Birra del Borgo comprata da AB InBev: e ora?

27 aprile 2016

È una notizia che nel piccolo mondo della birra artigianale italiana ha fatto scalpore e ha scaldato gli animi. E non a torto, visto che si tratta del primo birrificio artigianale italiano a vendere il 100% delle proprie quote ad AB Inbev, il più grande produttore di birra al mondo, roba come Beck’s e Corona per intenderci. Che, chiaramente, con l’artigianalità di Birra del Borgo e con i prodotti di qualità che propone non ha proprio nulla a che vedere. La grande industria ha un chiaro obiettivo e Birra del Borgo non è che l’ultima acquisizione di una lunga serie che ha visto passare al nemico birrifici storici come Elysian o Goose Island, per citarne solo alcuni.

manuele colonna

manuele colonna

Un tradimento, dicono in tanti, un’opportunità, risponde il birrificio, fatto sta che dal momento in cui Birra del Borgo ha ceduto alla grande industria lo spauracchio (per i consumatori) che si possano ripetere le acquisizioni selvagge viste negli USA, e che il cambio di guardia si ripercuota sul prodotto, è sembrato più vicino. molti i publican, capitanati da manuele colonna, che hanno deciso di escludere birra del borgo dai propri locali Tra le diverse voci sul web qualcuna si è sentita più forte. Già dalle prime ore, Manuele Colonna del Ma che siete venuti a fa’ di Roma si è schierato, facendo i migliori complimenti al suo amico Leo, ma dicendo chiaramente che nei propri locali non servirà più le birre del Borgo. Cosa che si complica, visto che i due sono insieme soci del Bir & Fud. Ma è una questione di filosofia lavorativa, e quello di AB Inbev è un attacco all’indipendenza dei piccoli produttori di birra e dei publican che non può essere tollerato, per cui è probabile che si arrivi a una situazione in cui la presenza di uno esclude l’altro. Così anche Domus Birrae, distributore e beershop, a ruota annuncia che Birra del Borgo non è più tra i birrifici distribuiti. Anche Jean Hummler del Moeder Lambic di Bruxelles partecipa accoratamente alla discussione, tuonando “Ora è semplicemente il tempo di alzarsi in piedi e dire no, di alzarsi in piedi e combattere“, e non è l’unico a vedere la questione come una guerra tra i piccoli artigiani che difendono con passione il proprio prodotto e la grande industria che vince con i soldi. Fino ad arrivare alla serrata definitiva, all’esclusione del birrificio di Leonardo Di Vincenzo da festival internazionali dove la sua presenza era già stata confermata, come il Quintessence di Cantillon e il nostrano Fermentazioni di Andrea Turco, giornalista del settore che per primo ha dato la notizia dell’acquisizione.

leonardo di vincenzo kuaska

leonardo di vincenzo e kuaska

Insomma, la questione è tutt’altro che conclusa, anche perché in una sessione live di domande e risposte Leonardo Di Vincenzo cerca di rassicurare e apre invece a nuove polemiche. leonardo di vincenzo ha venduto con l'idea di poter far fronte ai problemi finanziari mantenendo la possibilità di sperimentare In sintesi, dichiara che vendere era un atto dovuto, perché se la mattina ti svegli e al posto dell’idea romantica di fare birra pensi ai problemi finanziari che ti affliggono, forse è il momento di cercare una soluzione. Dichiara inoltre di aver venduto, non per aumentare di centinaia di migliaia di ettolitri la produzione (anche se l’obiettivo di sviluppo stabilito con AB Inbev è di 60.000 hl in 5 anni,  5 volte più di ora) ma per sviluppare la parte creativa della produzione, potersi concentrare sulle birre più particolari, e per sfruttare le opportunità di sperimentare (con le spalle coperte) che gli dà una multinazionale. Ricorda anche che, dal momento che esistono molti birrifici considerati artigianali che raggiungono dimensioni elevate (probabilmente, si riferisce più ai birrifici statunitensi che a quelli italiani), il concetto di craft per lui non si lega alle dimensioni ma alla passione e alla dedizione sul lavoro, e alla voglia di ricercare e sviluppare un prodotto innovativo. Il fatto è che uno dei punti chiave del craft è l’indipendenza e non la passione. D’altronde, il discorso continua grazie a un’altra domanda, la definizione artigianale (che perderanno in futuro) in fondo non è mai interessata a Birra del Borgo, visto che preferiscono comunicare i propri prodotti puntando piuttosto sulla qualità.

open baladin birra del borgo

Una cosa fondamentale e ancora da chiarire è che cosa deciderà di fare Teo Musso che, nei suoi Open Baladin sparsi per tutta Italia, ha sempre tenuto in grande considerazione i prodotti di Leonardo Di Vincenzo. Anche se è lecito supporre che anche lui reagirà a questa notizia come gran parte dei suoi colleghi, chiudendo a Birra del Borgo ogni possibilità di business nei proprio locali. Il video integrale della sessione live di domande e risposte con Leonardo Di Vincenzo lo trovate qui.

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