Cucina italiana all’estero: è tempo di rivoluzione

15 marzo 2016

“Sai quanti sono i ristoranti italiani all’estero?” mi sussurra all’orecchio lo chef in giacca nera che siede due file dietro di me “sono quasi di più di quelli cinesi, ti rendi conto? E in pochissimi fanno cucina italiana veramente”. Siamo nella sala riunioni più grande che io abbia mai visto, all’interno del Ministero degli affari Esteri. A parlarmi è un cuoco dagli occhi stanchi e tanti di quegli anni di lavoro sulle spalle che a dirlo mi fa impressione. Neanche 50 i suoi all’anagrafe. “Fino ad oggi non siamo mai stati ascoltati dalle istituzioni. Mai aiutati nel tentativo di esportare la vera cucina italiana all’estero – continua – pensa che per portar fuori un ingrediente come il tartufo bianco bisogna fare carte false, bisogna chiamare gli 007,  la CIA”. Ride, e io con lui, ma c’è poco da ridere.

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Diciamolo: tra i tanti sprechi perpetrati ostinatamente dai nostri Governi c’è sempre stato il patrimonio eno-gastronomico nazionale, soprattutto nell’ottica di una corretta esportazione, a dispetto di quanto invece all’estero ci sia voglia dell’Italia vera, da mangiare. Persino in Thailandia la tradizione gastronomica che finisce fuori dal Paese è soggetta a controlli e regole severe, da noi completamente assenti. Eppure quella italiana è la cucina più famosa del mondo, o quasi. Non mancano ovviamente le eccezioni, come Umberto Bombana e Pino Lavarra a Hong Kong, Paolo Lavezzini a Rio de Janeiro, Luca Fantin al Bulgari di Tokyo, per non parlare di Passerini, Tondo e gli altri italiani a Parigi e in Europa, ma per lo più si affonda indegnamente in un mare di tovaglie a quadretti e spaghetti con polpette.

Marco Reitano, sommelier

Marco Reitano, sommelier

Oggi però qualcosa si sta muovendo. Già durante Expo nella lunga sei mesi milanese, e prima ancora in occasione del Forum della Cucina Italiana tenutosi lo scorso anno al Viminale, si era cominciato a notare un sincero tentativo da parte delle istituzioni di prendere a cuore il comparto gastronomico italiano, soprattutto da parte del Ministro Maurizio Martina. Oltre a Martina del MIPAAF, oggi alla Farnesina ci sono Luca Gentiloni (MAECI), il sottosegretario di Stato del Ministero delle Riforme Costituzionali Ivan Scalfarotto, il Ministro Stefania Giannini (MIUR) in video-messaggio, e la firma già apposta dal Ministro Federica Guidi (MISE) al Protocollo d’Intesa per la Valorizzazione all’estero della Cucina italiana di qualità.

Matteo Baronetto e Andrea Berton

Matteo Baronetto e Andrea Berton

Insieme a loro, seduti intorno al grande tavolo della grande sala, ecco orgogliosi e un po’ stupiti i nostri chef, sommelier, pizzaioli. Sembrano felici, coesi, uniti in quella squadra che per una volta non suona come una formula retorica ma che è invece un vero e proprio gruppo. Ci sono Davide Oldani, Carlo Cracco, Valeria Piccini, i fratelli Serva, Antonio Santini, Andrea Berton, Davide Scabin, Giulio Terrinoni, Francesco Apreda, Fulvio Pierangelini, Giancarlo Vissani, Antonia Klugmann, Cristina Bowerman, Matteo Baronetto, Franco Pepe, Marco Stabile, Simone Padoan, Pietro Zito, Renato Bosco, Marco Reitano e molti altri.

Fulvio Pierangelini e Giancarlo Vissani

Fulvio Pierangelini e Giancarlo Vissani

Di cosa stiamo parlando qui, oggi? Di una rivoluzione si spera. Di un accordo firmato, reale, che sancisce la nascita di un’intesa tra gli ambasciatori italiani dell’enogastronomia e le istituzioni, al fine di coordinare ogni aspetto di queso comparto, che è parte dello stratosferico patrimonio culturale italiano. In che modo?

LE AZIONI DEL PROTOCOLLO

  • Settimana della cucina italiana nell’ultima decade di novembre, da realizzare in ambasciate, consolati e istituti italiani all’estero.
  • Master class per insegnare agli chef stranieri il valore della dieta mediterranea e promuovere la conoscenza delle nostre eccellenze
  • Borse di studio a disposizione di giovani cuochi italiani sotto i 30 anni
  • Giornate italiane dedicate alla cucina di qualità promosse dal CONI negli eventi sportivi internazionali, ad iniziare dai giochi Olimpici del 2016, dove la cucina di Casa Italia sarà sotto la guida di Davide Oldani.

Si tratta di un nuovo inizio per la cucina italiana?

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