Le 10 tendenze più fastidiose dei ristoranti hipster

28 aprile 2016

Se la parola hipster non vi dice nulla, o siete fuori moda o avete una vita; se avete una vita, tornate a gustarla, altrimenti sguazzate pure in questa discettazione. omologati nell'incessante, maniacale tentativo di non sembrarlo Gli hipster pensano a loro stessi come alternativi, progressisti, ecologisti, disinvoltamente di tendenza e assolutamente all’avanguardia. Nella realtà, sono dei privilegiati, sempre con troppe righe sui vestiti, troppi baffi e troppe barbe di troppe forme, troppe pretese al ristorante e, in definitiva, omologati nell’incessante, maniacale tentativo di non sembrarlo. Se non riuscite ancora a odiarli per occhialoni, camicie a quadri e lo scintillante ritorno del papillon, sentite cosa sono riusciti a fare del cibo e dei ristoranti. Ecco 10 ragioni per cui Pellegrino Artusi ha scritto invano.

  1. TiramisùBarattoli e vasetti. I piatti ormai fanno piccolo borghese: possono usarli soltanto il ragionier Rossi con la moglie che vuole farsi bella al circolo del ricamo. Tutto va servito nei barattoli, tutto: dalla vellutata di zucca alla lasagna a 9 strati. Chic almeno quanto è comodo. Lo considererete un incubo senza risveglio fino a quando non vi imbatterete in cestelli per il bagno, boccali da birra, portagioie di vedove defunte, acquasantiere, provette e tutto quanto ha sostituito la vecchia, deprecabile, comoda e igienica porcellana.
  2. spaghetti scompostiScomposizioni. Quante volte avete letto sul menu che la carbonara era scomposta? E poi scomposta la cassata, scomposti i ravioli, scomposti i saltimbocca alla romana. All’inizio, era un esperimento interessante: adesso hanno solo capito che si fa prima a non cucinare.
  3. tavoli bassiTavoli bassi. Se i piatti sono demodè, non parliamo dei tavoli: un reperto dei circoli anziani di paese. I tavoli devono essere bassi, lontanissimi dalle bocche impegnate a sproloquiare sul nulla; in modo che i barattoli che contengono il cibo possano essere inquadrati adeguatamente dallo smartphone che deve fotografarli. Per le sedie, nessuna restrizione, purché siano scomode.
  4. cassette di legnoCassette di legno. In realtà una prescrizione sulle sedie c’è: non devono essere sedie. Di solito, si rivoltano cassette di legno e ci si appoggia ondeggianti sul lato lungo; tale rimedio fa sì che i ristoranti hipster siano frequentati adeguatamente: solo da gente che non superi i 37 chili. Se il legno scarseggia (tutte le cassette sono stipate di frutta con cui si prepareranno frullati da vendere a 18 euro), rivoltate pure quello che vi capita a tiro: mattoni, copertoni di gomme di trattori, sellini di biciclette (è già inquietante che vi capiti a tiro, se non avete una bicicletta).
  5. cibo hipsterPorzioni. Ricordiamoci che nei ristoranti hipster non si va a mangiare, ma a mostrare la camicia nuova, la disinvoltura con cui si indossa, i chili persi e il presunto odio per una guerra ancora non scoppiata. Le porzioni di qualsivoglia portata devono essere scarse e contenere da 3 a 7 ingredienti impronunciabili, che permettano al fortunato acquirente di spiegare agli amici di cosa si tratti; non dal vivo: su Instagram.
  6. cotolette di seitan-2Nulla è quel che sembra. Se il vecchio adagio non si adatta a spiegare la vostra vita (di solito, è tutto pateticamente come appare), riassume bene un menu hipster. Tutto deve impressionare, stupire, intrattenere: tipo un programma di Barbara D’Urso, con altrettante citazioni politiche a sproposito. La salsiccia sarà di miglio e bacche, le cotolette di tofu e erbe di montagna, le polpette di bulgur. Prima di tutto, su tutto e vicino a tutto… Quinoa!
  7. rainbow bagelColori. Quanto detto precedentemente si riversa con conseguenze estreme sul cromatismo: addio panini pallidi e insipidi, cibi che hanno sul piatto (in barattolo!) lo stesso colore che avevano in natura. Tutto deve essere scioccante, o almeno deve potersi abbinare ai vestiti.
  8. uova bioBiologico. È tutto biologico, anche gli Ogm; anche la cameriera. È tutto a chilometro zero, anche il baccalà fritto comprato al supermercato di surgelati thailandesi. È tutto vegano, pure la porchetta di Ariccia nella apposita versione priva di carne suina.
  9. Citazioni. Ovunque, frasi prese a caso su Wikiquote. Anzi, non ovunque: sulle lavagnette. Le citazioni devono essere  pseudo-colte (devono cioè sembrare colte, ma non spaventare gli avventori, che, tra l’altro, provvisti di occhialoni alla moda, faticheranno a leggere da lontano), pseudo-polemiche (cioè sembrare polemiche, ma essere fondamentalmente qualunquiste), pseudoletterarie (per dirla in breve: uno scarto qualunque di Oscar Wilde estrapolato senza ragione e sfibrato di ogni reale significato).
  10. soldiPrezzi. Un hipster non se lo sogna nemmeno di uscire di casa e spendere 12  euro. 12 euro è il prezzo adeguato per l’antipasto dell’antipasto, diviso col partner e grazie a uno sconto. Tutto deve costare in maniera immotivata, irragionevole, spropositata e, per questo, irresistibilmente chic.

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