Regno Unito: l’etichetta a semaforo penalizza l’Italia

19 marzo 2016

Basta un’etichetta per penalizzare le eccellenze alimentari italiane e di molte altre nazioni europee. Sembra essere questo il risultato di una ricerca di Nomisma, commissionata da Federalimentare, sull’impatto nel Regno Unito della cosiddetta etichetta a semaforo. Si tratta di una segnalazione per il consumatore sui possibili rischi per la salute dall’assunzione di certi cibi, in base ai loro contenuti in nutrienti. Un etichettatura che, a quanto pare, non terrebbe in debito conto i pregi delle specialità autoctone, anche e soprattutto in termini di benessere, qualità degli ingredienti e quantità consigliata per il consumo.

Etichetta a semaforo: cosa è?

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L’etichetta a semaforo è un sistema, a quanto sembra facoltativo, in uso nel Regno Unito per segnalare i possibili impatti sulla salute dall’assunzione di alcuni cibi. Il progetto informativo, di cui si discute sin dal 2013, prevede uno speciale bollino sulle confezioni con le tipiche colorazioni della segnaletica luminosa stradale: rosso per gli alimenti pericolosi, giallo per quelli da assumere con moderazione e verde, naturalmente, per quelli che non rappresentano alcun rischio. Il colore assegnato è elaborato sulla base della distribuzione di nutrienti negli ingredienti, suddivisi in grassi, grassi saturi, sale, zuccheri e molto altro ancora. Il bollino, tuttavia, è sempre inerente al valore standard di 100 grammi di prodotto confezionato, non alle quantità effettivamente consigliate per il consumo giornaliero.

etichetta semaforo

L’etichetta a semaforo ha trovato una grande diffusione nel Regno Unito, dove è praticamente presente sulla gran parte dei prodotti della grande distribuzione, sebbene la sua adozione non sia obbligatoria. Proprio perché considera le quantità di nutrienti nel suo complesso, e non quelle del consumo tipico giornaliero, molte nazioni europee da tempo hanno richiesto interventi di correzione, poiché il sistema potrebbe risultare penalizzante per molte delle eccellenze agroalimentari autoctone.

La ricerca

prosciutto di parma dop

L’indagine resa nota in questi giorni, e portata sul tavolo del Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dei 28 dall’Italia e altri sei paesi europei, si è concentrata su tre prodotti campione, da sempre simbolo di grande qualità: il Prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano e il formaggio Brie francese. Dalla ricerca è emerso come questi prodotti, quando etichettati con il sistema a semaforo, subiscano un calo consistente nelle vendite e nelle quote di mercato: tra il 2013 e il 2015, si registrerebbe un -8% per il Brie, un -13% per il Parmigiano Reggiano DOP in porzioni e un -14% per il Prosciutto di Parma DOP. Lo stesso calo, tuttavia, non si verificherebbe per quei prodotti offerti sul mercato senza etichettatura.

parmigiano

Il problema risiederebbe in un’etichettatura che viene letta in modo fuorviante dal consumatore britannico: anziché suggerire di consumare un determinato prodotto con moderazione, infatti, ne disincentiva l’acquisto tout court. un'etichettatura di questo tipo è letta in modo fuorviante da un consumatore britannicoUn sistema che si basi su una classificazione semplicistica di cibi buoni o cattivi, basata su singoli nutrimenti e che cerchi di influenzare i consumatori, non promuove una corretta alimentazione – ha spiegato Luigi Scordamaglia di Federalimentare, così come riporta l’ANSAqualsiasi etichettatura addizionale deve essere obiettiva, non discriminatoria“. Con l’Italia, così come già accennato, altri 15 paesi europei: Croazia, Belgio, Cipro, Spagna, Grecia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Bulgaria, Polonia, Irlanda, Romania, Germania, Slovacchia, Lettonia. Sempre l’ANSA riporta l’appello di Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole: “Chiediamo ancora una volta alla Gran Bretagna di rivedere questa scelta e alla Commissione UE di intervenire per rimuovere questo elemento distorsivo del mercato”. Una possibile risposta, però, sembra non arriverà in tempi brevissimi: pare che prima verrà atteso l’esito del referendum sulla Brexit.

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