Terre di Toscana: a Lido di Camaiore le anteprime

11 marzo 2016

Terre di Toscana, un piacevole appuntamento a Lido di Camaiore, ormai un classico quello dei ragazzi de L’Acquabuona, è giunto alla nona edizione, segno del grande successo che la manifestazione ha raggiunto nel corso di questi anni. le nostre impressioni delle anteprime di terre di toscana a lido di camaiore Il merito va anche a una location ampia e spaziosa che quest’anno si è rivelata quasi insufficiente nei momenti di maggior afflusso, in particolare per lo scorso febbraio, la domenica pomeriggio. Ampia la panoramica delle aziende presenti, con in prima linea le denominazioni che hanno da poco concluso le rispettive anteprime: è quindi troppo allettante l’occasione per recuperare degli assaggi non effettuati. Prima di tutto una rapida ricognizione tra le aziende di Montalcino presenti: le conferme di Benvenuto Brunello diventano certezze nel bicchiere ma più di qualche sorpresa fa capolino nella mia personale classifica. Un esempio è il Brunello 2011 de Il Marroneto che ritrovo in versione solare e suadente, specchio perfetto dell’annata, diverso dalla bottiglia testata durante l’anteprima, tanto da esser capace di mettere pressione alla selezione Madonna delle Grazie, trovato un filo più introverso e chiuso. Che lo scontro fratricida abbia inizio! Il Brunello 2011 Le Potazzine, come lo scorso anno, fa sorgere il dubbio che possa farmi marameo con la mano e lasciarmi la sensazione di averlo quasi sottovalutato, d’altronde come dice Gigliola al banchetto: “I nostri vini ci riflettono, sono da scoprire e da aspettare”. Sante parole. Dopo uno struggente Brunello 2001 Le Chiuse, con passo deciso affronto la folta schiera chiantigiana.

