Cultural Paris: l’idea dietro l’evento

1 aprile 2016

Spegne la terza caldelina e si prepara a un’edizione ad alto tasso di ospiti e proposte da golosi incalliti Cultural-Festival della cultura alimentare, la kermesse enogastronomica ideata da Consortium Paris, in scena dal 2 al 4 aprile. quest'anno sono attesi 40 espositori, 200 professionisti e 30 ospiti d'eccezione Una vera chicca nel cuore di Parigi, al Bastille Design Center, pensato per promuovere i produttori e le eccellenze gastronomiche e sostenerli nella conquista di nuovi mercati. I numeri? In crescita. Quest’anno sono attesi 40 espositori, 200 professionisti e più di 30 gli ospiti d’eccezione tra chef in grande ascesa come Eugenio Boern e Christian Milone, o ancora il pizzaiolo gourmet Luigi Acciaio, e molti giovani cuochi italiani che vivranno Cultural come una importante vetrina internazionale e una rampa di lancio. Tra laboratori, masterclass, degustazioni, incontri e cene-off ce n’è davvero per tutti i palati. Ad Agrodolce raccontà tutte le novità di questa edizione Mauro Bochicchio, l’ideatore di Cultural Festival.

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Mauro, prima di scoprire Cultural 2016 facciamo un piccolo passo indietro. Ci racconti com’è nato questo festival?
Cultural nasce dandosi diversi obiettivi. Il primo è quello di sostenere i piccoli produttori e promuovere le eccellenze enogastronomiche italiane, che spesso trainano lo sviluppo economico di interi territori: volevamo dargli un’importante vetrina e un modo più coinvolgente per far conosce il loro lavoro, che quasi sempre significa filiera di qualità e garanzia di biodiversità.

L’eccellenza italiana coincide con i cardini della dieta mediterranea. Cultural si fa garante di questi valori culturali?
Il nostro progetto mira sin dal 2014 a diffondere i principi di una sala nutrizione che sono alla base della dieta Mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Per questo la nostra idea di cultura alimentare si fonda su qualità e sostenibilità, ciclo della stagionalità, filiera corta, rispetto del territorio.

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Cos’ha di diverso Cultural dagli altri eventi enogastronomici?
A Parigi resta senza dubbio unico nel suo genere. Più in generale, il nostro format non è ne un congresso ne un salone: ciò che ci caratterizza è la volontà di chiudere il cerchio, coinvolgendo in un unico evento non solo produttori e professionisti del settore, ma anche buyers, critici gastronomici e foodies oltre ai ristoratori. Tutti partecipano portando qualcosa della propria esperienza.

Le novità di questa terza edizione?
Sono due. La prima è che ci sarà un’area riservata esclusivamente al lifestyle italiano, altro settore in cui il nostro Paese eccelle, e poi uno spazio dedicato ai vini artigianali.

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Il festival delle eccellenze italiane a Parigi è una bella sfida, vista l’eterna rivalità ai fornelli tra Francia e Italia.
Dici bene, è una bella sfida che però cerca uno sbocco reale. Penso a quello che è successo lo scorso anno: molti ristoratori francesi non conoscevano la colatura di alici e grazie ad un piatto realizzato da Pietro Parisi molti cuochi se ne sono innamorati e ancora oggi continuano ad acquistarla da alcuni piccoli produttori italiani. Di quel piatto siamo particolarmente fieri visto che lo chef Parisi lo ha poi riproposto alla cena dopo una prima della Carmen al Teatro San Carlo, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

C’è un’altra specialità italiana che ha conquistato i francesi?
In generale i produttori ricevono molti complimenti per la qualità altissima dei loro prodotti. Lo scorso anno Bruno Verjus, un ex critico gastronomico ora chef del ristorante Table di Parigi, nostro ospite anche quest’anno, s’innamorò di uno formaggio di bufala a crosta fiorita che non conosceva e ne comprò quaranta forme. Pensandoci, vendere il formaggio ai francesi e come vendere il ghiaccio agli eschimesi.

Il programma è fitto ma suggericisci due appuntamenti davvero imperdibili.
(ride) Per me è difficile scegliere. Però gli incontri con i produttori sono sempre emozionanti, perché è bello ascoltare le loro storie, i progetti futuri: i prodotti parlano, non è come vederli sullo scaffale. Poi sono molto interessanti i laboratori per i bambini adaptation au goût, tra cui uno sulle orecchiette: sensibilizzare i più piccoli al rispetto del cibo, fargli capire il lavoro che c’è dietro ad un piatto è importante.

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