Milano: 4 trattorie regionali da provare, da Nord a Sud

9 maggio 2016

Milano, cantava Lucio Dalla, è a portata di mano, ti fa una domanda in tedesco, e ti risponde in siciliano. E non solo: anche in napoletano, in pugliese, in veneto. ogni tavola regionale è ben rappresentata nei ristoranti e nelle trattorie sparse per milano Insomma ogni variante linguistica dello Stivale trova spazio nella metropoli ambrosiana. Ma oltre ai suoni e alla cultura dei vari territori, a Milano trovano diffusione anche i sapori di tutte le regioni italiane. Dalla catena alpina a quella appenninica, dalle coste alle isole, in città sono rappresentate tutte le tavole che meritano di essere assaporate. L’alfabeto del gusto inizia con la A di Abruzzo (al conosciutissimo Da Giannino l’Angolo d’Abruzzo, in via Pilo 20, zona Porta Venezia) per finire, non con la Z, ma con la V di Valle d’Aosta (ristorante Le Clochard in via Custodi 12, zona Naviglio Pavese). Stilare un campionario di tutte le realtà sarebbe estremamente lungo e poco fruibile. Suggeriamo quindi solo quattro trattorie regionali, che stanno però ai quattro punti cardinali della Penisola e che ritroviamo con soddisfazione nel circuito della Milano del gusto.

NORD: TAVERNA DELLA TRISA

taverna-della-trisa

Ci troviamo in Trentino Alto Adige. O meglio, nella gastronomia di questa regione, creata a tavolino in tempo di guerra, a far da ponte tra il mediterraneo e la Mitteleuropa, tra i dolci accenti triveneti e quelli più marcati di origine teutonica. Una terra che è riuscita a far convivere l’olio col burro, le erbe aromatiche con il cumino e i semi di papavero, l’affumicato con il carpione. Alla Taverna della Trisa (via Francesco Ferrucci, 1), localizzata in una costola di quel corso Sempione desiderato da Napoleone, ampio, troviamo questa atmosfera, questi gusti, queste miscele. Ambiente caratteristico, tanto legno, rustico chic, clima ovattato e discreto. Il personale di sala, navigato e competente, sa raccontare la matrice culinaria del locale, piena di personalità, ben realizzata, pulita, raffinata. Canederli in salsa di verze davvero super. Tris di lago (lavarello, trota salmonata, anguillotto) affumicato all’alloro oppure petto d’anatra con mele cotogne e cavoli rossi. Non può mancare il classico e delicato strudel.

SUD: OTTIMOFIORE

ottimofiore

Ottimofiore (via Bramante, 26) è una vera trattoria, legata al territorio, alla tradizione locale. Con sapori intensi e gradevolmente rustici, non eccessivamente complessi, familiari e facilmente apprezzabili. Qui la cucina siciliana è doc. Siamo nel centro di Milano, nella via Bramante regno di ragazzi con capelli a spaghetto nero pece e occhi a mandorla. La trattoria è frizzante e gioiosa come il sole dell’isola nel cuore del Mediterraneo. Tante le cose buone: frittatina con verdure o con gianchetti, caponata, polpette con patate, peperoncini ripieni di tonno e capperi, melanzane con ricotta salata, involtini di melanzane farcite al tonno. Gusto, gusto, gusto, deciso e tipico. Segue immancabile e appagante la pasta alla norma, poi ancora tonno e pesce spada. E si finisce con cannolo, cassata e super scorzette ricoperte di cioccolato.

OVEST: VIANSON

Vianson, Milano

Milano città d’acqua, con fiumi e navigli, darsena e idroscalo: manca lo sbocco al mare. Il più vicino è la Liguria, con cui la città e i suoi abitanti hanno da sempre un rapporto molto stretto. Anche la cucina della riviera è ben rappresentata all’ombra della Madonnina. Tra tutte segnaliamo un posticino particolare, per tipologia, storia e umanità. In pieno centro è lui, Giorgio Vianson, cinquantenne genovese, ex manager vissuto a San Francisco, che fa la focaccia al formaggio più buona nell’omonimo locale (via Mercato, 3). E fa solo questa, con la crescenza, sottile, fragrante, invitante: un negozietto mono prodotto. Uniche varianti ammesse sono le vestizioni, ovvero le aggiunte di pesto di basilico di Prà, oppure di pancetta cotta di Capitelli, di prosciutto cotto San Giovanni, o di pomodoro acciughe capperi e olive taggiasche. Poche (pietanze) ma (davvero) buone.

EST: OSTERIA LA GIARA

la giara

Se una proposta gastronomica resiste per quarant’anni, uguale a se stessa, immutabile nelle stagioni e insensibile alle mode, significa che è premiata dagli avventori. La Giara (viale Monza, 10), rifugio pugliese nella multietnica zona di viale Monza, arredata che sembra di fare un tuffo direttamente nei favolosi anni Settanta, ha un menu inossidabile, semplice ed essenziale. Bottiglie sulla parete, le giare incoronate da (finti) tralci di vite e panche da osteria. Colmo di umanità variopinte e polimorfe, il locale conquista con un panzerotto che è una bomba, con orecchiette e cime di rapa, il purè di fave, il pane di grano duro, l’olio buono. E anche con burratine, lampascioni sott’olio e rassicuranti bracioline in umido. Piacere essenziale, assoluto e nostalgicamente démodé.

Clicca qui per visualizzare la mappa

 

Lascia il tuo commento

I commenti degli utenti