Milano: 8 nuove aperture all’ombra della Madonnina

19 aprile 2016

Milano e soprattutto piazza Duomo alla fine di questa primavera non saranno più le stesse, almeno dal punto di vista gastronomico. Perché a sei mesi dalla conclusione dell’Esposizione Universale, quattro chef appartenenti al gotha della cucina italiana stanno aprendo le loro creature a pochi metri dalle guglie della cattedrale meneghina. Ma non solo: vediamo le 8 nuove aperture di questa primavera a Milano.

  1. terrazza milanoIl primo ad accogliere i clienti nella sua struttura è stato Sergio Mei. Dal primo aprile scorso la Terrazza Milano, situata all’ultimo piano del prestigioso Boscolo Hotel in corso Matteotti 4, ha aperto i battenti con la sua cucina a metà strada tra la terra di Sardegna e il mare Mediterraneo. Una cucina che mescola anche percorsi di gusto provenienti da paesi vicini e lontani. Il roof dell’hotel pentastellato è una vetrina aperta su Milano e sul suo splendido skyline. La Terrazza, aperta dalla colazione al dopocena, è ottima per un business lunch, per un aperitivo o una cena di qualità con musica live.
  2. ristorante pavarottiA nemmeno due settimane di distanza ha iniziato la sua nuova attività, al civico 21 di piazza del Duomo, il ristorante Pavarotti Milano Restaurant Museum, un locale museo nato  per omaggiare la vita e le opere del grande Tenore. A dirigere il servizio è lo chef Luca Marchini, titolare del ristorante L’Erba del Re di Modena. Formatosi all’Osteria Francescana di Bottura, Marchini ha affinato la sua competenza con Bruno Barbieri presso la Locanda Solarola, sino al grande salto nel capoluogo lombardo. Qui ha intenzione di cucinare “piatti che devono raccontare un’emozione, soddisfacendo sia il palato che la mente”.
  3. felice lo bassoAlla fine del mese di maggio, sempre in piazza del Duomo, allo stesso numero civico ma al piano superiore, sboccerà un’altra stella. Felix lo Basso il suo nome, in onore dell’omonimo chef pugliese, che avrà il compito di tenere alto il livello della sua proposta, nonostante la sua continua discesa altimetrica dal Grand Hotel Alpenroyal di Selva Val Gardena, al ventesimo piano di un grattacielo in zona Portello del ristorante Unico Milano, sino al quinto piano di questo TownHouse Hotel. Una cucina, la sua, che ha sempre messo d’accordo critica e pubblico, grazie allo stile raffinato e al rispetto quasi religioso per le materie prime alimentari.
  4. Carlo Cracco 2Il cuoco più amato dei reality, Carlo Cracco, nel luglio scorso si è aggiudicato gli oltre 1000 metri quadri, divisi su 5 livelli, in Galleria Vittorio Emanuele, uno spazio messo al bando dal Comune di Milano. La ristrutturazione di questo stabile d’epoca è lungi dall’essere completata, ma indiscrezioni danno l’apertura (almeno parziale) nel secondo semestre dell’anno in corso. Il ristorante dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo vista la segretezza che copre il progetto) collocato al secondo piano, quello nobile, e dovrebbe ospitare 50 coperti, più due sale private, affacciate sull’Ottagono. Il resto è ancora top secret.
  5. bomakiSe ci si allontana dalla piazza più celebre di Milano non mancano altre – gustose – novità, e ce n’è per tutti i gusti. Al Bomaki di via Raffaello Sanzio 24 lo chef Jeric Bautista ha aperto il suo terzo locale milanese dalla matrice gastronomica nippo-brasiliana.
  6. ammuUn locale temporaneo in corso Magenta, Ammu il suo nome, è aperto sino a fine luglio ed è dedicato ai cannoli siciliani.
  7. mudec 2Il ristorante del Mudec (via Tortona, 56), il Museo delle Culture, è stata da poco affidata allo chef toscano e bistellato Enrico Bartolini, ex Devero Hotel di Cavenago Brianza.
  8. al cortilePer chi ha la pazienza di aspettare fino alla fine di maggio, in via Col di Lana 8, ma con l’entrata serale in via Giovenale 7, l’ex Cortile si rinnova con una veste dal sapore revival. La sua proposta? Ambiziosa, curiosa e intrigante. Sarà infatti basata sulla rivisitazione in chiave gourmet delle vecchie ricette che gli immigrati italiani hanno trascinato ovunque nel mondo. Il C’era una volta Al Cortile, questo il nuovo nome del locale, avrà l’ambizione di riportare a casa le ricette del Bel Paese esportate nel globo. Queste saranno reinterpretate, riviste e corrette, in una sorta di ricerca ed evoluzione antropologica, oltre che culinaria. Il tutto cucinato a quattro mani con, a rotazione, uno chef d’oltreoceano che si confronterà con l’alter ego italiano, per reinventare una tradizione alimentare di ritorno.

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