LSDM: l’ultimissima parola ai presentatori

22 aprile 2016

C’è un limite fisico negli eventi pubblici, così come nelle manifestazione di cucina, che separa il pubblico dai protagonisti: il palco. Con l’intenzione di raccontare e indagare, senza lasciarsi prendere dal l’entusiasmo degli interventi, già con Identità Golose,sul palco con gli chef c'è sempre un relatore, un esperto di gastronomia che accompagna il cuoco nella spiegazione avevamo voluto cogliere gli umori e le sensazioni dai social network, estratti e stralci degli ascoltatori e dei partecipanti. Appena concluse Le Strade delle Mozzarella (LSDM) a Paestum, la scelta è caduta sul trait d’union di questi eventi, sui moderatori, giornalisti esperti del settore food che introducono e presentano gli chef ospiti sul palco, un po’ a interpretare gli umori della sala facendosene tramite. Insieme al piatto presentato, gli chef durante il loro intervento dialogano con il relatore che diventa figura centrale, non secondaria come potrebbe sembrare. Qui abbiamo raccolto il parere di alcuni di loro:

Presentatore

Ciò che, a caldo subito dopo la conclusione dei lavori, emerge è che l’importanza dei presentatori è determinante per la riuscita di un intervento. Non a caso abbiamo voluto coinvolgere proprio loro per uno scambio di battute sul congresso alpina finito, per sentire le loro impressioni e capire cosa porteranno con sé al ritorno a casa.

Paolo Marchi

Paolo Marchi

Primo fra tutti l’ideatore di Identità Golose, Paolo Marchi, il quale riconosce all’organizzazione di Albert Sapere e Barbara Guerra di aver introdotto con Le Strade “l’elemento pregevole di andare all’estero, di spingersi oltre i confini nazionali, portando fuori dall’Italia la mozzarella di bufala campana” e allo stesso tempo di chiamare a cimentarsi in cucina con un prodotto così territoriale chef stranieri, “stimolando chi ha fantasia a investigare oltre l’ingrediente”.  Così come ha mostrato in precedenza Davide Scabin lavorando con maestria una pasta stracotta, inventando così una nuova salsa madre a base di amido reidratato e gelificato prima di essere emulsionato. “Tutto ciò conferma che se ci togliamo i paraocchi e ci spogliamo dalla comodità della tradizione, che spesso induce a cadere nella svogliatezza, si possono fare con gli ingredienti, ricercandone la versatilità e sfruttando la fantasia“.

Allan Bay

allan bay

Lo scrittore ha tenuto ha sottolineare come questo “sia un evento locale con spessore internazionale, glocal, di grande forza, che partendo da un prodotto locale, uno dei più locali che possa esistere al mondo, si evolve anche grazie a eventi simili. Portare alla ribalta del mercato internazionale, ma all’attenzione della cultura in genere, utilizzi tra i più diversi di una grande materia prima è il modo migliore per salvaguardarla; la si salva nel momento in cui si ha la forza e l’intenzione di farla crescere come prodotto”.

Guido Barendson

bardeson

Anche il giornalista Guido Barendson, moderatore affezionato alla manifestazione, nel parlarne ha voluto porre l’accento su quanta importanza rivestano alcuni aspetti caratteristici, definendolo “democratico e gratuito” in modo da riuscire a coinvolgere un pubblico eterogeneo che sia legato per passione, lavoro o impegno alla mozzarella di bufala campana. “Bello che i partecipanti non si prendano mai troppo sul serio, sia sul palco sia in uditorio”, a dimostrazione che si riesce a essere seri senza essere seriosi o pedanti, l’allegria e il coinvolgimento trasversale è parte integrante della manifestazione stessa. “Non si sentono elementi competitivi, si lavora in un clima di relax; se il mondo del food riesce a staccare dalla logica incombente della grande star non può che far bene”, stimolando tutti a dare il meglio si sé. Altro aspetto che ha voluto sottolineare, da grande sostenitore affezionato nel corso degli anni e delle edizioni all’evento, è come “sia stato organizzato quest’anno senza la presenza di un grande sponsor, ma coinvolgendo nel progetto più aziende” che hanno collaborato alla riuscita e sostenuto l’organizzazione.

Cozzella

Come consuetudine avvalorata nel corso degli anni, a chiudere con l’ultimo intervento è stata la giornalista gastronomica de L’Espresso Eleonora Cozzella, sul palco anche insieme a Davide Scabin. Sul ruolo della moderazione e sull’importanza della presentazione ritiene che sia “l’intelligenza degli organizzatori nel combinare chef e moderatori in base al livello di conoscenza e confidenza, sia sul trascorso professionale sia sulla visione della cucina. Avere un tema – come la mozzarella di bufala – non imbriglia, un po’ vincola ma dall’altra parte impedisce di improvvisare con un piatto o usarne uno di repertorio”, bensì spinge e stimola alla fantasia interpretativa. Così come si evince dagli interventi degli ospiti dall’estero, perché “gli chef stranieri scevri dal timore reverenziale verso un prodotto con così tanta storia osano di più; un po’ come il mondo della pasta è stato rivoluzionato da Davide Scabin – grazie alle sue intuizioni e provocazioni – di origini piemontesi”. Invitarli a partecipare vuol dire anche fargli conoscere il territorio, gli animale, gli allevamenti, la produzione e il prodotto appena confezionato, a radicare un po’ la conoscenza e l’affezione per un territorio che inizia a rispondere con favore: “il contatto con il territorio stimola la loro fantasia grazie alle suggestioni, ai profumi, al rispetto delle persone che ci lavorano” ispirando e motivando a fare meglio nelle prossime edizioni.

Lorenza Fumelli

Lorenza Agrodolce

In conclusione ecco la riflessione che Lorenza Fumelli, direttore editoriale di Agrodolce e relatore per l’intervento dello chef Mauro Colagreco, ha postato sulla sua pagina Facebook: ” Sul treno che mi porta a Roma dopo la 3 giorni de LSDM Paestum, ho finalmente capito cosa rende speciale l’evento organizzato da Albert Sapere e Barbara Guerra. Il fatto di esercitarsi per anni sul tema mozzarella – per niente facile – rende i cuochi stranieri e italiani più liberi di proporre al congresso dei piatti sperimentali. E in fondo l’unico senso di un congresso di alta cucina dovrebbe essere questo. Cosa si viene a fare davanti a un pubblico assolutamente preparato a proporre il miglior piatto del menu? A cosa servono i congressi se non a rischiare, spingersi oltre, sbagliare anche, superare un limite? Vorrei che i cuochi avessero da oggi in poi sempre più palle, e che non pensassero solo all’apporto mediatico di un evento e che finalmente lo usassero per mettersi in gioco. Allora lo show cooking tornerebbe a non annoiare nessuno e ad essere l’unica cosa che ha senso fare su un palco con la giacca da chef. Per questo LSDM è un faro e un esempio”.

Per tutti, l’appuntamento è al decennale de Le Strade della Mozzarella Paestum, nel 2017.

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