Viaggio nei birrifici italiani: Vento Forte

29 aprile 2016

Siamo nel 2009. Un giovane universitario, biondissimo, che ama fare surf beve per la prima volta una Port Brewing Anniversary Ale e si innamora innanzitutto del gusto inaspettato di questa birra, andrea oggi possiede uno dei microbirrifici più stimati d'italia, dedicato soprattutto agli stili americani così diverso da quelle industriali, poi del craft beer movement della West Coast americana. Da quel momento in poi, il luppolo e la birra fatta come si deve diventano la sua passione, al punto da iniziare una piccola produzione casalinga nel seminterrato della sua casa a 20 metri dal mare. Due frigoriferi zeppi di luppolo, una scorta di 300 chili di malto e il rumore del mare come sottofondo. No, non è una cartolina dalla California ma da Ladispoli, in provincia di Roma. Il birraio si chiama Andrea Dell’Olmo e oggi possiede uno dei microbirrifici italiani più stimati d’Italia, Vento Forte. Perché fare le birre che ha deciso di creare Andrea, così come le fa lui, non è semplice e chi ama gli stili americani lo sa bene. In un mercato sovraffollato e iper luppolato, una APA e una IPA pulite, con un ottimo aroma e con un occhio di riguardo alla freschezza (la data di imbottigliamento è indicata in modo chiaro sull’etichetta) sono merce rara.

vento forte andrea

Il birrificio ha trovato casa a Bracciano (via dei Quadri, 18), nonostante Andrea cercasse uno stabilimento il più possibile vicino alla costa e al mare. Il nome, ovviamente, arriva da lì, dalla sua passione per il surf e, ci riferisce Andrea, è stato un consiglio della madre. Un giorno in cui soffiava una brezza tutt’altro che leggera, infatti, lei lo chiamò preoccupata per sapere dove fosse. Lui non rispondeva perché, come tutte le volte in cui c’era corrente, era al mare con la tavola. Quando finalmente rispose, la madre gli suggerì di chiamare il birrificio che stava aprendo come il suo amato Vento Forte. E da lì tutto inizio alla grande.

Raccontaci qualcosa di te, Andrea, della tua passione per la birra. Come ti è venuto in mente di iniziare?
Il progetto del birrificio è partito nel 2009: 5 anni ci sono voluti per aprire, quasi 3 buttati per assurdità burocratiche note a tutti ormai, ma lasciamo stare. Nel frattempo continuavo a sperimentare e a imparare a conoscere stili come IPA e APA, principalmente. La conoscenza di alcuni birrai californiani mi ha sicuramente influenzato. La prima birra Vento Forte non poteva che essere un’IPA da 6,5%, la Starter, sorella maggiore di Follower, una cotta praticamente consumata in un weekend, grazie al Ma che siete venuti a fa’ di Manuele Colonna e agli altri amici publican romani che ringrazierò sempre. Da lì in poi il birrificio ha preso il via.

vento forte starter

In occasione di una collaborazione con Revelation Cat, vi siete affibbiati il titolo di The hoppiest italian brewers ed effettivamente il luppolo è centrale nella ricerca delle vostre ricette. Come mai tanta attenzione verso questo ingrediente?
Se ho iniziato a fare birra parte della colpa, se non tutta, è di Alex Liberati, non potrò mai ringraziarlo abbastanza (il mio fegato meno).  Anche per questo motivo ho fatto la mia prima collaborazione con lui. Il luppolo, questa incredibile pianta, si può proprio dire abbia cambiato la mia vita. Le nuove varietà selezionate principalmente dagli americani sono favolose. Poter bere una birra che profuma e ha il sapore di frutta tropicale senza contenerne è un’esperienza fantastica. Ovviamente, non è solo il luppolo a fare la birra, sfruttiamo conoscenze derivanti da centinaia di anni di evoluzione e perfezionamento di stili birrari, con le IPA contemporanee si è raggiunta una simbiosi tra questa pianta e la birra sbalorditiva. Al momento utilizzo principalmente pellets per la produzione, mi piacerebbe usare di più i fiori perché impiegandoli con metodi giusti si possono migliorare molto gli aromi finali nella birra. Per ora l’impianto che utilizzo per la produzione del mosto non mi consente un facile utilizzo di questi ultimi. Per quanto riguarda il fresh hop, per essere precisi wet hop, ovvero luppolo non essiccato e utilizzato immediatamente dopo il raccolto, ancora non sono riuscito a provarlo, l’organizzazione della cotta non è facile, logistica e tempi strettissimi… forse riproverò quest’anno.

