Fourghetti: com’è il nuovo ristorante di Bruno Barbieri?

5 luglio 2016

Tanta l’attesa, tante le anticipazioni della stampa, le critiche al nome, tante le indiscrezioni che negli ultimi mesi hanno rifocillato il dibattito culinario del panorama bolognese per l’apertura dell’attesissimo ristorante di Bruno Barbieribruno barbieri apre a bologna fourghetti, ristorante che parte dalla tradizione per scardinarla e riproporla Il 24 giugno c’è stata l’inaugurazione ufficiale di Fourghetti (via Augusto Murri, 71), un nome che si presta a molteplici interpretazioni: quattro spaghetti – per simboleggiare un concetto di semplicità – ma anche, complice un facile gioco di parole forget it, così come spiegato sul sito, luogo in cui rilassarsi e concentrarsi su di sé e sulla cucina. Avremmo potuto attendere commenti, apprezzamenti e critiche, ma abbiamo preferito riservare un tavolo e andarlo a provare di persona. Le aspettative erano alte, non solo per via di Bruno Barbieri, ma anche perché nel panorama culinario bolognese, ricco di nuove aperture e culla della buona cucina, sapere fare bene e meglio è sempre un’ardua sfida. Siamo riusciti a dimenticare ogni stimolo esterno e a concentrarci sui nostri piatti e sapori?

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brodetto di trippa

Fourghetti sorge al posto della Locanda dello Sterlino, un ristorante-pizzeria brutto ma buonoLa rivoluzione è stata totale, non c’è che dire, e l’approccio visivo è sicuramente di forte impatto. Domina il nero, sia all’interno, sia all’esterno dove ci dirigiamo per la cena. Semplicità e linee pulite, niente tovaglia, apparecchiatura semplice. Arriva il menu, la carta dei vini e un cestino del pane in cui i grissini meritano la lode, buonissimi.

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tutto in una ciotola

5 proposte di antipasti, 5 di primi, 5 di secondi e per finire 5 dolci.  L’indecisione nella scelta è tanta, perché i nomi fanno presagire ottimi assaggi. Brodetto di trippa alle erbe fini con tagliatelle di seppia abbrustolite (nella prima foto) e Tutto in una ciotola: patate, fichi, porri, pomodori passiti, formaggio di capra rapè e olio di sesamo le nostre scelte tra gli antipasti, indecisi se prendere anche Frullato di melone con stracciatella di burrata e battuta di fiocco. In ogni caso dieci a zero per il brodetto di trippa, un accostamento insolito che a una prima lettura sul menu lascia un po’ perplessi, ma che è davvero piacevole al gusto. Il Tutto in una ciotola, invece, non ci ha convinto: buono certamente, ben impiattato, ma nessuna idea; sono verdure semplici e di certo ci aspettavamo qualcosa di più.

tagliatelle del giorno dopo

tagliatelle del giorno dopo

La selezione dei primi ci racconta una Bologna rivisitata: Tortelloni di ricotta e prezzemolo con burro, nocciola, scalogno bruciato al pepe nero, Strichetti di pasta gialla con soffritto di piselli, prosciutto, parmigiano e cipolla caramellata, Tagliatelle alla bolognese il giorno dopo più due primi di pesce. Gli strichetti sono serviti con un impiattamento semplice, forse troppo; apprezziamo la loro irregolarità da pasta fatta in casa, ma al sapore non convincono: buoni sì, ma nulla di diverso rispetto a una classica trattoria bolognese in cui forse i prezzi sono più bassi. Che dire invece delle tagliatelle? La tagliatella a Bologna è una questione assai seria, perché spesso si mangia meglio nelle case che nei ristoranti: la versione del giorno dopo, come si è soliti fare quando a tavola ne avanzano, ci aveva molto incuriositi, l’idea di rendere gourmet un piatto solitamente di recupero ci attraeva. Le nostre aspettative sono state però deluse: perché pagare 18 euro un tortino di tagliatelle leggermente gratinato? Niente di imperdibile.

bon bon di agnello

bon bon di agnello

Il Bon bon di agnello con ricotta di pecora alla menta, melanzane stufate e salsa di harissa ci ha convinto molto di più, la menta si sente bene, forte, e il piatto è buono, merita un assaggio. La perplessità rimane solo per la composizione: usare il coltello in una ciotola è un po’ complicato, siamo sicuri che sia la scelta giusta?

zuppa inglese

zuppa inglese

Sul dolce abbiamo optato per un grande classico della tradizione bolognese: Una ciotola di zuppa inglese. La ciotola c’era, ma la porzione di zuppa inglese era assai risicata. Una zuppa inglese scomposta in cui l’alcool è molto forte, le creme sono molto buone, ma forse 15 euro non sono giustificati.

Conclusioni

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Ci aspettavamo di più, inutile negarlo. A Bologna i ristoranti in cui mangiare bene non mancano, la città pullula di nuove aperture e nuove idee, un nuovo locale e una nuova cucina hanno concorrenza spietata si sa, ma in questo caso il gusto non ha ripagato l’attesa. Ci aspettavamo una cucina di rottura, un’interpretazione evoluta e articolata di sapori, accostamenti audaci o purissima tradizione, ma se è la tradizione che si vuole proporre per giustificare nome e prezzi deve essere eccellente e il nostro assaggio non lo è stato. Nota di merito la gentilezza del personale giovanissimo che con attenzione ha saputo gestire e assecondare ogni nostra richiesta. A pochi giorni dall’apertura la nostra opinione non può essere di certo definitiva: tempi di rodaggio e sperimentazioni sono necessarie, lo sappiamo bene; confidiamo che, a un prossimo assaggio, le nostre perplessità possano essere tramutate in piacevoli sorprese. Staremo a vedere.

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