  1. montevertineSubito l’uno-due dei ragazzi terribili di Radda: Montevertine e Monteraponi. La coppia Martino Manetti-Liviana Midollini cala l’artiglieria pesante con Pergole Torte e Montevertine entrambi 2013, il primo ancora in fasce e con il tannino un filo contratto ma con un’energia di sottofondo, tradotta in termini di nerbo acido, davvero entusiasmante e con il fratellino che, in questo caso, mostra che l’annata è di quelle giuste per accantonare un tot di bottiglie malgrado già da ora si mostri scintillante. Immediato il parallelo con la 2010 anche se la 2013 sembra avere un pizzico meno di struttura. Il duo Michele Braganti-Alessandra Deiana risponde con il Chianti Classico Riserva 2013 Il Campitello, speziato e iodato, raddese fino al midollo per il frutto chiaro e l’acidità spiccata, a cui affianca un Sangiovese travestito da Pinot Nero, il Baron’ Ugo 2012 che per quest’anno non è Riserva ma non sembra soffrire il volontario declassamento, anzi. Piccoli Grand Cru crescono.
  2. cantina istineUsciamo da Radda? Nemmeno per sogno, anche qui la partita a due si svolge tra due vicini di banco. Da una parte Angela Fronti con i vini di Istine, una delle aziende più promettenti del Chianti Classico, sfodera un campione di botte della 2014 sorprendente per l’annata, pieno e dolce nel tannino, affiancando una batteria di 2013 tra cui un base ancora scontroso ma di bella progressione gustativa, le selezioni Istine, la più raddese e fresca, Casanova, più morbida ed elegante, e Cavarchione, vigna di Gaiole in Chianti che, grazie alla sensazione di cola e ciliegia, mostra un netto fil rouge con l’annata 2014 (confermato dalla produttrice come la vigna migliore della difficile vendemmia). Si chiude con una Riserva 2012 più strutturata e rotonda ma non meno interessante.
  3. erta di raddaAffianco l’Erta di Radda di Diego Finocchi, giovane e appassionato enologo/produttore che, dopo un campione di botte 2014 di buone speranze ma ancora in cerca del tempo necessario per amalgamare le varie componenti, con il Chianti 2013 mette in chiaro che il territorio non mente e ricalca i tratti di freschezza e acidità che le vigne impongono. Interessante il Bianco da Malvasia e Trebbiano, succoso e beverino il Com’era 2014: praticamente un Chianti con intromissione di uve bianche sul modello del vecchio governo all’uso toscano.
  4. val delle corti imgSi conclude il giro raddese da Val delle Corti con Roberto Bianchi per i botti finali: il Chianti 2013 è fotografia nitida dell’annata fresca, anche più spigoloso e irrequieto della Riserva della stessa annata, vino di imbarazzante gioventù che fa della netta florealità un marchio inconfondibile.La Riserva 2011 è invece, giustamente, più morbida e pronta, mentre la 2009 accompagna le sensazioni più accoglienti ad un sorso sinuoso e filante.
  5. san giustoSolo Radda? Giammai. Da Gaiole in Chianti San Giusto a Rentennano presenta un inaspettatamente pronto e leggibile Percarlo 2012 insieme a un bizzoso e irrequieto Chianti Classisico Riserva 2013 Le Baroncole, da attendere in bottiglia, mentre lì vicino Riecine gioca l’arma della femminilità e della seduzione con un Riecine di Riecine 2012 dal naso di lampone e fragola, petali di rose (petaloso non mi avrai mai) e frutto dolcissimo che si ritrova al sorso, e infine con La Gioia 2012 che tradisce il proprio nome con una bocca più energica e incazzosa, di prospettiva.
  6. bibbiano_chiantiAltrettanto prospettica la Riserva 2013 Montornello di Bibbiano da Castellina in Chianti che soffre ancora di qualche ruvidezza giovanile mentre la Gran Selezione 2011 Vigna del Capannino ricalca fedele l’annata con maggiore avvolgenza e pienezza del sorso.
  7. le cinciole valeriaIl giro del Chianti Classico si chiude a Greve in Chianti da Valeria e Luca Orsini di Le Cinciole, con il Chianti Classico 2012 tutto fiori e frutti rossi, grip tannico vivace e classica acidità irrequieta, di altra magnitudo l’anteprima dell’annata 2013 con un’elettricità al sorso, energico e acido, frutto che diventa più chiaro malgrado le scompostezze derivanti dall’imbottigliamento ravvicinato. Un vino per il futuro.
  8. macchioleE poi? C’è molto altro! A Bolgheri per esempio immancabili i vini di Cinzia Merli de Le Macchiole con il loro cult in gran forma: il Paleo 2012 ha un tannino di una morbidezza che in poche versioni ha avuto, alla faccia dell’annata calda che solo al naso si esprime in un frutto più esplosivo del solito. Il Cabernet Franc con l’amplificatore Marshall.
  9. contucciA Montepulciano Andrea Contucci non mostra anteprime ma solo annate in commercio e con la Riserva 2010 ne vale davvero la pena andare sul sicuro, un Nobile che mostra la classicità del sangiovese nei toni terrosi e sanguigni, complessità speziata di chiodi di garofano e cannella, sorso deciso e acido.
  10. TerenzuolaIn mezzo a tanti rossi due ancore di salvezza per chi ama i bianchi: Ivan Giuliani di Terenzuola, in bilico tra Liguria e Toscana nella DOC Colli di Luni, con il Vermentino ci sa fare ed ecco un Vigne Basse 2015 massiccio e polputo, anche più del solito per via dell’annata calda, ma con un piglio salato entusiasmante ad allungarne il sorso, mentre il Fosso Di Corsano 2014 si mette l’abito elegante con un impatto più introverso e cenni idrocarburici riesling-style, che ritroviamo nettamente nello splendido Fosso di Corsano 2012, tra zafferano e frutta gialla.
  11. colombaio santa chiaraSul fronte della Vernaccia imperdibili i vini del Colombaio di Santa Chiara dei fratelli Logi: il Selvabianca 2015 ha naso di arancia e pompelmo rosa, grande struttura e lunghezza sapida, un vero best-buy. Campo della Pieve 2014 è di spalle larghe e impatto fruttato giallo ma mostra un bell’equilibrio grazie alla spinta acida tipica dell’annata mentre la Riserva Albereta 2013 si scrolla di dosso le botti piccole e fa un deciso passo in avanti nel rapporto con il legno grande, trovando una maggiore integrazione.

In chiusura niente note ma due semplici dediche. Una per Monica Tiezzi, produttrice appassionata e persona umile e gentile, dimostrazione vivente che quando c’è rispetto reciproco, anche le differenze di gusti, e le opinioni che ne derivano, passano in secondo piano in favore del dialogo. Poi arriva con il Brunello Vigna Soccorso 2004 e ci si saluta sorridendo. L’altra per Simone Morosi, un amico che non c’è più. A lui ho brindato con il delizioso Ciliegiolo 2013 Vallerana Alta di Antonio Camillo, produttore che conobbi proprio grazie a lui in uno splendido week-end trascorso insieme che si concluse proprio a Terre di Toscana. Un piacere rivedere Antonio e un piacere ricordare una bella persona che manca enormemente al mondo del vino.

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