Dimmi che Verdicchio bevi e ti dirò chi sei

4 maggio 2016

Non c’è altro vino che riesca a incarnare tutte le virtù del grande bianco italiano. Non a caso è il vino bianco più premiato dalle guide del settore e certamente non lo è per caratteristiche che risultano immediate, quali l’aromaticità spiccata o la spensieratezza di beva. 
il verdicchio riesce a trovare quella dimensione di grande vino da tavola Il Verdicchio, soprattutto tra le colline dei Castelli di Jesi, riesce a trovare quella dimensione di grande vino da tavola: struttura, passo lento nell’invecchiamento, motrice sapida al sorso, corroborata da acidità rinfrescanti nelle migliori versioni. Un cavallo di razza da tenere a freno per via della tendenza a finire fuori giri, soprattutto con l’alcol, ma se ben gestito sa regalare emozioni durature nel tempo. Non di rado infatti capita di stappare bottiglie con 10, 15 anni e più, di vini che costano cifre contenute ma che riescono a esprimere con la sosta in bottiglia tutte le sfumature di un territorio speciale, un filo diretto tra mare e montagna che imprime in questi bianchi un equilibrio difficilmente riscontrabile. Qui sulle due rive del fiume Esino convivono più anime, dalla grande azienda storica, al piccolo artigiano, dal vino tecnicamente impeccabile fino ai vini a fermentazione spontanea. Ce n’è per tutti i gusti e per tutti i bevitori, preparate la lente d’ingrandimento per analizzare questo 5 etichette di Verdicchio che vi proponiamo.

  1. pievalta-verdicchio-2014Quelli che… Bio è grande (e il Verdicchio anche di più) e non vogliono sentir ragioni: hanno il poster di Rudolf Steiner in cantina e non rinunciano mai alla naturalità di ciò che bevono. Nelle Marche troveranno vino per i loro denti, soprattutto nell’azienda Pievalta tra le colline di Maiolati Spontini, dove Alessandro Fenino e Silvia Loschi hanno piantato le tende (e le vigne) dopo l’esperienza franciacortina di Barone Pizzini. Sin da subito hanno messo in chiaro che, con la Biodinamica in vigna e un saggio e contenutissimo controllo in cantina, il naturale si sposa bene con l’espressione più fedele del territorio e del Verdicchio. A cominciare dal base, l’etichetta verde: vino dal prezzo piccolissimo, scattante, con nuance di mandorla, fiori bianchi e liquirizia nell’invecchiamento. La selezione Dominè e la riserva San Paolo sono un crescendo di rossiniana fattura. E sarà dura farli durare abbastanza in cantina per farli invecchiare.
  2. verdicchio andrea feliciQuelli che… TCA ti combatto, Verdicchio ti amo. Arfio Marchini sarebbe fiero di loro, anche se purtroppo non dormono la notte per pensare a tutte le povere bottiglie fornite di tappo di sughero che riposano pericolosamente in cantina. La sigla TCA sta per Tricloroanisolo, una sostanza prodotta da un fungo presente nel sughero, l’Armillaria mellea. E qualora i vari trattamenti a cui i tappi sono sottoposti dovessero fallire, zac! Il brutto sentore è pronto a rovinare la festa dello stappo, con conseguenze drammatiche per l’intonaco delle pareti intaccato dalle imprecazioni. Come combatterlo? Citofonare Leo Felici dell’azienda Andrea Felici che ha deciso di imbottigliare i suoi vini con il tappo a vite. Banalizzazione? Affatto, anche perché da Apiro nascono Verdicchio di eleganza e longevità e lui è attento a rispettare pienamente il proprio terroir (e i propri clienti), sin dal base che incarna l’anima più immediata e accessibile dell’azienda. Se poi si vuole osare, anche nel prezzo, si punta alla Riserva Cantico della Figura. Eccellente.
  3. verdicchio garofoliQuelli che… non voglio sogni ma solidi Verdicchio. Sono i figli illegittimi di Roberto Carlino e non lo sanno. Potrebbero apparire dei bevitori noiosi a prima vista, in realtà vogliono andare sul sicuro e prendere meno fregature possibili. Non possono scegliere di meglio se non puntando sul vino di una grande azienda storica, confidando nella costanza qualitativa e l’innegabile tenuta del tempo. Caratteristiche ben riassunte dal Verdicchio Podium dell’azienda Garofoli, una delle prime aziende a voler imprimere un’impronta decisamente diversa a quello che fino ad un certo punto era stato un bianco banale. Il Podium è la quintessenza del bianco di rottura rispetto alla moda delle anforette: strutturato e pieno, fruttato e possente, ha rappresentato una vera svolta e un esempio per molti. Oggi, soprattutto nelle annate più fresche, riesce ancora a stupire nel tempo malgrado un prezzo tutto sommato contenuto. Alla fine le emozioni possono avere i piedi ben saldi a terra.
  4. la marca di san micheleQuelli che… al cru non si comanda. Quando vedono una vigna la immaginano già in parcelle di piccolo taglio. Hanno il mito della Borgogna, vogliono capire le minime differenze territoriali, conoscere zolla a zolla i singoli appezzamenti, soprattutto quelli delle aree più vocate, e hanno più cartine dell’atlante De Agostini. Se si parla di Verdicchio non possono non pensare a Cupramontana, autentico Grand Cru del bianco marchigiano. Dalla famiglia Bonci, grande interprete della zona, una costola formata da Alessandro e Beatrice si è separata per dar vita ad un’azienda bio a tutto tondo, interprete fedele del Verdicchio e del Cru San Michele, rispettosa delle tradizioni e della naturalità: la Marca di San Michele. Probabilmente per questi temibili terroiristi il top sarà il Capovolto, in omaggio al vecchio sistema di allevamento del Verdicchio in zona: bianco di grande espressività e forza sapida, spalle larghe ma anche acidità da vendere. E il palato diventa più drenante di un terreno sassoso.
  5. la-staffa-verdicchioQuelli che… largo ai giovani! Per loro un quarantenne è già un vigneron navigato, quasi da rottamare, sono alla costante ricerca di nuove leve in grado di dare una scossa alla staticità delle denominazioni più importanti. Il fermento tra i Castelli di Jesi non manca e l’alfiere delle nuove generazioni è certamente Riccardo Baldi dell’azienda La Staffa. Le vigne sono a Staffolo, comune tra i più blasonati della riva destra dell’Esino, quella solitamente più calda e potente. Caratteristiche che tra queste vigne non mancano ma a cui Riccardo riesce a infondere brio acido ed energia, cercando di lavorare di fioretto più che di clava alla ricerca dell’equilibrio. Già dal Verdicchio Classico le carte sono sicuramente in regola, la riserva Rincrocca, soprattutto nelle annate fresche, riesce a far intravedere ottimi potenziali evolutivi. Il tempo è certamente dalla sua e le premesse sono ottime per credere in un futuro roseo di un altro ottimo interprete del territorio. Ah, beata gioventù!

I commenti degli utenti