le tre stelle del marito e di continuare ad aprire e a gestire ristoranti di successo.
  6. I titoli non sono tutto. Si può diventare imprenditrici anche nascendo cameriere. La barman Carina Soto Velasquez e Barbara Lynch ne sono due perfetti esempi. Entrambe hanno fatto nascere locali tra i più importanti del mondo creando squadre di persone competenti e sfidando la mentalità di chi crede che solo gli uomini possano farsi carico di responsabilità e rischi.
  7. lara gilmoreChi dà spazio alle donne viene ripagato. Lo sanno bene Massimo Bottura e Lara Gilmore che hanno accolto nello loro Osteria Francescana di Modena un numeroso team di giovani donne. Una di loro ci ha parlato del progetto del Refettorio Ambrosiano di Milano, teatro abbandonato tornato alla vita grazie anche al lavoro di giovani designer  e adibito a mensa per i senza tetto; qui gli chef hanno imparato a lavorare con gli avanzi dell’Expo2016.
  8. Cambiare la catena produttiva si può, basta cambiare il modo di pensare. La produzione di carne può e deve rispettare la vita degli animali, seguire i ritmi della natura che prevedono che essi siano liberi di pascolare, mangino sano e siano trasportati in condizioni ottimali al macello. Il mattatoio mobile e la tracciabilità digitalizzata di Britt- Marie Stegs in Svezia rappresentano due rivoluzioni necessarie in questo campo.
  9. Anche un’antica fattoria in stato di abbandono può convertirsi al biologico. Susanne Hovmand Simonsen in Danimarca si è impegnata con la collaborazione della popolazione locale a creare un nuovo modello economico; ha trasformato la sua fattoria e indetto il Native Cooking Award, competizione in cui gli chef abbandonano i riflettori e tornano alle basi della cucina semplice, girano in bicicletta per la campagna alla scoperta degli ingredienti.
  10. pubblico parabereL’amore di tutti i giorni per il cibo può diventare un business. È per questo che in Danimarca, Paese il cui il biologico è normalità è stata possibile la nascita di Hahnemanns Kokken, cucine ospitate dagli uffici  che coccolano i lavoratori con cibo sano e curato nei minimi dettagli, per rendere la pausa pranzo un momento importante in cui i lavoratori possono prendersi cura di loro stessi. In questo grande processo di produzione di cibo etico e virtuoso ruolo fondamentale ha chi rappresenta una voce, un tramite da cui scaturisce l’incontro e la collaborazione, una persona che abbia il tempo e la voglia di comunicare un prodotto che il produttore è occupato a produrre. Chi meglio delle donne può farsi carico di questa missione, chi meglio di loro sa chiedere supporto perché da sempre abituate a farlo? Dopotutto a partire dalla creatività si sa, Women do it better.

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