La tua ultima birra è stata presentata al Ma che siete venuti a fa’ a metà aprile. Hai usato il luppolo Pekko, piuttosto raro, almeno in Italia. Che cosa ne pensi del risultato? Che aromi ha tirato fuori, che carattere ha?
Tra i tanti luppoli nuovi sperimentali che ho provato ultimamente, il Pekko mi è sembrato adatto per una single hop, ha tutte le caratteristiche che la domanda chiede: fiori, frutta ed erbaceo, i bevitori romani hanno confermato. Utilizzandolo massicciamente tira fuori sentori meno eleganti, è ovvio, ma fa parte del gioco e sinceramente un po’ di variazione dai soliti canoni serve, altrimenti sai che noia! Tuttavia, ancora non lo conosco abbastanza per sbilanciarmi in un’analisi più accurata.

vento forte i-pils

Sei riuscito in poco tempo a guadagnarti una fama mica male e con degli stili che, soprattutto nella città dove distribuisci la tua birra (Roma, soprattutto), sono inflazionati. Secondo te che cosa fa la differenza tra la tua Follower Ipa e una qualsiasi Ipa italiana?
Ormai, direi che ci sono sul mercato italiano ottime IPA piuttosto simili a Follower. Secondo me una IPA deve cercare di sorprendere, svegliare i sensi, spezzare la monotonia di una serata, la bevuta deve diventare un’esperienza da condividere e raccontare, contemporaneamente deve mantenere la bevibilità nel tempo, deve scendere bene senza stancare. Questo è quello che ho cercato di ottenere con Follower. Anche con Session ho avuto molta soddisfazione, all’inizio la gente storceva il naso quando leggeva la gradazione alcolica sui 3% vol., io ho comunque perseverato nel proporla e adesso va alla grande, in qualche modo è cambiato il modo di bere.

Hai fatto però anche birre a bassa fermentazione, ti hanno dato la stessa soddisfazione? Ne farai ancora?
Qualcosa ho fatto, ma parliamo di sperimentazioni, per esempio con I-pils (india- pils) ho cercato di creare un ibrido. Al momento, non mi azzarderei a provare a imitare stili basati su tecniche di produzione e tradizioni centenarie, difficili da replicare sia per motivi di tecniche di produzione, completamente diversi da quelli che uso, sia per la maestria che serve nell’utilizzo di materie prime legate al territorio in cui nascono, l’acqua per esempio. Oltretutto abbiamo accesso a birre tedesche eccellenti vendute a prezzi inarrivabili per un microbirrificio italiano, non so quanto avrebbe senso cimentarmi al momento. Tuttavia, c’è da dire che diversi birrifici in Italia, specialmente al nord, riescono a produrre basse veramente notevoli.

Birra-dellanno

A Birraio dell’Anno a Firenze tutti si aspettavano arrivassi primo e quando invece ti sei piazzato al quarto posto, sul web, è successo il finimondo. Che cosa ne pensi dei concorsi birrari? E delle polemiche attorno al #4rto?
I concorsi birrari non mi hanno mai entusiasmato, non ho mai partecipato a un concorso, mai iscritta una birra, non credo lo farò, ma mai dire mai. Per quanto riguarda Birraio dell’Anno non ho avuto l’opzione di scegliere se partecipare o meno, mi hanno nominato, ho partecipato e mi sono pure divertito. In quel contesto di festa il concorso, almeno per me, è passato in secondo piano. Per quanto riguarda la questione #4rto, senza entrare nel merito, il polverone che si è alzato è stato troppo divertente, le polemiche fanno parte dei concorsi, e mi ha fatto piacere sapere di avere molti supporters che si sono accalorati sul discorso. In fin dei conti sono stato contento di arrivare #4rto (quarto) a un concorso nazionale, considerando che a stento esce da Roma il 5% della birra che produco, non mi sembra affatto male come risultato.

vento forte 2

Appunto, le vostre birre sono molto richieste ma ancora poco reperibili. È a causa della distribuzione, della produzione limitata o di altri fattori?
È a causa di una produzione limitata dalla capacità del birrificio e di una crescita volutamente lenta, ritengo che l’offerta debba crescere di pari passo con la filiera che al momento non è pronta.  Non mando birra dove non posso garantire che il prodotto sia trattato come si deve, per questo mi sono affidato solo a distributori che ho ritenuto più competenti e che selezionano i locali a cui dare le birre. Dobbiamo capire che il processo di fabbricazione della birra finisce nel momento in cui è spillata, la birra in fusto è ancora un semilavorato, chi si occupa della distribuzione dello stoccaggio deve fare in modo che venga mantenuta la catena del freddo. I locali dovrebbero avere una cella fredda per lo stoccaggio e fredda significa perlomeno inferiore ai 10 °C, per non dire inferiore ai 5 °C, ma quando lo dico sembra fantascienza. Una Pale Ale o una IPA vanno consumate nel minor tempo possibile. Bisogna che si crei consapevolezza delle esigenze del prodotto, su questo, a parte diversi casi, siamo molto indietro rispetto agli Stati Uniti per esempio. Per questo motivo ho interrotto quasi subito la produzione di bottiglie di IPA e Pale Ale.

E questa è sicuramente un’altra ragione per la quale la tua birra si trova poco in giro. In ultimo, vorrei chiederti il nome di birrificio italiano che apprezzi per il lavoro che fa e una birra che avresti voluto fare tu.
Bella domanda… Ne apprezzo sicuramente più di uno e la scelta non è facile, ma se devo scegliere anche una birra direi Birrificio Italiano con la Extra Hop, credo non serva aggiungere altro.

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